John Keating – Robin Williams fa capire ai suoi allievi che vivere è “carpere diem”, strappare ogni nostra ora dalle mani di chi cerca di rubarcela. Per Ephraim Lessing il fascino della verità sta nel cercarla, più che nel possederla.
La scena si svolse cinquanta anni fa in un’aula del Liceo Classico di Ottaviano, che ospitava una II A. Il libro di testo traduceva il "carpe diem " di Orazio con "godi l’attimo". Il prof. Antonio Portolano lesse, mugugnò, chiuse il libro e lo allontanò da sé con una >sbreffia, con un gesto di disprezzo. E spiegò. Una ragazza cerca lumi sul suo destino nell’oroscopo, nei "numeri" babilonesi: si chiama Leuconoe, un nome greco, che qualcuno traduce "Serena", "Serenella", ma io scendo di un grado: traduco "Ingenua". Orazio la esorta a non perdere tempo con queste sciocchezze: è cosa empia.
O che tu sia destinata a vivere molti altri inverni o che per te sia l’ultimo questo inverno che ora fiacca il mar Tirreno sbattendolo sulle scogliere, sii saggia, filtra il vino, riporta entro i confini di uno spazio breve la speranza che corre troppo in avanti, ">carpe diem", prenditi per te il tuo giorno, non pensare troppo al domani, non fidarti troppo del domani. La sofferenza e la bellezza dell’esistere sono nel "carpe": il verbo latino significa qualcosa di più del semplice "cogliere" e molto di più del banale "godere": è, prima di tutto, "strappare". Ogni nostra ora dobbiamo strapparla via dagli artigli di tutti quelli, il caso, i rappresentanti delle istituzioni, gli amici, i nemici, che pretendono di modellare la nostra ora a loro piacimento, di sbatterci di qua e di là come l’inverno sbatte il mar Tirreno. E non dimenticate l’immagine del "filtrare" il vino: la conoscenza , se non è chiara, inquina anche l’azione. Se vi fate rubare l’oggi, vi ruberanno anche il domani. Non siete degni di disporre del vostro futuro, se non siete padroni dell’ora presente. Non dimenticatelo. Così spiegò Antonio Portolano.
Il titolo originale del film di Peter Keir è "Desd Poets Society", "La setta dei poeti estinti". Il titolo della versione italiana, "L’attimo fuggente", fu scelto perché suonava più drammatico ed era un omaggio all’oraziano "carpe diem" , sintesi dell’azione culturale del protagonista. Momento importante di questa attività è la rifondazione della " Setta dei poeti estinti": gli alunni di John Keating di notte si riuniscono con il loro insegnante in una grotta per leggere versi di poeti "ribelli", nemici di ogni Accademia. Ai giovani di quella II A di Ottaviano, nati subito dopo la guerra, e quasi tutti in famiglie che della guerra avevano sentito e ancora sentivano tutto il peso, toccarono alcuni insegnanti che conoscevano la verità "ufficiale" e la verità "della grotta": a quei giovani Raffaele Sorrentino parlò, a lungo e profondamente, di Machiavelli e di Guicciardini e di Giordano Bruno e di Paolo Sarpi, e disse che Verga era uno scrittore grande quanto Manzoni.
Erano anni in cui i libri di testo riservavano a Verga solo quattro, cinque paginette, biografia compresa, e nascondevano il nome di Giordano Bruno in qualche capitolo di contorno. La "novità" di quell’insegnamento non riguardava solo la letteratura: era, prima di tutto, una lezione di metodo "laico": e questo metodo servì agli alunni anche per incominciare a capire le cose e le persone. In nome del metodo Gennaro Correale, genio della matematica, trasformò le sue lezioni in discussioni di filosofia: e questo non impedì che dalle "sue" classi uscissero ingegneri e fisici di livello altissimo.
Ma "strappare" agli altri "il giorno che è nostro" non è facile in una società in cui le istituzioni, la scuola ufficiale, la famiglia usano assai spesso dadi truccati, e non cercano di capire, non vogliono e non sanno ascoltare: pretendono solo l’obbedienza, poiché il "no" inceppa la macchina, le "grotte" minano la solidità del sistema e i libri dei "poeti estinti" rivelano che sotto la luce del sole ci sono solo i dadi truccati della Storia e che le partite vere si giocano nella grotta (sarebbe interessante descrivere il ruolo che ha svolto la "grotta" nella storia della conoscenza). Uno degli allievi di Keating, Neil Perry, per un momento riesce a strappare "il suo giorno" dalle mani del padre, sale sul palcoscenico, recita e dimostra a tutti che può diventare un bravo attore; il padre non si arrende, allontana, anche fisicamente, il figlio dal professor Keating – è "uno strappo" anche questo, è un gesto di grande potenza "drammatica"- e tenta ancora una volta di "strappare " al figlio i suoi giorni, annunciando che lo iscriverà a un’ Accademia militare: il figlio farà il medico, non farà mai l’attore.
Neil, "condannato" a essere ciò che non vuole essere, si riappropria della sua storia sparandosi, con la pistola del padre. La scuola caccia via Keating, non può permettere che l’ "ironia" dell’insegnante scavi grotte sotto le fondamenta dell’istituzione, e riveli che oltre alla faccia "ufficiale", disegnata dal sistema, la verità ha altre facce e che il punto di vista non è mai uno solo. Socrate pagò con la vita anche il coraggio con cui spiegava, ogni giorno, ai suoi concittadini che la via della conoscenza viene aperta solo dall’ "ironia" che smaschera l’inganno delle apparenze, e lo demolisce per ricostruire una solida verità : l’ingresso di quella via, diceva Socrate, sta dentro ciascuno di noi.
La scena finale del film, in cui i ragazzi, saliti sui banchi, salutano, con un commosso "capitano, mio capitano", Keating che se ne va, mi piacque, ma non mi convinse. E’ giusto che Walt Whitman chiami "capitano" Abramo Lincoln, che, in qualità di Presidente, ha scelto il porto e la rotta, e ha guidato a quel porto la nave degli Stati Uniti. Ma Keating, come Socrate, non detta la sua verità, non indica un porto: dice solo che bisogna andare oltre la "prima faccia", oltre "il punto di vista" più facile, che bisogna cercare, e che per cercare è necessario alzarsi dalla sedia, salire sul tavolo e scendere sotto terra. Egli esalta il fascino della ricerca. Scrisse G.E. Lessing: «Se Dio tenesse nella sua destra tutta la verità e nella sua sinistra la sola ricerca della verità con la condizione di vagare, in questa ricerca, eternamente e senza mai raggiungere l’obiettivo, e mi dicesse: "Scegli", io mi precipiterei con umiltà alla sua sinistra e direi: Padre, ho scelto; la pura verità è soltanto per Te».






