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La profezia dei Maya e Natale

Tra profezie e scaramanzie l’unica verità per i cristiani, il vero avvenimento, è il Salvatore che, in mezzo agli sconvolgimenti del mondo, rimane il punto fermo e stabile.

Sentendo parlare in giro, mi pare che si prenda un po’ sul serio la profezia dei Maya. Si discute, a volte scherzosamente, ma anche ponderatamente, se convenga o no pagare la rata del mutuo, progettare il proprio futuro, o prenotare quanto occorre per il pranzo di Natale, se poi domani finisce il mondo.

Altrove c’è anche chi ha preparato addirittura un bunker e scorte per la sopravvivenza. Indubbiamente non appartiene alla nostra cultura questa sorta di millenarismo tenebroso, questa attesa di un destino tetro e deprimente. Per noi credenti l’Apocalisse, lo sappiamo, è annunciata e il Giudizio anche. Ma ci è stato assicurato anche un Salvatore, un Dio-con-noi. Abbiamo imparato che non veniamo dal nulla e che non siamo schegge dentro a un caso cieco. Siamo, invece, amati e attesi, uno a uno, da Cristo, che ricapitolerà, alla fine dei tempi, in sé tutte le cose della Terra e del Cielo. Certo, ad ascoltare gli astrofisici che oggi parlano di Universo innumerevole e in continua espansione, governato da una materia e da un’energia "oscure", ci si può sentire abbastanza inconsistenti.

E anche se lo stesso Vangelo annuncia che «Il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli verranno sconvolte», bisogna tener presente che bisogna legare questi versi a quello che immediatamente li segue: «Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria». Cristo, dunque, almeno per i credenti, è il vero avvenimento che, in mezzo agli sconvolgimenti del mondo, rimane il punto fermo e stabile. E tutte le creature, e il Sole e la Luna e il firmamento, obbediscono a questo Dio, che è il Verbo fatto carne.

In uno sguardo cristiano dunque le profezie di fini del mondo prossime venture perdono consistenza, e non solo perché ci è stato detto che non sappiamo il giorno, né l’ora; ma perché nella fede si scioglie il terrore di una fine che piomba addosso come una ghigliottina, di un niente che ci inghiotte e ci divora. Perché a guida di tutto, delle stelle come dei capelli del capo di ognuno di noi , c’è un Dio che conosce il cuore di ciascuno, ed è e sarà sempre un Padre misericordioso. E allora vale la pena dormire tranquilli stanotte, vigilia di apocalisse annunciata. E’ stupido (e non solo per i credenti) credere agli oracoli pagani. Così che senza aspettare lo scoccare di questa mezzanotte noi sappiamo che cosa veramente aspettiamo, a giorni: un bambino che nasce senza un tetto, povero, senza niente, in una grotta a Betlemme.

Tantissime fini del mondo nei secoli sono state annunciate. Ma, duemila anni dopo, siamo ancora qui, a parlare del bambino di Betlemme. Sono cadute, nel frattempo, mille rivoluzioni, ideologie, potenze. Ma stiamo ancora a lasciarci inquietare da Lui. E allora la vera attesa è quella del 24 dicembre, lunga notte nel buio del solstizio d’inverno. Notte in cui però, ha detto il Papa ieri, «l’indifesa potenza di un Bambino alla fine vince il rumore delle potenze del mondo». Distanti dal frastuono di apocalissi fasulle, inginocchiamoci ancora davanti a un Dio che ricordiamo nato nel silenzio, ma che ha rivoluzionato di parole d’amore il mondo. E, accogliendo anche quest’anno, il Suo messaggio di Giustizia e di Pace, il nostro vescovo celebrerà proprio il giorno di Natale, alle ore 18.00, a Pomigliano, presso il liceo “Imbriani”, una S. Messa per il mondo del lavoro, che tante ingiustizie sta soffrendo in questa città.

Solo “raddrizzando i suoi sentieri” , nella solidarietà e nella fraternità, potremo prepararci al bellissimo incontro con Lui. Ma unicamente quando Lui vorrà, non certo quando vogliono o dicono i Maya.
(Fonte foto: Rete Internet)

ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE

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