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Fiat, su Pomigliano è sempre più muro contro muro

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Il Lingotto in una nota accusa gli operai di Pomigliano iscritti alla Fiom: “Parlano contro la Panda”. Poi Torino ci ripensa e dirama un secondo messaggio più pacato. Ma l’ufficio stampa Fiat commenta: “Nessun ravvedimento: è stato solo un disguido”.

Gran parte della vicenda dei licenziamenti si dovrà consumare qui, tra la grande fabbrica e le sedi sindacali di Pomigliano e di Napoli. La fuoriuscita della Fiat da Confindustria impone che la trattativa si svolga direttamente nella direzione aziendale dello stabilimento.

Un confronto che potrà iniziare soltanto dopo che i segretari regionali dei sindacati firmatari dell’accordo Panda invieranno alla newco, entro martedì, la richiesta di esame congiunto. Procedure “ordinarie” divenute all’improvviso di una delicatezza estrema e che ora sono nelle mani di Giuseppe Terracciano (Fim), Giovanni Sgambati (Uilm) e Felice Mercogliano (Fismic). Per lunedì mattina Terracciano ha riunito d’urgenza l’attivo dei delegati dell’organizzazione di categoria che presiede, al secondo piano di un edificio della Pomigliano residenziale, appena un chilometro e mezzo in linea d’aria dal grande stabilimento automobilistico.

“Per il momento si tratta di inviare la richiesta d’incontro in sede aziendale – spiega Terracciano – che concorderemo insieme, noi della Fim, la Uilm, la Fismic e l’Ugl. Poi, in caso di esito negativo, andremo all’ufficio regionale del lavoro”. In base alla normativa che regola la mobilità ci sono 45 giorni di tempo dall’avvio della procedura da parte dell’azienda per trovare un accordo in sede aziendale. In caso di mancata intesa, entro altri 30 giorni dalla scadenza dei precedenti 45 l’ufficio regionale del Lavoro sarà chiamato a dirimere la vertenza. Se anche in quel caso le parti non avranno trovato una quadra allora la Fiat potrà dare il via al licenziamento collettivo unilaterale. Provvedimento che solitamente, in campo industriale, avviene a stretto giro di posta.

Nel frattempo la situazione resta di quelle ad alta tensione. E’ corsa voce che la Fiat stia tentando di rivedere la sua posizione dopo i due comunicati diramati uno dietro l’altro, ieri. Il primo messaggio molto duro con gli operai iscritti alla Fiom, accusati di parlare male della nuova Panda. L’altro molto più pacato, quasi una smentita del precedente. “Nessun ravvedimento – smentisce però il Lingotto, da Torino – c’è stato soltanto un disguido. Il fatto è che non si tratta di considerare solo i 19 reintegri: l’azienda non può reggere in questa situazione di mercato tutti i 145 reintegri imposti dalla magistratura”. La Fiat è molto scettica anche circa l’ipotesi di un lodo del governo. “Non ha senso – si commenta ancora dalla sede centrale – in quanto noi restiamo sulla nostra posizione e la Fiom pure, per cui non riusciamo a capire come si possa parlare di lodo”.

Dal fronte opposto il segretario regionale della Fiom, Andrea Amendola, conferma l’impossibilità di una pax tra i metalmeccanici della Cgil e l’amministratore delegato Sergio Marchionne. “Come si fa – si chiede Amendola – a firmare un accordo su un piano, il Fabbrica Italia, che è fallito per ammissione stessa di chi lo ha concepito? Prima, due anni or sono, almeno c’era uno scambio: se firmate io, Fiat, porto gli investimenti. Ma ora non ci sarebbe neppure uno scambio: niente di niente. Anche Giuseppe Berta afferma che, il piano, per noi uno pseudo piano, appena presentato da Marchionne a Torino è una cosa molto vaga. Per cui non firmeremo mai. Il fatto vero – stigmatizza il massimo responsabile campano dei metalmeccanici della Cgil – è che vogliono radere al suolo la Fiom”.

Tutte posizioni che non lasciano intravedere un barlume di speranza. “E’ una situazione drammatica – lo scoramento di Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – nessuno vuole indietreggiare di un passo e tutto questo si ripercuote esclusivamente sulla pelle dei lavoratori”. La mobilitazione di piazza è dietro l’angolo. Domenico Mignano, operaio licenziato dalla Fiat, con gli altri attivisti della Confederazione Cobas sta organizzando un corteo per giovedì prossimo. La protesta avrà come obiettivo la grande fabbrica. “Sono stati i sindacati firmatari – esclama polemicamente Mignano – a sottoscrivere un accordo che ha decretato il licenziamento non solo dei 19 “ostaggi” di adesso ma anche di migliaia di altri operai rimasti in cassa integrazione”.

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