Come e dove raccolgono i voti tanti politici comunali, provinciali e regionali, è cosa nota. La camorra è ben rappresentata nella nostra provincia, in tutti i consessi elettivi.
Di Amato Lamberti
La cronaca ci costringe ancora una volta a fare i conti con i rapporti inconfessabili tra politica e camorra. La settimana scorsa in un blitz contro il clan camorrista dei Sarno, egemone a Ponticelli e nell”intera area orientale di Napoli, è stato arrestato anche un consigliere comunale di Napoli, Achille De Simone (nella foto, tra i carabinieri), eletto nelle liste del Pdci e subito trasmigrato prima all”opposizione, in Forza Italia, e poi al gruppo misto, forse per essere decisivo nel sostegno ad una Giunta traballante come quella della Iervolino.
Un caso emblematico del modo di fare politica in provincia di Napoli, dove l”importante è trovare un tram, in questo caso il Pdci, che, con il pacchetto di voti che controlli, ti permetta di essere eletto in un Consiglio comunale importante come quello di Napoli. Naturalmente è anche necessario un partito, in questo caso il Pdci, che pur di raccogliere quei consensi che lo faranno esistere, sia disponibile ad aprire le porte anche a personaggi di nessuna affidabilità ma portatori di un consistente pacchetto di voti.
Come e dove raccogliesse i voti il consigliere De Simone lo ha svelato la polizia mettendo in luce i rapporti anche molto stretti con il clan Sarno.
Così come, sempre la polizia, aveva reso noto che il consigliere, questa volta regionale, Roberto Conte, eletto nelle liste dei Verdi, i voti li aveva avuti dal clan Misso, nel Centro storico di Napoli. Ma potremmo parlare di tanti altri consiglieri, comunali, provinciali, regionali di Napoli, Caserta e Benevento, a cominciare da quel Tommasino ucciso da un camorrista-compagno di partito a Castellammare.
Con molta nonchalance e un pizzico di ironia, la sindaco di Napoli, Iervolino, ha commentato l”arresto del consigliere De Simone dicendo che “i politici riflettono la società, sono eletti dai cittadini. Ci sono cittadini esemplari che eleggono politici esemplari e si vede che ci sono cittadini che fanno scelte un po” diverse.” Il ragionamento non fa una grinza per quanto riguarda il fatto che i politici riflettono la società e sono votati dai cittadini. Bisognava però aggiungere che anche i politici “esemplari” rappresentano i diversi interessi che si scontrano ogni giorno nella città.
Ci sono gli interessi legittimi dello sviluppo, dell”impresa, del commercio, dell”innovazione che mirano comunque ad orientare l”attività dell”amministrazione e l”utilizzo dei fondi pubblici; e ci sono gli interessi illegittimi che comunque mirano al controllo dell”amministrazione e della spesa pubblica. Lo scontro, a Napoli, come dovunque, è tra lobbyes di interessi confessabili e inconfessabili che spesso, purtroppo, si sovrappongono quanto a modalità di azione per il raggiungimento dello scopo, finendo con l”inquinare la stessa attività politica.
Ad esempio, come sta scritto in alcuni processi della tangentopoli napoletana, quando un imprenditore mirava ad accaparrarsi un grande appalto pubblico pluriennale poteva chiudere gli accordi con la maggioranza che doveva approvare la delibera solo dopo aver raggiunto l”accordo con l”opposizione, e questo per facilitare il raggiungimento dello scopo ed evitare problemi a livello di opinione pubblica e magistratura, con la piena soddisfazione di tutte le esigenze. Sugli appalti piccoli vale la regola aurea della spartizione che accontenta tutte le esigenze, anche quelle dei piccoli partiti e dell”opposizione.
Ma nessuno dei consiglieri eletti farà mai come le tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano: hanno sempre le orecchie tese e lo sguardo attento, e, soprattutto, la mano tesa per rivendicare la loro parte. La frase magica, quando si parla di appalti, forniture, assunzioni, rilascio di licenze e autorizzazioni, è: “questa è una questione politica”. Naturalmente si tratta solo di “spartenza” perchè, per questi signori, la politica è solo questo: fare gli interessi dei gruppi e delle persone che si rappresentano e che li hanno fatti eleggere, compresi, ovviamente, clan criminali e camorristi che, nella nostra provincia, sono ben rappresentati in tutti i consessi elettivi.
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