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DELITTI IN FAMIGLIA. NON C’É SOLO LA COPPIA CHE SCOPPIA

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I drammi che si vivono in famiglia non sono solamente quelli legati a dinamiche passionali, o comunque alle complesse vicende dei rapporti di coppia. Avere un tossicodipendente in casa, estorsore. Di Simona Carandente

Nell’immaginario collettivo, fomentato dalla moltitudine di programmi televisivi "a tema" e dall’attenzione dei mass media, la tipologia di reati che avviene in ambito familiare è strettamente legata a dinamiche passionali, spesso omicidiarie, perlopiù ingenerate dalla mancata accettazione della fine di un legame ed afferenti, pertanto, alla complesse vicende dei rapporti di coppia.
Tuttavia, non sono infrequenti i casi in cui gli operatori del diritto siano chiamati a confrontarsi con reati di tipo diverso, pur se maturati in ambito familiare, sovente con effetti devastanti ed il più delle volte incontenibili.

Molti di questi reati sono legati allo stato di tossicodipendenza, specie dei giovani componenti il nucleo, che arrivano a rendere la vita impossibile a genitori, fratelli, compagni, in quanto in costante ricerca di denaro per acquistare lo stupefacente, giungendo a volte a commettere anche gesti estremi pur di riuscire nel loro intento.
I processi penali che nascono da tali dinamiche sembrano quasi un "copia-incolla": sulle prime i familiari, disperati ed esasperati, denunciano i fatti alle forze dell’ordine, sperando che la denuncia penale possa salvare loro stessi ed i loro aguzzini. Qualche tempo dopo, ottenutane la carcerazione ed un’imputazione per estorsione, si lasciano prendere dai sensi di colpa, cercando in tutti i modi di riparare, nell’erronea convinzione di poter evitare il processo sulla scorta di nuove, e più miti, descrizioni dei fatti.

In uno degli ultimi processi per estorsione, del tipo di quella descritta, mi sono trovata innanzi ad un soggetto apparentemente normale, con un lavoro stabile e redditizio, una moglie ed una figlia cui badare. Unico neo, in una vita quasi normale, un prolungato stato di tossicodipendenza, che più volte aveva portato il mio giovane assistito a litigare con la propria madre, chiaramente per motivi di denaro.

Il degenerare di una delle ultime discussioni, avvenute tra madre e figlio, sarebbe stata destinata ad avere conseguenze drammatiche e difficilmente riparabili: la madre, difatti, di fronte all’ennesima richiesta di denaro non ha retto e si è rivolta alle forze dell’ordine. Immediate sono scattate le manette per il giovane, ristretto in carcere da oramai da diversi mesi, nella disperazione della madre stessa, convinta di poter ritirare la denuncia in ogni momento.

Allo stato pende il processo di appello per il giovane, condannato in primo grado ad una pena tutt’altro che esigua; il periodo scontato in carcere gli è servito a comprendere le gravi conseguenze di quanto aveva commesso; il datore di lavoro si è dichiarato disponibile a riassumerlo presso di sé, dandogli incondizionata fiducia; figlia e moglie aspettano di poterlo riabbracciare a casa, nella speranza di trovarsi di fronte ad una persona diversa, matura, finalmente in grado di poter condurre un’esistenza normale lontano dal tunnel della droga. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)

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