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IL CIRCO DELLA POLITICA IGNORA I GRAVI PROBLEMI

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È troppo evidente il contrasto tra la politica nazionale e la serietà dei problemi, nostri e internazionali. Eppure, i grossi temi non mancano, come ha ricordato il cardinale Bagnasco. Di Don Aniello Tortora

Nell’ultimo incontro del Consiglio permanente della CEI , (Roma, 28 – 31 marzo 2011)
nella sua Prolusione, il Cardinale Bagnasco ha toccato, come suo solito, temi di grandissima attualità. Ne ripercorro alcuni.
Il Giappone innanzitutto. Ha esordito dicendo: ”Nell’ora più grave, i giapponesi hanno dato al mondo una lezione formidabile di compostezza, determinazione e solidità. È quella che, con espressione efficace, è stata definita «la disciplina del dolore». Dolore che comunque siamo chiamati ad alleviare con i mezzi in nostro possesso lo faremo; sicuri come siamo che ogni italiano avverte il Giappone vicinissimo oggi al proprio cuore. A fronte di un simile cataclisma, dovremmo riscoprire tutti il senso della nostra costitutiva finitezza, della intrinseca fragilità delle cose, e quindi sentirci più umili, più vicini, più solidali”.

Ancora una volta, come già nelle passate prolusioni, il presidente della Conferenza episcopale italiana ha ripreso, poi, la riflessione sul 150° anniversario dell’Unità d’Italia. E così ha detto:

”È noto come la nostra Conferenza abbia voluto per tempo esprimere la convinta e responsabile partecipazione della comunità ecclesiale all’evento del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, e ciò in spirito di leale collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese tutto. Un auspicio vorremmo esprimere per il tempo che ora si apre. E riguarda quel sentimento di consapevole solidarietà che non può non legare tra loro anzitutto i cittadini della stessa nazione. Siamo preoccupati per ciò che sta producendo quell’idea di individualismo secondo cui il singolo si sente come chi non deve nulla ad alcuno e non ha relazioni impegnative verso gli altri, quasi fosse senza genealogia e non sentisse alcuna responsabilità generativa verso il domani”.

“Per quanto si tenti anche con sforzo culturale onesto di riscattarlo, l’individualismo odierno − una volta entrato in commistione con la spinta narcisistica − non può non contorcersi in una versione anti-sociale. Se vuole un suo domani, l’Italia non può non battersi per fronteggiare le derive dell’individualismo più esasperato e radicale, come non può affidarsi solamente alle relazioni di solidarietà e fecondità riscontrabili, per fortuna, tra gli immigrati”.

Nel suo discorso introduttivo al Consiglio permanente di marzo Bagnasco ha rivolto, in seguito, il suo sguardo al problema più drammatico attuale: la Libia e i Paesi nord-africani. Ha così affermato:

”Molte delle comuni preoccupazioni, in questi ultimi mesi, sono state assorbite dai fatti che stanno interessando i Paesi del Nordafrica. In sostanza, tutti i Paesi situati sulla costa africana del Mediterraneo, non escluso il Marocco, sono stati in un modo o nell’altro toccati quando non sconvolti da moti insurrezionali popolari, che hanno prodotto esiti per ogni situazione diversi, e comunque tuttora provvisori, perché suscettibili di evoluzioni imprevedibili come il caso libico drammaticamente dimostra. Nel frattempo, di evidente ed indubitabile c’è a tutt’oggi il patire di tanta povera gente! E non ci si può non rammaricare per il ricorso alla forza che, contrapponendo tra loro i figli poveri di uno stesso popolo e di uno stesso continente, provoca dolore più grande e lutti – se possibile – ancora più drammatici”.

“L’invocato e improvviso intervento internazionale − ideato sotto l’egida dell’Onu e condotto con il coinvolgimento della Nato − ha fatto sorgere interrogativi e tensioni. Ci uniamo alle accorate parole che il Santo Padre in più occasioni ha espresso di solidarietà a quelle popolazioni e di auspicio per un immediato superamento della fase cruenta: ad intervento ampiamente avviato, auspichiamo che si fermino le armi, e che venga preservata soprattutto l’incolumità e la sicurezza dei cittadini garantendo l’accesso agli indispensabili soccorsi umanitari, in un quadro di giustizia. Noi crediamo che la strada della diplomazia sia la via giusta e possibile, forse tuttora desiderata dalle parti in causa, premessa e condizione per individuare una “via africana” verso il futuro invocato soprattutto dai giovani”.

Concludendo questo drammatico capitolo, il cardinale ha richiamato tutti all’accoglienza e alla solidarietà, affermando che l’Italia, insieme all’intera Europa, è “chiamata a passare – come giustamente si è detto – da una «partnership della convenienza» a quella della «convivenza»”. Infine ha lanciato un appello per Lampedusa: “Nell’esprimere cordiale ammirazione per la generosità e il senso dell’accoglienza che da sempre contraddistingue la popolazione lampedusana, chiediamo ai Responsabili un ulteriore sforzo perché, avvalendosi di tutti gli strumenti anche comunitari, si dia sollievo all’isola e ai suoi abitanti. Non devono infatti sentirsi soli”.

Passando poi a riflettere sull’Italia il cardinale ha ricordato come “l’Italia ha un estremo bisogno di ricomporsi” e ha riportato alcuni “dati per quanto possibile semplici e netti. Anche da soli, sono eloquenti: sulla disoccupazione specialmente giovanile e femminile, sul differenziale tra Nord e Sud d’Italia, sulla produttività, sull’imposizione e sull’evasione fiscale, sulla corruzione e sull’amministrazione della giustizia, sull’insicurezza del territorio e sul fabbisogno energetico”… Per risolvere questi problemi Bagnasco ha affermato con forza che ”più che di scomuniche reciproche, la collettività ha bisogno di una seria dialettica, che esalti i ruoli a ciascuno affidati dal cittadino-elettore” e di una “vita elevata a creazione sociale, dunque a orizzonte di cultura, di bellezza, di arte”.

Certo, davanti allo spettacolo da circo equestre dei nostri parlamentari di questi giorni qualche interrogativo sorge spontaneo. Abbiamo una classe politica talmente scadente che mi viene voglia di mandare tutti a… casa. Ma, qualche responsabilità, è pure nostra.
(Fonte foto: Rete Internet)

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