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UN VULCANO RIBOLLENTE DI :CAMORRA!

Il punto di questa settimana riguarda il Comune di Boscoreale, sciolto per infiltrazioni camorristiche per ben due volte. 6/a tappa.
Di Amato Lamberti

Ha sempre destato meraviglia, anche in sede di Commissione parlamentare antimafia, il fatto che l”area vesuviana, in tutti i versanti del vulcano, fosse caratterizzata da una presenza diffusa e massiccia di organizzazioni camorriste. Quindi, non solo organizzazioni criminali dedite alle estorsioni e al controllo di traffici illegali, ma organizzazioni malavitose che si presentavano più come consorzi di cooperative ed imprese con forti collegamenti, anche familiari e parentali, con dipendenti pubblici, amministratori comunali e provinciali, sindaci, consiglieri regionali, parlamentari della Repubblica.

La prova migliore di questa situazione tutta particolare, che ha fatto pensare, al sottoscritto, ad una sorta di Principato Ultra della Camorra, diviso in tante baronie quanti erano i clan camorristici: gli Alfieri a Nola, i Russo a S.Paolo Belsito; i Cesarano a Pompei e Santa Maria la Carità; i Gionta a Torre Annunziata; i D”Alessandro a Castellammare; i Vollaro a Portici; i Galasso a Poggiomarino; i Moccia ad Afragola; i Fabbrocino a S.Gennaro Vesuviano; sono i Comuni sciolti per infiltrazioni ( dentro) e condizionamenti (interni ed esterni) della camorra. Praticamente sono stati sciolti tutti, una volta; qualcuno anche due volte; uno, Poggiomarino, addirittura, tre volte.

In tutti i casi, lo scioglimento è motivato da:
1) i rapporti di parentela, di stretta amicizia e di relazioni d”affari che legano alcuni componenti del Consiglio Comunale e alcuni Assessori -quando non lo stesso Sindaco- ad esponenti delle locali organizzazioni criminali;
2) il fatto che la malavita organizzata si era attivata, durante la campagna elettorale, a favore di alcuni candidati, poi risultati eletti;
3) l”uso distorto da parte di alcuni amministratori della cosa pubblica, utilizzata per il perseguimento di fini contrari al pubblico interesse al fine di favorire illecitamente soggetti collegati direttamente o indirettamente con la criminalità organizzata.

Ad esempio, nel decreto di scioglimento del Comune di Boscoreale, 15 dicembre 1998, si legge che: “i settori in cui emergono segnatamente l”utilizzo della pubblica amministrazione per personali tornaconti affaristici sono quelli degli appalti pubblici, della gestione finanziaria e dell”edilizia in relazione al fenomeno dell”abusivismo.” La presenza della camorra appare evidente anche per il clima di intimidazioni e di minacce che accompagna l”affidamento degli appalti pubblici. Per quanto riguarda, ad esempio, l”appalto per il servizio di nettezza urbana, nel capitolato erano state inserite clausole che favorivano una ditta già aggiudicataria dell”appalto e praticamente escludevano ogni concorrenza da parte di altre ditte.

Inoltre, il consigliere comunale che aveva fatto dei rilievi sullo stesso capitolato veniva selvaggiamente aggredito; altri due consiglieri comunali venivano costretti alle dimissioni; il funzionario comunale che ricopriva la carica di presidente della commissione di gara per gli appalti veniva prima minacciato e poi aggredito. Tutti gli appalti, da quello per l”adeguamento della rete idrica, a quello relativo ai servizi cimiteriali e a quello per la riscossione di alcuni tributi locali, vedevano come destinatarie ditte ricollegabili a soggetti gravitanti nell”ambito della criminalità organizzata locale.

Lo scioglimento del Comune non provoca sostanziali modificazioni, tanto è vero che il 26 gennaio 2006, si procede ad un nuovo scioglimento, perchè vengono accertate contiguità tra amministratori ed esponenti del crimine organizzato. Alcuni degli amministratori facevano parte del Consiglio Comunale sciolto nel 1998 e, nonostante fossero stati sottoposti a misure cautelari, erano stati nuovamente eletti, grazie all”aiuto dei clan criminali del territorio, interessati ad avere una sponda politica.

Il rapporto, che accompagna il secondo scioglimento del Comune di Boscoreale, mostra una situazione dove le organizzazioni criminali facevano praticamente quello che volevano in deroga ad ogni norma e sempre in combutta con amministratori che apparivano in condizione di totale subalternità, tanto da procedere a riunioni ad horas della Giunta per sanare, anche in modo retroattivo, e in deroga ad ogni vincolo paesaggistico, abusi edilizi, carenze di autorizzazioni, violazioni di sigilli, ordinanze di demolizione.

Persino l”erogazione di contributi in favore di associazioni socio-culturali vedeva come beneficiari personaggi legati alla criminalità organizzata, che, normalmente, mettevano a disposizione le loro sedi per la campagna elettorale degli stessi amministratori comunali di riferimento.

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