In Italia esiste la “Città del Diario”, dedicata agli scritti della gente comune. Un luogo dove possono essere ospitate anche le autobiografie che al Mercalli si stanno costruendo in aula. Di Annamaria Franzoni
Le attività del laboratorio autobiografico (già descritte nell’articolo correlato a fondo pagina), svolto dai ragazzi della II G del liceo Mercalli di Napoli, stanno positivamente contribuendo alla riflessione sul ruolo che la parola scritta ha nella formazione dell’individuo e quanto il suo fascino possa dilagare in un epoca in cui la comunicazione “odierna e veloce” sembra soppiantare l’ “arcaica e obsoleta” parola scritta.
Sabato scorso, durante l’ora dedicata al laboratorio e che conclude la nostra settimana lavorativa in aula, Raimondo ci ha riferito di una città nella quale vengono conservati i Diari di gente comune: si tratta di Pieve di Santo Stefano, un paesino del centro Italia, in provincia di Arezzo, che, a partire da qualche decennio, ha scelto di definirsi “Città del Diario” segnalandolo in modo evidente, su cartelli gialli che sono collocati sotto a quelli toponomastici, ai quattro punti cardinali della cittadina.
Infatti, nell’archivio pubblico, all’interno del Municipio, c’è una sezione interamente dedicata agli scritti della gente comune, che contribuisce alla costruzione della nostra storia d’Italia, ribadendo il concetto che “la storia siamo noi”: pertanto le autobiografie che stiamo costruendo in aula, oltre a contribuire all’arricchimento della nostra “banca della memoria” , potrebbero trovare spazio nell’archivio di Pieve di Santo Stefano, ideato e fondato da Saverio Tutino e che conserva brani di scrittura provenienti dalle varie parti della nostra Penisola. Evidentemente il nostro apporto potrebbe arricchire e ringiovanire un patrimonio già significativo e consistente attraverso una ventata di storie adolescenziali.
L’ipotesi è quindi quella, concordata con i miei alunni, di entrare in contatto con la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale e di consultare la rivista dell’Archivio “Primapersona” per migliorare il nostro lavoro e ricevere spunti forieri di novità.
Milena Gammaitoni nel “La storia di Saverio Tutino”, palesando gli aspetti interessanti del fondatore dell’archivio della memoria, gli rivolge, tra le altre, la seguente domanda: Tra i primi diari arrivati all’Archivio quale l’ha più colpito, cosa non si aspettava di trovare?
La risposta è stata: “Sai che non ho mai fatto caso alla stranezza dei diari! Perché sono tutti una cosa singolare, la singolarità non è data dalla situazione è data dal fatto che ogni persona è singola…”
È proprio ciò che provo quando in alcuni momenti di condivisione del lavoro svolto, ascolto stralci delle autobiografie dei miei ragazzi.
Credo, inoltre, riallacciandomi ad una affermazione di Italo Calvino, il quale sosteneva che le autobiografie sarebbero stati un giorno i libri più letti, che oggi più che mai le storie degli altri attraggano perché si sente un bisogno di interiorità ed una necessità di riflessione sulle proprie e altrui emozioni.



