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La Fede secondo Papa Francesco

Nell’enciclica Lumen fidei il Santo pontefice affronta una questione centrale del cristianesimo: il rapporto della fede con la storia, le sue conquiste e i prezzi che si pagano, i suoi progressi e le sue tragedie.

Papa Francesco, da quando ha iniziato il suo ministero e magistero, ha fatto capire a tutti da dove veniva, cosa vuole e dove vuole andare. All’interno della Chiesa e anche fuori, nel rapporto con il mondo, a lui tanto caro. Nelle sue catechesi e omelie ha toccato temi vicinissimi alla vita delle persone e anche nella sua prima enciclica (scritta a “quattro mani”), Lumen fidei, ha affrontato, tra l’altro, una questione centrale del cristianesimo: il rapporto della fede con la storia, le sue conquiste e i prezzi che si pagano, i suoi progressi e le sue tragedie.

Quando il Papa, con immagine ormai entrata nel linguaggio comune ecclesiale, invita i cristiani ad “andare nelle periferie”, senza quietarsi negli ambienti consueti, e i giovani a non accontentarsi di obiettivi modesti, ma farsi guidare da grandi ideali, quando afferma che la fede interessa anche chi non crede ma è alla ricerca del bene, avvertiamo che questi messaggi poggiano su un comune denominatore: la fede in Dio non è uno strumento consolatorio, una comodità che sopisce la coscienza, ma la spinta per un impegno forte, ambizioso, a favore degli altri. Il rapporto della fede con la storia si trasfigura, evita la dispersione attorno a verità parziali, ed effimere, avvicina alla verità d’insieme che sorregge e struttura la persona.

Quello di Papa Francesco è un messaggio di gioia e incoraggiamento, contro le passività di una società debole, un invito a vedere nella fede un bene prezioso che dà capacità di azione, quasi un antidoto a quella “società liquida” in cui tutto scorre senza che nulla abbia veramente importanza. Nell’enciclica Lumen fidei si ritrova una pietra miliare dell’identità della Chiesa, quando il Papa ricorda che la fede non serve solo «a costruire una città eterna dell’aldilà, ci aiuta a edificare le nostre società», «non allontana dal mondo», non dimentica le ingiustizie. Stupendo il passaggio (n. 51 dell’Enciclica) quando Papa Francesco dice che “la luce della fede si pone al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace”.

E, ancora, “la fede non allontana del mondo e non risulta estranea all’impegno concreto dei nostri contemporanei”. E’ questo, in sintesi, il vero rapporto tra fede e bene comune. Parole forti cui deve necessariamente conseguire un impegno serio da parte di tutti quelli che si dicono cristiani. Bene comune, che porta alla formazione di un luogo in cui l’uomo può abitare insieme agli altri. Il vivere sociale, in ultima analisi, non può e non deve essere fondato solo sull’utilità, sull’interesse o sulla paura. L’Enciclica si sofferma, poi, sugli ambiti illuminati dalla fede: innanzitutto, la famiglia e, poi, i giovani: qui il Papa cita le Giornate Mondiali della Gioventù, in cui i giovani mostrano “la gioia della fede” e l’impegno a viverla in modo saldo e generoso.

“I giovani hanno il desiderio di una vita grande – scrive il Pontefice –. L’incontro con Cristo dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita”. E ancora, in tutti i rapporti sociali: rendendoci figli di Dio, infatti, la fede dona un nuovo significato alla fraternità universale tra gli uomini, che non è mera uguaglianza, bensì esperienza della paternità di Dio, comprensione della dignità unica della singola persona. Un ulteriore ambito è quello della natura: la fede ci aiuta a rispettarla, a “trovare modelli di sviluppo che non si basino solo sull’utilità o sul profitto, ma che considerino il creato come un dono”; ci insegna ad individuare forme giuste di governo, in cui l’autorità viene da Dio ed è a servizio del bene comune; ci offre la possibilità del perdono che porta a superare i conflitti.

“Quando la fede viene meno, c’è il rischio che anche i fondamenti del vivere vengano meno”, scrive il Papa, e se togliamo la fede in Dio dalle nostre città, perderemo la fiducia tra noi e saremo uniti solo dalla paura. Per questo che non dobbiamo vergognarci di confessare pubblicamente Dio, in quanto la fede illumina il vivere sociale. Per Papa Francesco, inoltre, “la fede è congiunta alla speranza”. E qui il Papa lancia un appello: “Non facciamoci rubare la speranza, non permettiamo che sia vanificata con soluzioni e proposte immediate che ci bloccano nel cammino”. Avremo modo, tutti, di approfondire questa bellissima Enciclica e, soprattutto, seguendo lo stile “pratico-evangelico di Papa Francesco, cercare che, dalle “belle parole”, si passi, finalmente, ai “fatti”.
(Fonte foto: Rete Internet)

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