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IL DISASTRO AMBIENTALE: UN MARE DI MERDA

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Ritorna l”emergenza rifiuti, però stavolta il quadro è più fosco a causa della recente inchiesta sul percolato scaricato nel mare di Napoli. Un enorme disastro ambientale. Di Amato Lamberti

La città di Napoli è tornata a riempirsi di rifiuti anche nei quartieri del centro, quelli dove si fanno i salti mortali pur di assicurare un minimo di pulizia e di decenza visto che l’afflusso di turisti dalle grandi navi da crociera continua, anche se si fa più rapido e breve. Ma nonostante tutti gli sforzi i rifiuti hanno invaso anche le strade adiacenti al S.Carlo, a piazza Municipio, a piazza Plebiscito. In provincia si è vicino al collasso in molte zone dove alcune strade provinciali non sono praticamente percorribili se non con fuoristrada capaci di arrampicarsi sui cumuli di rifiuti accatastati anche sulla sede stradale.

I giornali tornano a parlare di emergenza, ma questa volta allargano il quadro dai rifiuti al sistema fognario e, in particolare, alla questione depurazione delle acque nere e del percolato delle discariche. Si è scoperto, come sempre in ritardo, che il percolato delle decine di discariche, attivate per far fronte alle emergenze dello smaltimento dei rifiuti urbani, veniva conferito a depuratori non funzionanti o privi delle necessarie autorizzazioni al trattamento dei reflui fognari. In pratica, finiva in mare senza nessun trattamento che ne assicurasse la depurazione, o almeno l’abbattimento del potenziale di inquinamento. Un delitto ambientale consumato in piena coscienza e noncuranza del disastro ambientale che si produceva.

L’ascolto delle intercettazioni telefoniche delle comunicazioni tra i responsabili del Commissariato di Governo e i dirigenti del settore Ambiente della Regione Campania restituisce una situazione allucinante, secondo la definizione del Procuratore generale di Napoli Giandomenico Lepore. Tutti facevano a gara nel dare una soluzione apparente al problema del percolato ben sapendo che gli impianti nel quale veniva conferito erano inadeguati o non funzionanti. L’importante era far sparire dalla vista degli abitanti, come dei comitati antidiscarica, il percolato, quella melma nera e puzzolente che creava allarme e lezzo nauseabondo, buttandolo a mare, senza però darlo a vedere. I depuratori consentivano questa operazione truffaldina e criminale, tanto nessuno aveva messo in evidenza che non funzionavano del tutto.

Da anni si parla del cattivo funzionamento dei depuratori, in particolare di quello di Cuma, deputato alla depurazione dei reflui fognari, alias della merda, della città di Napoli e della maggior parte dei Comuni a nord di Napoli, fino a Quarto e Giugliano. Gli operatori balneari del litorale domizio, ogni anno, all’inizio della stagione dei bagni, avevano promosso manifestazioni per denunciare il cattivo funzionamento dei depuratori e la mancata depurazione delle acque fognarie, con conseguenti gravi danni alla balneazione e perfino alla elioterapia. Non solo le acque del mare risultavano impraticabili per il colore e per il fetore; anche le spiagge erano inagibili per la presenza di vermi e per gli insopportabili miasmi.

Ma nessuno, in tutti questi anni, aveva fatto mente locale al fatto che il mancato funzionamento dei depuratori comportava necessariamente lo svernamento a mare, nel golfo di Napoli, direttamente sulla spiaggia o attraverso condotte sottomarine, dei reflui fognari dell’intera provincia di Napoli e di gran parte della provincia di Caserta. In pratica, con parole più semplici e chiare, la merda e le altre deiezioni di circa quattromilioni di abitanti, pari a circa quattromila tonnellate al giorno, sono, da almeno quindici-venti anni, sversate, senza alcuna depurazione, nelle acque del Golfo di Napoli, con danni ambientali probabilmente neppure calcolabili. Probabilmente di questa situazione ne avranno gioito i pesci, i molluschi, i crostacei,compresi quelli degli allevamenti a mare che negli ultimi anni si sono moltiplicati, che allietano le nostre tavole e non solo nei giorni di festa.

Non credo che ne abbia gioito anche lo stato di salute dei quattro milioni di cittadini che vivono sul golfo di Napoli, uno dei più belli del mondo; che si tuffano nelle sue acque; che prendono il sole sulle sue spiagge, cantate da poeti e scrittori. Forse aveva ragione Pino Daniele: Napoli è ‘na carta sporca, e nisciuno se ne importa.
(Fonte foto: Rete Internet)

CITTÀ AL SETACCIO
http://www.ilmediano.it/aspx/visCat.aspx?id=24

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