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A fronte dei tanti discorsi sulla libertà e sui diritti la realtà delle donne che si prostituiscono resta legata a sfruttamento e sudditanza.

E’ del novembre scorso la notizia che a Napoli nella zona di piazza Garibaldi sono stati trovati dei bassi in cui esercitavano la prostituzione ragazze orientali. La polizia municipale ha stilato una mappa del fenomeno registrando zone, orari e nazionalità delle prostitute. Sono anche noti i nomi delle “famiglie” che controllano il traffico nelle varie zone.

Del resto con un giro di affari che coinvolge migliaia di clienti e centinaia di prostitute la mano della camorra non poteva mancare. Le prostitute donne sono quasi tutte extracomunitarie. Il che significa che si tratta di povertà, sudditanza o vera e propria schiavitù. Per non parlare della prostituzione minorile, maschile e femminile, che è diventata una piaga dilagante in zone, come il cimitero di Poggioreale, prima evitate. In questo quadro, preoccupante non per falsi moralismi, ma perchè si ha a cuore il semplice rispetto dei diritti umani elementari, si inserisce, nelle ultime settimane, una vicenda, per così dire di “costume”, che ha avuto la sua ora di gloria sul web.

April Adams, una prostituta di New York, scrive su “Vice” alla Moglie, cioè a qualunque donna coniugata e, presumibilmente, fedele (lei così presume), e le spiega che il marito molto probabilmente fa sesso con le prostitute, fatto facilmente deducibile dalla quantità di clienti che lei stessa ha, quasi tutti uomini sposati. Spiega inoltre, con un atteggiamento che se fosse maschio chiameremmo paternalistico (essendo donna dovremmo usare “maternalistico”?…ma il senso ovviamente cambia), che la moglie non deve dispiacersi di questa cosa, perchè se il marito cerca sesso a pagamento vuol dire che vuole rimanere con lei, la ama, altrimenti cercherebbe un’altra donna.

Piuttosto perchè non chiedersi se questo marito riceve le attenzioni di cui ha bisogno? Insomma un cumulo di tristissime banalità, maschiliste nella loro stessa essenza. Qualche “moglie” (ma si tratta di persone vere?) ha perfino risposto, spiegando alla prostituta che lei e il marito condividono un amore che lei non può capire e che è l’amore per il loro bambino.
E chi dice che una prostituta non ha figli? E che una moglie non possa prostituirsi? O avere bisogni che il marito non riesce a soddisfare?

Una delle cose più esilaranti, anche se assolutamente drammatiche, che la cronaca ogni tanto riporta è la tragedia che scoppia quando un uomo approccia gioiosamente una prostituta di cui gli amici gli hanno tanto parlato e che scopre, “sul campo”, essere la moglie. Banalmente voleva pagare quello che a casa già aveva, ma la cosa, invece di farlo riflettere, lo distrugge.
Tutta la vicenda qui riportata sa di falso, e tuttavia risulta purtroppo credibile, perchè sguazza nelle sabbie mobili di una mentalità distorta, violenta e discriminatoria che, alla faccia degli attacchi e dei colpi subiti nei decenni scorsi grazie ai movimenti delle donne, è ancora sulla breccia.

Chi cerca sesso a pagamento a volte non ha altro, a volte non vuole altro, a volte ha altro a casa sua, ma vuole proprio quel sesso lì, quello che “è solo sesso”. E non c’è niente da eccepire se, però, questo tipo di bisogno viene riconosciuto anche all’altra metà del cielo, senza nemmeno un sorrisetto di disprezzo (che affiora sempre quando qualche rara volta si parla di “gigolò”) e se si comprende che questa divisione/contrapposizione moglie-prostituta è artificiale, falsa, violenta. Artificiale e falsa perchè evidentemente non si dà in natura. Violenta perchè impone alla donna una scissione, una frattura che si consuma sul suo corpo, che non è dalla donna nè scelta nè condivisa.

Fare sesso a pagamento, decidere con chi farlo liberamente, farlo solo con una persona con cui si condivide anche la vita, sono scelte che ognuno fa e che nel corso della vita possono anche cambiare. Sono comportamenti che non riguardano e non cambiano l’essenza di una persona. Qualunque persona può essere fedele, infedele e/o prostituirsi e non c’è nessuna differenza “essenziale” tra le persone che fanno scelte diverse. Cosa che è evidentemente data per scontata per gli uomini, che possono essere mariti e andare a prostitute (e anzi vanno compresi), ma sembra non debba essere vera per le donne, che o sono mogli o sono prostitute.

La lettera di April tradisce la stessa mentalità che finge di considerare superata, per questo si tratta di un’operazione ignobile. La prostituta si mostra “amica” della moglie, appellandosi ad una solidarietà tra donne falsa e fuorviante. Perchè la contrapposizione tra le due è invenzione maschilista e accettarla, sia come moglie che come prostituta, significa esserne complici. Perchè April la lettera non l’ha scritta al Cliente? Non ha niente da dirgli? O sa che il cliente la vuole “muta”?

La verità è che la prostituzione è una “libera scelta” (ma che significa essere liberi di fare gli schiavi?) solo in una minoranza dei casi. La maggioranza delle persone che si prostituiscono soffre per una condizione di vita che ha eletto lo sfruttamento e il degrado a sistema. Il resto sono chiacchiere.

(Fonte foto: Rete Internet)

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