11 Agosto, l’attore Robin Williams è stato trovato impiccato nella sua casa. Soffriva di una terribile depressione.
La morte di uno dei più apprezzati attori del grande schermo, Robin Wlliams, ha scosso il mondo intero. Da anni il famoso e stimato attore combatteva una severa depressione. E così l’ 11 agosto l’estremo gesto: si è impiccato nella camera da letto della sua casa di Tiburon, alle porte di San Francisco, con una cintura.
Robin Williams rientra nell’ampia schiera di persone che soffrono di questa terribile malattia: la depressione, le cui prime spiegazioni si possono rintracciare già nell’antichità. Facendo un breve e veloce excursus, possiamo trovare traccia della depressione già nella descrizione che Omero fa di Bellerofonte nell’Iliade: "…ma quando viene in odio agli Dei, Bellerofonte solo e consunto di tristezza errava pel campo acheo l’infelice e l’orme dei viventi fuggìa con l’abbandono degli Dei si spegne il coraggio e la forza di vivere ed è il vuoto assoluto, la tristezza divorante in cui l’eroe si dibatte e si logora"; ancora Seneca nel suo De Tranquillitate Animi così scrive: "Il male che ci tormenta non è nel luogo in cui ci troviamo, ma è in noi stessi".
La prima descrizione clinica oggettiva della depressione risale ad Ippocrate che coniò il termine melanconia, ponendo l’attenzione sull’eccesso di bile nera presente nel soggetto depresso. Molto tempo dopo, Sigmund Freud designò con lo stesso termine, appunto melanconia, un senso di doloroso abbattimento per una perdita, il venir meno della capacità di amare, una diminuzione dell’interesse per il mondo esterno, un’inibizione di fronte a qualsiasi attività, una diminuzione della stima di sé che può esprimersi con autorimproveri e critiche inappropriate. Molti sono stati gli studiosi che successivamente hanno approfondito lo studio e l’analisi della depressione e dei meccanismi psicologici ad essa sottesi.
Attualmente la depressione, in quanto malattia, è inserita nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. È importante sottolineare che nonostante la depressione sia un fenomeno piuttosto diffuso, non è da confondersi con la tristezza. Quante volte abbiamo ascoltato una frase del genere: "Lasciami stare, non sono dell’umore giusto, sono depresso!" Tali affermazioni sono entrate a far parte del nostro linguaggio comune, tuttavia in tal caso non si può parlare di depressione ma di un di un calo d’umore passeggero facilmente riconducibile ad un evento specifico e poco piacevole.
Nella depressione vera e propria invece, la persona depressa, oltre a provare un’intensa disperazione e una sensazione di vuoto, non ha desideri e non prova piacere in niente, neanche in quelle attività che prima le davano soddisfazione, non vede alcun motivo per risollevarsi dal suo stato di prostrazione (che ritiene ineluttabile, definitivo e persino giusto perché sente di meritarselo), si considera incapace ed immeritevole di vivere, priva di qualità morali e intellettuali, prova un intenso senso di colpa ed è convinta che il suo stato d’animo non potrà cambiare in futuro. Da ciò deriva anche l’ideazione suicidaria, sostenuta spesso dalla credenza: "I miei parenti staranno meglio senza di me", oppure, "È l’unica soluzione per metter fine alla mia sofferenza".
Quando la depressione raggiunge livelli così gravi il soggetto non ha nessuna speranza di miglioramento e di felicità: ecco perché la morte gli appare come una liberazione. Il depresso non si ammazza per punirsi ma per liberarsi dalla sofferenza che lo attanaglia. La morte insomma è per lui l’unica soluzione, l’unica risposta al suo male oscuro. È una condizione estremamente penosa, dunque, quella vissuta da un soggetto depresso ed è impossibile, per chi non ha mai sofferto di depressione, poter comprendere il male interiore e la sofferenza vissuta da tali soggetti. Possiamo solo limitarci ad immaginare il malessere e la sofferenza che logora e distrugge, fino a portare alla morte, un uomo affetto da una malattia così malvagia.
Sulla base di queste ultime affermazioni, risulta più comprensibile anche il gesto estremo compiuto da un attore della portata di Robin Williams. Non si è trattato di debolezza, come hanno sostenuto alcuni, ma della presenza di una grave malattia, di un male oscuro e spietato: la depressione.

