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La Settimana sociale dei cattolici italiani

Partecipata la manifestazione che si è rivelata profonda nei contenuti e significativa per le prospettive di impegno futuro.

Ho partecipato alla 47^ Settimana sociale dei cattolici italiani. La riflessione era sulla famiglia. E’ stata interessantissima, molto partecipata (130 delegati) profonda nei contenuti e significativa per le prospettive di impegno futuro.

Nessuna società può crescere, può distribuire benessere in modo equo, condiviso e allargato, può chinarsi sui bisogni degli ultimi, se le famiglie per prime non crescono, se per prime non educano al senso di giustizia e di solidarietà, se per prime non sanno trasformarsi in ponte tra le generazioni. Se nelle famiglie non si coltivano memoria e futuro, se non si alimentano speranze fondate, se i genitori non riescono più a essere testimoni di vita buona e di principi capaci di umanizzare il cuore, dobbiamo prepararci a una società sempre più disgregata, più manipolabile, meno vivibile per tutti.
te. Se cresce la famiglia, cresce il Paese. Se la famiglia è debole, come ha detto il cardinale Bagnasco nella sua Prolusione, anche il Paese, anche l’intera società rischia di indebolirsi e di chiudersi in se stessa.

E, da quanto si è visto a Torino, le energie per risalire la corrente ci sono. Le idee anche, la voglia di spendersi per trovare soluzioni condivise è tanta. Ho partecipato all’Assemblea tematica 8: a partire dalle indicazioni di Papa Francesco (“custodire il creato, custodire la vita, custodire le relazioni, a partire da quelle familiari”) abbiamo approfondito il valore della pace “declinata come legame stretto tra ecologia ambientale ed ecologia umana”. In quel gruppo di riflessione abbiamo individuato quattro sfide che ci attendono per il futuro:

1. Rigenerare le periferie violate del creato. Abbiamo ascoltato storie di periferie ambientali, di terre in cui è stata portata bruttezza e degrado dall’inquinamento o dal mutamento climatico, storie di sofferenza e di morte (come la nostra Campania, Taranto, Casale Monferrato, Sulmona). Abbiamo sottolineato l’importanza di riscoprire l’appartenenza al luogo ed al territorio, di valorizzare le relazioni che lo caratterizzano, di presidiarne la vivibilità, in un’interazione costruttiva tra locale e globale. 2. Coltivare la memoria custodire il futuro. Le famiglie sono ambiti privilegiati di educazione alla custodia del creato, nell’incontro tra generazioni e nella trasmissione di esperienze.

3. Diventare testimoni di conversione ecologica. Dobbiamo passare – si è detto – dall’individualismo consumista dello spreco a stili di vita intessuti di sobrietà e di cultura della bellezza, con un’attenzione specifica per l’efficienza energetica degli edifici – anche ecclesiali – nel segno di forme di riscaldamento ed illuminazione sostenibili. 4. Lavoro o ambiente: è una scelta? Rifiutare il ricatto violento dello scambio tra lavoro ed ambiente; per forme di lavoro buono, che riducano il consumo di natura e lo spreco dei beni ambientali primari (acqua, suolo, aria, biodiversità, energia), promuovendo uno sviluppo sano, durevole, generativo di capitale sociale e benessere.

Per buone pratiche imprenditoriali socialmente responsabili – quelle che spesso sono legate a tante famiglie coraggiose ed ispirate dalla fede. Per un’agricoltura multifunzionale, che non produca solo merci, ma anche relazioni, beni immateriali, cibo, ospitalità. Per una finanza che recuperi la propria originaria ispirazione etica. Sono diversi i soggetti interpellati per questa transizione: Famiglie: ambiti di scambi intergenerazionali, rivolti al futuro e radicati in luoghi concreti e nella memoria del passato. Comunità ecclesiali, che sappiano vivere di una “cultura del Cantico”, ma anche valorizzare le indicazioni della Dottrina Sociale della Chiesa, per promuovere reti ed alleanze che coinvolgano pure la società civile e i diversi soggetti istituzionali ed imprenditoriali, in un dialogo ed un impegno condiviso.

Speranza e futuro presuppongono memoria, la memoria dei nostri anziani è il sostegno per andare avanti nel cammino. Il futuro della società italiana è radicato negli anziani e nei giovani. Nel mio intervento ho evidenziato come la Chiesa deve essere più profetica nel denunciare i mali ambientali del nostro Sud. Ma per fare questo deve accompagnare le famiglie del nostro territorio. E’ all’interno della famiglia che deve nascere l’educazione al bello e alla custodia del cerato. Ho anche invitato, con forza, la Chiesa del Nord ad “evangelizzare” quegli imprenditori che, con la complicità della criminalità organizzata e, qualche volta, con la connivenza politica, hanno sversato nelle nostre terre quei rifiuti tossici, che hanno fatto della Campania la “pattumiera dell’Italia”, se non del Continente europeo.
(Fonte foto: Rete Internet)

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