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IL DISAGIO DEGLI ADOLESCENTI

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La scuola è l”universo in cui si incontrano i più diversi “tipi” di adolescenti: da quello “a rischio”, portatore di un disagio evidente, a quello che manifesta un disagio latente.
Di Annamaria Franzoni

La volontà di partecipare al dibattito sul disagio adolescenziale, fornendo un apporto concreto alla tanto discussa e complessa questione, nasce dal desiderio di uscire dalle astratte discussioni sull”argomento ed invitare il lettore ad un confronto sulle osservazioni e sulle quotidiane esperienze che la mia professione mi consente e mi ha consentito di fare a costante contatto con i più variegati “tipi” di adolescenti che si possono incontrare nelle scuole di frontiera, in quelle del centro storico, in quelle dell”hinterland cittadino o della provincia.

Si parte dall”adolescente cosiddetto “a rischio”, quello che si presenta ai nostri occhi senza veli, portatore di un disagio evidente e che manifesta tutto il suo bagaglio affettivo, sociale, familiare: egli ci sfida in maniera aperta e diretta, presentatoci la sua vita troppo spesso caratterizzata da tappe saltate o anticipate e che lo ha costretto ad instaurare forme comunicative con il mondo dell”adulto e del coetaneo fatte di espedienti e all”interno dei quali ha dovuto assumersi in prima persona i rischi della “sopravvivenza” conquistando a fatica uno spazio d”azione.

L”evidenza di tale disagio è netta ed è stata definita da un ampio lessico che nel tempo è andato assumendo sfumature sempre più puntuali e caratterizzanti quali: mortalità scolastica, abbandono, ritiro formalizzato, insuccesso, inadempienza, interruzione provvisoria o definitiva della frequenza scolastica.
L”adolescenza, però, essendo il momento della vita a più alto livello di criticità, presenta, in una società sempre più articolata e complessa , “nuove forme di disagio latente” e per di più apparentemente ingiustificato, che colpiscono categorie sociali diverse. La riflessione più immediata , ma tuttavia superficiale e disattenta, consiste nel sottolineare che l”adolescente medio di oggi ha tutto, dal cellulare al motorino, dal lettore MP3 alla miniauto, dal giubbotto griffato al televisore al plasma.

Allora dove risiede il suo disagio, la sua sofferenza, il suo dolore?
Siamo, pertanto, chiamati ad osservare, analizzare e studiare queste nuove forme di disagio, intervenendo nell”intricato mondo delle emozioni per riconoscere ed individuare le strategie vincenti .
Un buon punto di partenza potrebbe essere di assumere il punto di vista del nostro adolescente sofferente, cercando di individuare le difficili relazioni tra emozioni e sentimenti che lo attraversano assumendo talvolta significati opposti.

Soltanto così possiamo aprire la strada ad un incontro tra mondi contrastanti.
La nostra sicurezza, il nostro mostrarci saldi ci consentirà di offrire il nostro appoggio sicuro, non con le nostre “dichiarazioni” ma con il nostro “comportamento” che dà loro sicurezza e fiducia.
Noi siamo il porto, loro la navi; noi siamo la roccia saldamente ancorata alla costa e loro possono veleggiare sicuri perchè sanno che il porto è lì, sicuro da ogni bufera, pronto ad accogliere la nave sbattuta dalla tempesta.

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