Parla Rosario Stornaiuolo, uno dei fondatori della coop in Campania . Per molti anni segretario regionale della Filcams, il sindacato della Cgil impegnato nel commercio, Stornaiuolo ora è presidente della Federconsumatori campana.
Rosario Stornaiuolo è stato uno dei fondatori della Coop Campania. Era il 1976. Il primo negozio della Coop fu aperto a Pomigliano, in via fratelli Bandiera. Era composto da un gruppo di “pionieri”, sei, sette persone in tutto. Erano stati i lavoratori dell’Alfasud , dell’ Aeritalia e dell’ Alfa Romeo Avio a volere la Coop. Organizzarono una cooperativa, il cui presidente era Romano Viatiano, torinese, un tecnico dell’Alfasud molto bravo, militante del Pci . Dopo qualche anno Stornaiuolo entrò nel sindacato, la Filcams.
Stornaiuolo, alla luce di quello che sta accadendo , come sente confrontare quei tempi con quelli attuali?
“All’epoca era tutta un’altra cosa, c’era un’altra idea di cooperazione. C’erano i soci che facevano gli operai e gli impiegati nelle fabbriche e che quando erano liberi venivano a dare una mano nel negozio perché sentivano come loro la Coop. Ricordo che la prima operazione che facemmo, prima di aprire il supermercato, fu quella del pacco di Natale. Da Bologna arrivava la merce e noi la confezionavamo”.
Erano altri tempi…
“ Era un’altra storia perché, lo ripeto, i lavoratori sentivano come loro queste iniziative. Volevano solo prodotti Coop. Era un modo di pensare, di stare assieme anche attraverso uno dei gesti più importanti della quotidianità , la spesa. Si acquistava il prodotto Coop perché si era consapevoli che così facendo si sarebbe aiutato il mondo del lavoro ”.
Perché decideste di aprire proprio a Pomigliano?
“ Perché fu voluto dai lavoratori delle tre grandi fabbriche, a quel tempo gigantesche, popolate da oltre 25mila persone. Il cda della Coop era formato da operai e impiegati degli stabilimenti ”.
Poi quando sono cambiate le cose?
“ Quando la Coop è cresciuta e ha iniziato a confrontarsi davvero col mercato. Ha avuto dei momenti di crescita molto forte. Poi però in un momento di difficoltà del movimento la Coop Campania fu assorbita dalla Coop Toscana Lazio, vent’anni fa, perché la coop livornese aveva l’esigenza di espandersi in altre regioni ”.
Si, ha assorbito la Campania ma non ne ha preso il nome…
“ Venendo qui non ha assorbito anche il nome Campania perché il nostro movimento non aveva la forza economica e politica di imporre una fusione e quindi si diede il via a un accorpamento ”.
Ma non è nello spirito cooperativistico fare operazioni di questo tipo….
“Il fatto è che quando diventi molto forte devi confrontarti col mercato ”.
Perché dalle nostre parti si stanno registrando perdite tanto pesanti?
“ Il problema è di gestione. Non sono stati in grado di capire il territorio, di capire quali sono i prodotti che il territorio vuole. Non hanno voluto un rapporto con le aziende locali. In Ipercoop Campania quasi tutto è toscano ed e chiaro che poi ciò finisce col dare risposte negative. I costi aumentano e non hanno un magazzino di stoccaggio nelle vicinanze. Poi scontano il fatto che non hanno saputo fare il salto di qualità come azienda. Da azienda forte in Toscana Unicoop doveva essere capace di vendere anche nelle altre regioni. Senza il salto di qualità loro rischiano. Una grande azienda deve essere in grado di vendere ma se vendi solo nella tua regione sei un’azienda locale, tutto sommato piccola, di provincia ”.
Corre voce che altre cooperative della grande distribuzione, da Coop Estense a Coop Adriatica, siano migliori di Unicoop sotto tutti i profili. Secondo lei è vero?
“ Io non so se sia così. Tutte le aziende sono in crisi in questo momento . Poi magari sono stai fatti degli errori. Coop Toscana Lazio ha una grande competizione con Unicoop Firenze. Ma il fallimento qui in Campania non può essere certo attribuito ai lavoratori. Qui i lavoratori sono seri. Il problema è che i toscani non hanno legato con il territorio. Questo è il grosso smacco, che dovrebbe far riflettere la cooperativa: non essere riuscita a diventare grande azienda ”.

