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LA CRISI DELLA CAMPANIA E LE TROPPE TASSE DEI CAMPANI

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La nostra regione è stretta tra crisi ed emergenze. I cittadini della Campania, inoltre, pagano sempre più tasse e sono spremuti senza nessun rimorso. Senza ricevere in cambio un bel nulla. Di Amato Lamberti

La situazione della Campania può essere ormai descritta solo da una parola: crisi. Da qualunque punto di vista la si guardi, la crisi è l’unico termine sempre ricorrente. Per quanto riguarda i rifiuti, al termine crisi si associa quello di emergenza. Non si sa più a quale santo votarsi. Si vorrebbero aprire nuove discariche, per tamponare, appunto, l’emergenza, ma, giustamente, la popolazione si ribella, a Terzigno come nell’avellinese o nel salernitano, e l’unica soluzione sembra quella di riaprire le discariche esaurite che, invece di essere bonificate, come prevede la legge, verrebbero trasformate in colline, e magari montagne, di rifiuti difficili anche da gestire.

Come unica soluzione si prospetta la realizzazione di almeno tre termovalorizzatori, a Napoli, Salerno e Caserta, ma i tempi sono lunghi visto che non si sono scelti neppure i siti dove dovrebbero essere costruiti. A essere benevoli, ci vorranno almeno quattro anni. Ai cittadini nessun politico o amministratore locale riesce a spiegare perché sia meglio spendere 500 milioni di euro di denaro pubblico per ogni termovalorizzatore, piuttosto che autorizzare imprese private a realizzare, con propri investimenti privati, impianti meno costosi e meno impattanti sul territorio, oltre che meno inquinanti, come quelli per il compostaggio, per la gassificazione, per la biodigestione anaerobica, per la selezione meccanica delle frazioni riciclabili, tanto per fare qualche esempio.

È, infatti, paradossale, che con uno Stato che dichiara di non avere soldi; con una Regione che ha difficoltà a pagare gli stipendi agli ospedalieri, si continuino a spremere soldi dai cittadini invece di favorire la messa in circolazione di capitali privati per far crescere l’economia e l’occupazione, oltre che per risolvere più velocemente il problema dello smaltimento rifiuti.

La spremitura dei cittadini ha raggiunto il livello dell’insopportabilità, come rivela la stessa Corte dei Conti. In pratica, le tasse regionali sono aumentate in Campania, come in tutta Italia, del 15%. Ogni cittadino, in Campania, paga circa 1.000 euro di tasse regionali, spesso senza neppure accorgersene perché si tratta di addizionali sui consumi di gas, di elettricità, di benzina o diesel. L’accisa regionale sulla benzina è aumentata in Campania del 53.5% nell’ultimo anno. Basta trovarsi a fare benzina nel Lazio o in Toscana, ma anche in Basilicata, per rendersi conto del prelievo operato dalla Regione Campania. Ma questi soldi, presi con mano nascosta dalle tasche dei cittadini, come vengono utilizzati, visto che la Regione dichiara un deficit strutturale, non legato solo alla Sanità, impressionante, a detta del suo stesso Presidente?

Oggi ai prelievi nascosti hanno aggiunto anche quelli palesi, a cominciare dai ticket per l’acquisto di medicinali e per l’effettuazione di analisi di laboratorio. Forse pensavano, visto che non sanno proprio fare i conti, che anche questa misura potesse passare inosservata, ma ad ogni famiglia costerà almeno 500 euro l’anno. Nelle famiglie con anziani o adulti e bambini bisognosi di cure tale costo supererà i mille euro l’anno. Naturalmente si scatenerà la caccia all’esenzione, e quindi all’evasione fiscale, da parte di chi potrà permetterselo. I dipendenti, pubblici o privati, con prelievo fiscale ad opera del datore di lavoro, saranno ancora una volta penalizzati, come già avviene per i buoni libro, le mense scolastiche, le tasse universitarie, e chi più ne ha più ne metta. La rabbia del cittadino è che a così elevati prelievi fiscali non corrisponda da nessuna parte un livello accettabile di servizi.

Non parliamo degli ospedali, dove ormai bisogna sperare nella buona sorte e nell’aiuto del santo protettore per evitare errori di diagnosi, di anestesia, di intervento, oltre che risse tra medici e tentativi di stupro del personale anche non autorizzato, stando semplicemente alle notizie pubblicate dai giornali. Nella scuola la situazione non è migliore, come ben sanno tutti i genitori con figli in età scolare. Certo le responsabilità sono anche di Comuni e Province, ma anche loro mettono le mani nelle tasche dei cittadini. Anzi gli aumenti delle tasse comunali sono stati superiori a quelle regionali. Anche le Province hanno aumentato le addizionali di competenza, in particolare quelle sull’elettricità e sull’immatricolazione delle auto. Gli investimenti sulla scuola si sono ridotti, come quelli a favore dei disabili e delle famiglie in condizione di difficoltà per l’affitto e le bollette.

I prelievi fiscali sono invece in costante aumento. Ma quando i cittadini finiranno di essere meno distratti e cominceranno a farsi i conti in tasca, almeno per capire quanto si prendono, anche senza neppure dirglielo, e quanto gli danno, almeno in termini di servizi essenziali, come sono quelli per la salute e per la scuola?
(Fonte foto: Corriere del Mezzogiorno)

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