IO, MICHELANGELO BUONARROTI, DISCEPOLO DEL “TORSO”

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Tra le tante stravaganze dello scultore, architetto e pittore toscano, compare anche il morboso attaccamento a un pezzo malridotto di marmo, una statua, che, grazie a lui, oggi è famosa in tutto il mondo.

Che Michelangelo non avesse un buon carattere è risaputo. Irriverente, superbo e scontroso, si racconta che evitava il più possibile il contatto con la gente, tanto che molti studiosi vogliono vedere in questo suo atteggiamento i sintomi di una qualche probabile malattia psicologica. Che ciò sia vero o no, Michelangelo è senza dubbio quello che si dice “un artista tra genio e follia”. Si narra infatti che, a differenza di Raffaello, che era seguito sempre da una schiera di discepoli, Michelangelo andasse in giro sempre solo e non volesse, nel lavoro, alcun aiuto se non quello di qualche garzone che gli macinasse i colori o lo aiutasse con i marmi.

Si potrebbe affermare semplicemente che fu un artista eccentrico. Tanti gli aneddoti e le curiosità che si dovrebbero riportare, ma citarli tutti risulterebbe impossibile. Uno, in particolare, ci basta, poiché ha segnato, per sempre, il destino di un’antica opera d’arte. Si tratta del cosiddetto Torso del Belvedere (foto), oggi ai Musei Vaticani, per cui Michelangelo nutriva un profondo amore. Una passione che, nel corso dei secoli, ha reso celeberrima la statua in questione. Nonostante essa si presenti tutt’oggi senza gambe, senza testa e senza braccia (da cui l’appellativo “torso”), l’artista restò esterrefatto di fronte a quello che, secondo lui, era il più alto esempio di scultura della storia dell’arte, antica e moderna.

L’ossessione di Michelangelo per questo frammento di statua, molto probabilmente una copia romana di un originale in bronzo di epoca ellenistica, è testimoniata dalle fonti. Si racconta, infatti, che egli sostasse dinanzi al Torso, già a quel tempo in Vaticano, per delle ore ogni giorno e che ne traesse in continuazione schizzi e disegni da ogni punto di vista. In molte sue opere è ancora possibile riscontrare, nelle fattezze di alcuni personaggi, l’attento studio che l’artista fece di quell’opera.

Nell’Adamo della Volta e nel Cristo del Giudizio Finale, nella Cappella Sistina, a poche centinaia di metri di distanza dal Cortile del Belvedere, dove la scultura era collocata e da cui prende nome, le similitudini con il Torso sono evidentissime, ma sono solo gli esempi più famosi. La maggior parte dei nudi michelangioleschi, tanto in pittura quanto in scultura, dipendono tutti in gran parte dall’ammirazione che il Buonarroti provava nei confronti di quella che Winckelmann definì una “meravigliosa quercia abbattuta e spogliata dei rami e delle fronde”.

La mania di Michelangelo per quella statua, in fondo, era giustificata. Benché malmessa, essa è sicuramente una delle opere più belle che si conoscono dell’antichità. Si tratta, con tutta probabilità, di un dio o di un eroe, seduto su una roccia. Su quest’ultima, a grandi lettere greche, si legge “Apollonio [figlio] di Nestore, ateniese, fece”. È palesemente la firma del presunto autore. La pelle di un felino copre, per modo di dire, le nudità della figura. Molte le ipotesi avanzate sul soggetto: un Ercole, forse, con il manto del leone Nemeo, in riposo dopo le dodici fatiche; oppure un Bacco (Dioniso) ebbro, con la pelle di pantera; o ancora, è possibile, un Aiace che medita il suicidio.

Il virtuosismo tecnico sta soprattutto nella cura dei particolari e nella straordinaria morbidezza delle carni che si percepisce grazie a quella leggera torsione, quel leggero movimento, che contraddistingue tutta l’opera. Proprio questa torsione, che caratterizzerà poi anche tutta la statuaria michelangiolesca, a partire proprio dal Mosè della Tomba di Giulio II (in San Pietro in Vincoli, a Roma), fu il motivo del morboso attaccamento del grande artista toscano al Torso. Quando il papa gli chiese di restaurare l’opera, cioè di mettergli gambe, testa e braccia, Michelangelo si oppose duramente. Non avrebbe mai potuto alterare una così bella opera, non lui che si era sempre proclamato lo “scolaro del Torso”.
(Fonte foto: Rete Internet)