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Cultura e impresa nel vesuviano: quando gli imprenditori diventano alleati dell’archeologia

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Se la ricerca scientifica, tutela, amministrazione locale e iniziativa imprenditoriale – spiega l’archeologo prof. Antonio De Simone – continueranno a procedere nella stessa direzione, Somma Vesuviana potrà diventare non soltanto un centro di eccellenza per gli studi archeologici, ma anche un modello di sviluppo culturale e civile, capace di generare nuove opportunità per l’intero territorio.

 

 

Tanti sono i parchi archeologici e i piccoli siti disseminati nei centri vesuviani, tra cui la splendida Villa augustea di Somma Vesuviana, il parco archeologico di Longola, l’Antiquarium di Boscoreale e così via. Questo patrimonio culturale potrebbe rappresentare un’opportunità di crescita economica, occupazionale e sociale. Un esempio ci viene fornito da Avella che ha trasformato il suo immenso patrimonio storico in un vero e proprio motore economico. Per trasformare, però, questo potenziale in sviluppo servono però idee, investimenti e una visione condivisa. È qui che il mondo dell’impresa può fare la differenza. Per anni la tutela dei beni archeologici è stata considerata una competenza quasi esclusiva delle istituzioni pubbliche. Oggi, invece, si afferma sempre più un modello basato sulla collaborazione tra pubblico e privato, nel quale gli imprenditori, in particolare, possono fornire il proprio contributo non solo con risorse economiche, ma anche fornendo competenze manageriali, esaltando capacità di innovazione e reti di relazioni. E allora investire nella cultura significherebbe investire nel territorio.

 

Un sito archeologico valorizzato, come quello di Somma Vesuviana, attira tanti visitatori, alimenta il turismo interno, sostiene le attività ricettive locali con i bed & breakfast, favorisce la ristorazione. Lo si nota facilmente durante le aperture straordinarie che si tengono l’ultimo sabato di ogni mese, quando la Villa Augustea di Somma Vesuviana viene regolarmente aperta al pubblico dalla Pro Loco in collaborazione con gli enti di ricerca e le istituzioni. Resta il fatto che ogni euro destinato alla valorizzazione del patrimonio può produrre ricadute positive sull’intera economia locale, generando occupazione e nuove opportunità soprattutto per i giovani. Il turismo culturale, comunque, sta cambiando volto. I turisti cercano sempre più esperienze autentiche, capaci di raccontare l’identità dei luoghi. In questo scenario, al di là degli ultimi fondi giapponesi che hanno destato una profonda ammirazione tra il pubblico, gli imprenditori sommesi stanno giocando un ruolo cruciale nel salvataggio e nella valorizzazione soprattutto del sito sommese.

Oltre a sostenere le campagne di scavo dell’Università di Tokyo con raccolte fondi straordinarie, hanno donato terreni per ampliare l’area archeologica e costruito le scale di sicurezza per permettere le visite al pubblico: un vero esempio di virtuosismo di successo, che non solo ha già avuto la sua concretizzazione in diverse realtà italiane con un sincero dialogo tra amministrazioni e imprese, ma che ha permesso di restaurare monumenti, finanziare campagne di scavo, organizzare mostre ed eventi e migliorare l’accessibilità dei siti.

Prof. Masanori Aoyagi con l’imprenditore Fiore Di Palma e signora

Esperienze che dimostrano come la collaborazione tra pubblico e privato possa produrre benefici concreti quando è guidata da trasparenza, competenza e responsabilità condivisa. La sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: costruire un modello di sviluppo nel quale la cultura non venga considerata un costo, ma un investimento strategico. Gli imprenditori possono essere protagonisti di questo cambiamento, contribuendo a rendere l’archeologia non solo memoria del passato, ma motore di innovazione, occupazione e crescita sostenibile. In un Paese come l’Italia, dove il patrimonio archeologico è tra i più ricchi al mondo, il dialogo tra cultura e impresa non rappresenta più un’opzione, ma una necessità. Perché custodire il passato significa anche creare opportunità per il futuro.

Su questo argomento, abbiamo sentito l’archeologo prof. Antonio De Simone in riferimento agli scavi della cosiddetta Villa augustea:

Professore, dopo i risultati raggiunti e il sostegno dimostrato dal mondo imprenditoriale, quale dovrebbe essere oggi il prossimo passo per fare della Villa augustea di Somma Vesuviana un patrimonio stabile del territorio? Insomma gli imprenditori hanno fatto la loro parte. Adesso a chi tocca?

Credo che oggi siamo entrati in una fase nuova della storia di questo scavo. Per molti anni il nostro obiettivo è stato la ricerca scientifica; oggi, senza abbandonare questo impegno, dobbiamo guardare anche alla valorizzazione di quanto è stato riportato alla luce.

Le ricerche, infatti, hanno ormai assunto una dimensione internazionale. La collaborazione tra l’Università di Tokyo e gli atenei che operano sul territorio, come l’Università Suor Orsola Benincasa, rappresenta un modello di cooperazione scientifica destinato a proseguire ancora per molti anni, con risultati che potranno arricchire in modo significativo la conoscenza della storia del Vesuvio e dell’età romana.

Ma già oggi una parte importante di questo straordinario complesso monumentale è visibile e suscita l’interesse di migliaia di visitatori durante le aperture al pubblico. È giunto quindi il momento di accompagnare la ricerca con un programma di restauro, di messa in sicurezza e di sistemazione dell’area, affinché il monumento possa essere fruito in condizioni sempre migliori. Questo è un compito che compete alla Soprintendenza, nella quale confidiamo affinché possa procedere con la necessaria sollecitudine.

Accanto a questo si apre un’altra sfida, altrettanto importante: la gestione del sito. Qui il ruolo del Comune appare decisivo. L’amministrazione comunale può diventare il punto di riferimento di un progetto capace di coinvolgere stabilmente le energie migliori del territorio, a cominciare dagli imprenditori che, in tutti questi anni, non hanno mai fatto mancare il loro sostegno alle campagne di scavo, contribuendo concretamente alla crescita del progetto.

Se ricerca scientifica, tutela, amministrazione locale e iniziativa imprenditoriale continueranno a procedere nella stessa direzione, Somma Vesuviana potrà diventare non soltanto un centro di eccellenza per gli studi archeologici, ma anche un modello di sviluppo culturale e civile, capace di generare nuove opportunità per l’intero territorio.

 

 

 

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