L’associazione di Fontenovella di Lauro ha messo insieme un gruppo di giovani capaci di interpretare con tecnica e con passione un’antica danza. Le tradizioni rivivono se nuovi significati si aggiungono a quelli del passato. Fotogallery
Non servivano virtù profetiche per indovinare che “il laccio d’amore” del gruppo di “Fonte Nova”, l’associazione di Fontenovella di Lauro, avrebbe avuto successo.
I giovani che hanno eseguito la danza durante la recente edizione di “C’era una volta al borgo” sono stati invitati a dar saggio della loro bravura a Grottaminarda, il 22 agosto, e, alla fine di agosto, nella manifestazione “Lumina in castro”, organizzata dalla “Pro loco “ di Lauro. E’ una bella soddisfazione per i danzatori, quasi tutti membri dell’associazione, per i musici, per il Maestro Domenico Fiore, che fa parte del consiglio direttivo di “Fonte Nova”, e per tutti i “fontenovisti” che con tanta finezza culturale e con una passione così vigorosa stanno recuperando un prezioso patrimonio di idee, di valori, di memorie.
Il “laccio d’amore” è una danza assai antica, diffusa in tutta l’ Italia centrale, soprattutto nei luoghi legati, in vario modo, alla civiltà del grano. E’, infatti, un rito propiziatorio della fecondità della terra, da cui “dipende” la fecondità della coppia: se la terra non produce con continuità frutti abbondanti, i contadini non procreano molti figli, poiché non hanno i mezzi per nutrirli. Al centro dello spazio c’è un palo, protagonista di tanti riti “agricoli”, simbolo di saldezza e di potenza, trasfigurato attraverso complessi passaggi simbolici negli alberi che popolano i culti precristiani e cristiani, e, infine, anche nell’albero della cuccagna.
Dodici coppie – quanti sono i mesi dell’anno – si muovono in cerchio – il cerchio è simbolo di perfezione, del sole e del tempo che torna – intorno al palo, stringono i lunghi nastri che pendono dalla sua cima, e con movimenti precisi e eleganti, dettati dalla musica, fanno sì che i nastri, allacciandosi e “slacciandosi”, diventino figura completa del corteggiamento.
In realtà, questo schema è presente in quasi tutte le danze, anche in quelle che dalle aie e dalle piazze della cultura popolare sono salite nei saloni dei palazzi nobili: ma in esse il gioco delle allusioni viene affidato al movimento delle gambe, del bacino e delle braccia, mente nel “laccio d’amore” resta fondamentale la funzione dei nastri che richiedono movimenti sincronici, rapidità di esecuzione, e infine rappresentano il caso, il cui ruolo è importante in tutte le attività umane, e quindi anche nel corteggiamento: se i nastri non si intrecciano in modo corretto, si annunciano segni nefasti per l’amore dei giovani e per la mietitura.
Credo che anche in questa danza agli aspetti della cultura popolare si siano aggiunti, nel tempo, elementi di cultura “alta”: infatti in alcuni luoghi il Maestro detta gli ordini alle coppie in un francese pronunciato alla buona. Del resto, nelle campagne francesi è durato a lungo il rito dello scambio del “nastro”, o rosso o nero, come pegno di matrimonio. Le ragazze che accettavano il nastro offerto dal corteggiatore si “impegnavano “ a sposarlo: e uno storico, J.L. Flandrin, scrive che in alcune regioni i giudici “condannavano” chi cambiava idea a mantenere l’impegno.
I giovani di Fontenovella, guidati dal Maestro Fiore, non si sono accontentati di rappresentare scolasticamente i modi della tradizione: ma l’hanno riletta e l’hanno interpretata in modo tale che la loro danza è stata rispettosa dell’antico, e nello stesso tempo ha suscitato negli spettatori non solo curiosità, ma anche emozioni, e infine ha suggerito un’importante riflessione: ci sono modi di vivere e di esprimere i sentimenti che resistono all’ impeto distruttore del tempo e alle trasformazioni dei costumi.
E’ il privilegio dei sentimenti essenziali, che portano dentro di sé il fuoco della passione, sempre temperato però da una punta di saggia ironia. Sono convinta che il lavoro di ricerca dell’associazione “Fonte Nuova” regalerà a tutti altre esperienze emozionanti.




