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“LA GRANDE GUERRA. UNA CARNEFICINA!”

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La fine della Prima guerra mondiale fa registrare un bilancio tragico per tutti i Paesi in conflitto. Ma soprattutto, lascia irrisolti molti problemi che saranno alla base del Secondo conflitto mondiale.
Di Ciro Raia

Le sorti della guerra hanno fasi alterne, procurando, spesso, enormi malcontenti. È messo in discussione finanche il capo di stato maggiore, generale Cadorna, accusato di aver eccessivamente sparpagliato l”esercito sul fronte italiano. E, poi, si registra la grande riscossa dell”Austria, che attacca con inaudita violenza le truppe italiane attestate in Trentino, per punirle del tradimento nei confronti della Triplice.

Gli interventisti di sinistra, frattanto, premono per un governo di unità nazionale. Così, quando la guerra sembra svolgersi a tutto vantaggio dell”Austria, il primo ministro Salandra si dimette. A sostituirlo è chiamato un liberale di destra, uno dei più accesi interventisti, l”onorevole Paolo Boselli, di anni 78. La compagine governativa si compone di nomi di grande prestigio: Sidney Sonnino agli Esteri, Vittorio Emanuele Orlando agli Interni, Filippo Meda alle Finanze, Paolo Morrone alla Guerra, Ivanoe Bonomi ai Lavori Pubblici ed il socialista (cacciato dal partito nel 1912) Leonida Bissolati ministro senza portafogli.

Le notizie dal fronte continuano, però, ad essere scoraggianti. Sulle pietraie del Trentino sono già caduti 140.000 soldati! Fra le truppe si segnalano numerosi casi di diserzione. Il generale Cadorna, nell”intento di arginare la paura che attanaglia i soldati, assume un atteggiamento durissimo ed ordina di fucilare tutti quelli che si danno alla fuga di fronte al nemico. Le cosiddette decimazioni portano la condanna all”ergastolo di 15.000 uomini; altri 4.028 soldati sono condannati a morte: di essi ben 750 affrontano il plotone di esecuzione. È una delle pagine più brutte della storia patria!

Ci sono, però, anche episodi di fulgido patriottismo, che sono scritte dal sacrificio di Cesare Battisti e Fabio Filzi (entrambi sudditi austriaci, impiccati da questi ultimi con l”accusa di aver appoggiato il movimento irredentista e di essersi arruolati con gli alpini italiani), Nazario Sauro (comandante istriano di un sommergibile, mandato al patibolo con la stessa accusa di irredentismo), Enrico Toti, protagonista di un episodio di eroismo. Egli, infatti, è un soldato invalido, che muore scagliando le sue stampelle contro il nemico austriaco. Sulle trincee del Carso, intanto, Giuseppe Ungaretti scrive le sue più belle poesie. In quest”anno di guerra pubblica “Il porto sepolto”, una raccolta di liriche sulla tragica vita dei soldati al fronte: “Si sta come d”autunno sugli alberi le foglie”.

L”anno nero è, però, il 1917, quando le truppe tedesche ed austriache, al comando del generale Otto von Below disperdono i delusi soldati italiani. La battaglia di Caporetto, nella valle dell”Isonzo, del 24 ottobre è una vera disfatta. In un niente l”Italia perde i territori delle province di Udine e Belluno, parte di quelli di Vicenza, Treviso e Venezia: circa 14.000 chilometri quadrati con 1.000.000 di abitanti! Ma Caporetto significa soprattutto 10.000 morti italiani, 30.000 feriti, 293.000 prigionieri, 350.000 tra sbandati e disertori. Oltre alla perdita di più di 300.000 armi, 73.000 quadrupedi e 115 ospedali da campo.

Il primo a pagare è Cadorna, al quale viene tolto il comando delle operazioni di guerra, che viene affidato al generale Armando Diaz. Alla Camera, poi, il governo Boselli è battuto ed il primo ministro è costretto a dimettersi. Gli succede Vittorio Emanuele Orlando, un energico parlamentare siciliano.
La Grande Guerra si conclude nel 1918, quando il generale Diaz guida magistralmente le truppe italiane alla vittoria. Nel mese di ottobre l”esercito nemico è allo sbando. Il 4 novembre è firmato l”armistizio con l”Austria a Villa Giusti, nei pressi di Padova. L”ultima vittima italiana è il giovane Alberto Riva da Villasanta; si è appena affacciato da una trincea per gridare la sua gioia per la fine della guerra. Un cecchino austriaco non lo manca: è un bersaglio troppo facile.

ALCUNE POESIE DI UNGARETTI

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