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Roma. Restaurati gli affreschi di Antonio Pomarancio

I dipinti di Antonio Pomarancio, nella Cappella dei Vignaroli, tornano a brillare all’interno della “sconosciuta” chiesa di Santa Maria della Consolazione, ma il resto della chiesa rimane, in parte, da riparare.

L’omonimo e vicino ospedale che da essa prende nome, ove fu ricoverato, tra gli altri, anche il celeberrimo Caravaggio, è forse l’unico motivo per cui è nota, ad alcuni, la chiesa di Santa Maria della Consolazione http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_della_Consolazione_(Roma) che, con l’annesso complesso conventuale, fu, un tempo, un importante edificio di culto di Roma. Più volte ristrutturata e risistemata nel corso dei secoli, con interventi anche di Giacomo della Porta e Martino Longhi il Vecchio, la chiesa è oggi ricca di singolari capolavori e, in particolare, di molte interessanti opere del XVI e XVII secolo. In quel tempo, la chiesa della Consolazione fu difatti, per i servigi prestati dall’annesso ospedale, molto cara ad alcune corporazioni d’arte e mestieri e a varie famiglie patrizie che, per le cure ricevute o per ingraziarsi la confraternita, chiamarono a decorare il tempio alcuni dei più importanti artisti dell’epoca.

Eppure, nonostante la presenza di opere di Taddeo Zuccari, Giovanni Baglione, Cristoforo e Antonio Pomarancio e la sua posizione nel cuore antico di Roma, la chiesa di Santa Maria della Consolazione è oggi meta poco conosciuta ai visitatori della Capitale. Forse proprio perché situata alle spalle del Campidoglio e all’esterno dell’area archeologica dei Fori Imperiali, la chiesa è infatti quasi del tutto esclusa dai grandi flussi turistici della città. Anche o soprattutto per questo, la Consolazione vige oggi in uno stato di conservazione non eccezionale e necessita di molti piccoli interventi di restauro.

Lo ha notato, mesi fa, la Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e del Polo Museale della città di Roma che, ben accolta dal rettore dell’annesso convento francescano, il padre cappuccino Ciprian Vacaru, ha deciso di intervenire in una delle cappelle della chiesa, la cosiddetta Cappella dei Vignaroli, per recuperare e preservare i dipinti di Antonio Pomarancio al suo interno. La scelta, come giustificato dagli addetti, è stata dettata dall’importanza che quel ciclo di affreschi ha nella carriera del pittore toscano, essendo considerato la prima opera nota dell’artista.

I lavori di Antonio Circignani http://www.treccani.it/enciclopedia/circignani-antonio-detto-il-pomarancio_(Dizionario-Biografico)/ , che ereditò il soprannome di Pomarancio dal padre, concittadino del più celebre Pomarancio, Cristoforo Roncalli, che pure lavorò per la chiesa della Consolazione, sono stati quindi messi in sicurezza per garantirne la fruizione e lo studio. Così, a quattrocento anni di distanza dalla loro realizzazione, nei primi anni del Seicento, gli affreschi della Cappella dei Vignaroli sono tornati al loro originale splendore. Una notizia che lascia sperare, ci si augura in un futuro prossimo, nel totale consolidamento della chiesa di Santa Maria della Consolazione che, quasi dimenticata tra gli innumerevoli Beni Culturali dell’Urbe, ben incarna la particolare situazione del nostro Paese, in cui la tanto vantata “abbondanza d’arte”, se da un lato si rivela una miniera d’oro, poco sfruttata, dall’altro rischia di portare alla rovina, soprattutto per la mancanza di necessari e continui controlli, parte della più grande collezione di patrimoni stoico-artistici dell’Umanità.

Il caso della Consolazione non è infatti l’unico né a Roma, né in Italia. Come quello romano, sono centinaia o forse migliaia gli edifici d’interesse storico che reclamano riparazioni o restauri più o meno significativi, ma la mancanza di fondi statali da devolvere per questo tipo di iniziative frena anche gli interventi più indispensabili. Così, se la chiesa capitolina ha visto finalmente tornare come nuova una delle sue cappelle, vede le altre schiarite ancora dal tempo e in parte minacciate dall’umidità. Ciò che si spera, dunque, è che la Soprintendenza, o chi per lei, torni nei prossimi anni alla Consolazione; nessun capolavoro, lì come altrove, merita di essere “involontariamente” perduto.

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