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Fiat, rientrano a Pomigliano i ribelli della Fiom

I metalmeccanici della Cgil erano stati espulsi dalla fabbrica il 4 febbraio: pagati per non lavorare, ma solo per pochi giorni. Poi il ritorno in cassa integrazione. Oggi però sono stati richiamati.

La Fiat ha comunicato martedì pomeriggio a 4 dei 19 attivisti della Fiom, espulsi dalla fabbrica di Pomigliano nel febbraio scorso, il rientro a rotazione nello stabilimento automobilistico. Aniello Niglio, di Ercolano, Ciro D’Alessio, di Torre Annunziata, Mario Di Costanzo, di Acerra, e Sebastiano D’Onofrio, di Visciano, prenderanno servizio oggi come collaudatori delle Panda appena prodotte dalla catena di montaggio. Il rientro dei metalmeccanici della Cgil sarà limitato alla sola area “C”, settore creato il 18 febbraio scorso grazie a un accordo con Fim, Uilm e Fismic finalizzato all’estinzione della newco Fip, Fabbrica Italia Pomigliano, e alla riorganizzazione dello stabilimento, che è stato diviso in tre zone.

Nella prime due, la “A” e la “B”, possono lavorare solo gli addetti con almeno 6 mesi di esperienza nella nuova produzione. Un criterio che esclude automaticamente dalla catena di montaggio e dagli altri impianti manifatturieri della grande fabbrica anche gli operai iscritti alla Fiom, rimasti per molto tempo a zero ore. “ Chiariamo questo – avverte Niglio, 50 anni, finito in cassa integrazione quasi tre anni fa, subito dopo il referendum sull’accordo Panda – e cioè che la rotazione così com’è stata attuata dall’azienda viola comunque la sentenza del tribunale di Roma, che ha stabilito il nostro rientro nelle linee di produzione. Inoltre – aggiunge l’attivista Fiom – ribadiamo che questo tipo di provvedimento voluto dalla Fiat non darà la sufficiente risposta occupazionale, visto che nemmeno la metà dei cassintegrati a zero ore potrà rientrare in fabbrica, tra l’altro per periodi di tempo estremamente limitati ”.

Sul rientro nelle linee di produzione degli iscritti Fiom pende un ricorso civile inoltrato dal sindacato di Landini a marzo, presso il tribunale di Roma, quando è stata sciolta la newco e i primi 19 dei 145 militanti da reintegrare ( per effetto di una sentenza del giugno 2012, emanata sempre dalla magistratura capitolina ) sono di nuovo finiti in cassa integrazione, dopo una breve permanenza in fabbrica nei primi giorni di dicembre e nella seconda di parte di gennaio, in un corso di formazione che sembrava non avere fine. Quindi l’espulsione improvvisa dallo stabilimento, il 4 febbraio. I metalmeccanici della Cgil sono rimasti a casa, pagati per non lavorare, fino al primo marzo, quando per effetto del piano di riorganizzazione sono di nuovo rientrati in cassa integrazione.

Ora però sono stati richiamati, sia pure per poco tempo. Si parla di una permanenza in attività che non dovrebbe superare le cinque settimane. Nel frattempo la procura di Nola sta indagando l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, per discriminazione nei confronti dei “ribelli” di Landini. Ma il Lingotto sta mettendo in campo una serie di mosse sul fronte occupazionale. Stamane, alla Regione, faccia a faccia con i sindacati firmatari dell’accordo Panda per dare risposte ai 720 cassintegrati della Marelli, indotto di primo livello. “ Sono convinto che attraverso una corretta concertazione – anticipa Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – sarà possibile dare il via a un piano per la ricollocazione dei lavoratori rimasti a zero ore. Scegliere però la strada della protesta strumentale a tutti i costi – chiarisce il sindacalista del si – potrebbe costituire un serio ostacolo al confronto costruttivo ”.

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