Dopo l”anno 1000 una nuova spinta economico-culturale proietta l”Europa verso il Rinascimento. Napoli, con l”avvento degli Angiò, si prepara a vivere uno dei periodi più felici della sua storia.
Il gotico ha ufficialmente origine nell’Ile-de-France nella prima metà del XII secolo, esattamente nel 1144, anno in cui fu completato il deambulatorio della Basilica di Saint Denis, una delle più importanti cattedrali di Francia. Per più di duecento anni, fino alla sua cosiddetta fase “internazionale”, lo stile gotico si diffuse a macchia d’olio in tutta Europa e coinvolse, oltre ovviamente all’architettura, anche tutti gli altri settori dell’arte, dalla pittura alla miniatura, dalla scultura all’oreficeria.
In senso lato, il gotico può essere considerato, alla pari del Barocco, uno stile “capriccioso”, in cui i virtuosismi tecnici e l’abbondare delle decorazioni, spesso preziose, sono le caratteristiche dominanti. In architettura, ad esempio, il “capriccio” è evidente nella tendenza generale degli architetti gotici ad abolire le masse murarie a favore di elementi portanti e allo stesso tempo decorativi, come colonne, archi, finestre, pilastri e rosoni, spesso arricchiti da elementi plastici, come statue, guglie e pinnacoli, che ornano ulteriormente i colossali edifici gotici.
Proprio la monumentalità delle costruzioni gotiche, altra caratteristica fondamentale di questo stile, dovuta appunto all’abbondante uso di archi, pilastri e colonne, che alleggeriscono la struttura dell’edificio, ha inoltre portato molti studiosi a sostenere che il gotico nascesse dal desiderio, mai spento, dell’uomo di raggiungere Dio; desiderio metaforicamente espresso attraverso le alte e slanciate chiese gotiche, le cui navate spesso si innalzano a decine di metri dal suolo, soprattutto grazie all’impiego smisurato di archi ogivali, o a sesto acuto, già più volte utilizzati in epoca romanica, la cui forma permetteva di guadagnare nuovi metri in altezza.
In Italia, dove la tradizione romanica era fortemente radicata, il gotico giunse relativamente tardi, sul finire del XII secolo, ad opera soprattutto dei monaci cistercensi che, in Francia, avevano quasi subito “riadattato” lo stile secondo la propria regola, eliminando dalle loro chiese ogni forma di eccesso. Questa versione “sobria e moderata” di gotico ben si adattava al clima artistico italiano dove la tecnica dell’affresco, ereditata dagli antichi romani, era rimasta la forma più diffusa di decorazione architettonica.
Era naturale, dunque, che il principio gotico di abolizione delle masse murarie negli edifici ecclesiastici non potesse proliferare in Italia. Per questo motivo la versione cistercense, in cui ampio spazio era lasciato alle semplici mura, sembrò la più idonea a soddisfare le esigenze degli architetti italiani. Nonostante l’enorme diffusione di architetture prettamente gotiche, questo stile trovò ampio seguito, tanto da costringere i moderni storici dell’arte a coniare appositamente l’espressione gotico italiano.
Particolarissimo è il caso di Napoli dove, sotto il dominio francese degli Angiò, il gotico si affermò in una versione ancora più spettacolare. Dal 1266 gli Angioini governavano sulla città e una rete di scambi commerciali e culturali legava la città alla Provenza, territorio di origine della casata. Per più di un secolo artisti e architetti francesi lavorarono fianco a fianco con artisti e architetti napoletani. Il risultato fu la formazione di uno stile ibrido, a cavallo tra quello francese e quello italiano, tuttora visibile nei due più importanti cantieri ecclesiastici angioini: la Basilica di San Lorenzo Maggiore e il Complesso monastico di Santa Chiara.
La Basilica di San Lorenzo Maggiore (foto), eretta a partire dal 1270 da Carlo I d’Angiò, è una delle più antiche chiese di Napoli. Sebbene la facciata sia stata ricostruita in epoca barocca da Ferdinando Sanfelice, la chiesa conserva al suo interno gran parte della struttura originale. L’edificio è caratterizzato da un ampia navata centrale, separata dalle più basse navate laterali da una serie di archi ogivali poggiati su pilastri a fascio. Grandi finestroni, anch’essi ogivali, innalzano ulteriormente le mura circostanti, evidentemente progettate dalle maestranze italiane. L’abside, invece, considerato uno dei più rari esempi “classici” di gotico francese, appare completamente traforato da archi e finestre a sesto acuto, secondo la più radicale tradizione nordeuropea.
La Chiesa e il Monastero di Santa Chiara, edificati da Roberto d’Angiò e dalla moglie Sancha d’Aragona tra il 1310 e il 1340, presentano ancora numerose caratteristiche gotiche nonostante i copiosi rifacimenti barocchi e il quasi completo restauro dell’edificio ecclesiastico, che era andato in gran parte distrutto in seguito a un incendio scoppiato a causa di un bombardamento nella Seconda Guerra Mondiale. Originariamente la Basilica di Santa Chiara doveva apparire molto simile a quella di San Lorenzo Maggiore, ma, a differenza di quest’ultima, essa presenta molti più elementi derivati dalla tradizione architettonica italiana.
Lo dimostra la completa inesistenza dell’abside, al cui posto pochi elementi decorativi, un finestrone e tre oculi, lasciano emergere ampi spazi di muro che ospitavano, come tutto il resto della superficie muraria della chiesa e delle sue cappelle, la perduta decorazione ad affresco di Giotto, di cui oggi restano solo alcuni frammenti, tra cui parte di un Compianto sul Cristo morto nel Coro delle Monache.
Entrambe appartenenti all’ordine francescano, queste due chiese sono certamente tra le più importanti di Napoli. Pare infatti che, in San Lorenzo, Boccaccio incontrasse per la prima volta la sua Fiammetta e che, nell’annesso convento, Petrarca dimorasse. Nella stessa basilica, inoltre, fu consacrato sacerdote San Ludovico da Tolosa, il santo erede rinunciatario del trono angioino. In Santa Chiara, invece, oltre alle tombe dei sovrani Angioini, è presente il sepolcreto ufficiale dei Borbone e la tomba di Salvo D’Acquisto.
Tutto ciò concorre a circondare di fascino due delle più belle chiese della città. Esse sono il ricordo di una Napoli capitale, moderna ed “europea”, di un’epoca lontana eppur determinante in quel lento processo che ha reso la città partenopea uno dei luoghi più affascinanti del mondo.
(Fonte foto: Rete Internet)

