Presso la scuola “Catullo” di Pomigliano d’Arco, si è svolto il convegno sulla questione ambientale del nostro territorio. Tra i relatori era presente anche il vescovo Beniamino Depalma.
Si è tenuto venerdì 16 novembre, presso la scuola “Catullo” di Pomigliano d’Arco, uno stimolante convegno sulla questione ambientale del nostro territorio. E’ intervenuto anche il nostro vescovo, P. Beniamino Depalma. In quella sede è stato dato l’annuncio che il giorno dopo sarebbe stata pubblicata una lettera-denuncia dei vescovi nei cui territori l’emergenza ambientale ha creato problemi e drammi enormi. E, in quella lettera, i Vescovi della Campania di Napoli, Aversa, Caserta, Capua, Acerra, Nola e Pozzuoli hanno lanciato un appello contro i roghi dei rifiuti tossici. Una ferma accusa per non rimanere in silenzio e per chiedere alle istituzioni di intervenire.
Dopo aver espresso la loro preoccupazione per la propria gente e per i loro territori i nostri pastori denunciano chiaramente questa situazione gravissima: “I responsabili di tanto scempio sono da ricercare nella sfrenata corsa al denaro da parte della criminalità organizzata e di imprenditori imbroglioni e vili, assecondati da una scarsa azione di sorveglianza. Il fatto che più ci angoscia è che nelle nostre Diocesi il cancro miete vittime innocenti più che altrove. E’ una vera ecatombe. Siamo davanti a una ingiustizia somma”. La terra dei fuochi” è un lembo di terra tra Napoli e Caserta, che si estende da Giugliano a Qualiano, da Villaricca a Casal di Principe.
Ogni giorno, in quelle zone si vedono ardere roghi di rifiuti: colonne di fumo nero e maleodorante che per molto tempo si è ritenuto fossero solo la spia di un malessere sociale diffuso tra gli abitanti dell’hinterland napoletano, in reazione alla presenza di cassonetti stracolmi, di spazzatura che invadeva marciapiedi e carreggiate stradali, emanando miasmi insopportabili. In realtà , la pratica di bruciare rifiuti è spesso frutto della strategia criminosa delle mafie, che trovano nei roghi il sistema più pratico ed economico per smaltire rifiuti tossici o speciali.
Negli ultimi anni, poi, con una “emergenza rifiuti” divenuta sempre più la drammatica quotidianità della Campania (la straordinarietà ” sta solo nella enorme concentrazione dei poteri nelle mani dei “commissari” governativi e nell’ingente mole dei finanziamenti stanziati finora per risolvere il problema), i roghi si sono intensificati. A bruciare illegalmente sono rifiuti agricoli e plastica, residui delle lavorazioni delle fabbriche locali di scarpe e borse, ma anche amianto, o rifiuti tossici “importati” da altre zone d’Italia, dove i controlli sono più severi che in Campania. E si avvelena l’aria, si contaminano le falde acquifere, si inquinano fiumi e coltivazioni agricole, si provocano danni irreversibili all’ambiente e alle persone.
E aumenta esponenzialmente il rischio di tumori. Nell’hinterland napoletano (capoluogo escluso), a Caserta e dintorni, la percentuale di morti per cancro è nettamente superiore alla media nazionale, con incrementi percentuali del tasso di mortalità per tumori negli ultimi 20 anni che in provincia di Napoli è del 47% fra gli uomini e del 40% tra le donne, mentre in provincia di Caserta è rispettivamente del 28,4% e del 32,7%. Aumentano in particolare i casi di tumore del colon retto, quelli al polmone, al fegato ed alla mammella. In aumento anche le patologie legate alla fertilità . Per tutte queste drammatiche ragioni, negli ultimi mesi sono sorti molti comitati antiroghi, che si sono riuniti in un Coordinamento.
E la Chiesa, sempre attenta al bene comune, è stata in prima linea a denunciare che la popolazione è allo stremo e che la camorra permette e sostiene questo scempio per i suoi interessi economici, a fronte di una manifesta incapacità delle amministrazioni locali di far fronte al problema. Molto interessante la conclusione della lettera dei vescovi: “Chiediamo maggiori controlli sulle aziende in nero che più di altre hanno responsabilità nello smaltimento illecito dei rifiuti e un inasprimento delle pene per questi reati. Chiediamo che anche le regioni del Nord si assumano la responsabilità per i danni che i loro rifiuti hanno prodotto nella nostra terra. Ma chiediamo, soprattutto, la bonifica del territorio e una maggiore attenzione alla salute degli abitanti di questi nostri territori martoriati, un tempo da tutti invidiati e definiti “Campania felix”."
Deve continuare l’impegno di tutti per salvaguardare la nostra terra ed essere, come ha detto il nostro vescovo al convegno di Pomigliano d’Arco, “sentinelle del nostro territorio”.

