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Fiat, quei Cobas impacchettati

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Sono visti dai confederali, Fiom compresa, come dei rompiscatole dannosi. Eppure gli extraparlamentari Cobas del Comitato di Lotta cassintegrati e licenziati Fiat in questo momento costituiscono l’unico fronte della protesta di piazza a Pomigliano.

“Siamo noi le auto straniere, quelle che Marchionne mette nella plastica”. Rosario Monda, 49 anni, tre anni or sono ha dovuto fare irruzione nella Fiat di Pomigliano col figlioletto in braccio per convincere la Fiat a rispettare la sentenza di reintegro della magistratura, sopraggiunta dopo il suo licenziamento, deciso tempo prima dall’azienda.

Intanto ieri Rosario è tornato per l’ennesima volta davanti ai cancelli di Pomigliano a protestare contro Marchionne e soci, rei di averlo lasciato in cassa integrazione a zero ore nel reparto confino di Nola, impianto della logistica in cui sono stati trasferiti dalla grande fabbrica automobilistica 316 operai, molti dei quali scelti tra i più ribelli e sindacalizzati negli organici dello stabilimento automobilistico partenopeo. Operai che da quando sono stati trasferiti a Nola, nel 2008, si trovano in cassa integrazione a zero ore. Nel frattempo quella di ieri è stata una protesta a base di cellophane, cartone e tanta ironia creativa.

Questi i pochi ma efficaci ingredienti che hanno dato il via alla clamorosa iniziativa del gruppo di cassintegrati a zero ore del polo logistico di Nola. I lavoratori si sono impacchettati col cellophane davanti al varco operai della Fiat di Pomigliano. La scena è stata di quelle tra il comico e il surreale. Gli addetti in attività della grande fabbrica, che all’una e mezza del pomeriggio si stavano avvicendando per il cambio dal primo al secondo turno di lavoro, hanno osservato i loro colleghi cassintegrati chiusi all’interno di vere e proprie maxiconfezioni di plastica, un gruppetto di operai estromessi dal ciclo produttivo da anni e che hanno deciso di replicare così all’operazione “cuore infranto” messa a segno la settimana scorsa dalla Fiat, l’impacchettamento nei parcheggi delle fabbriche automobilistiche italiane, Pomigliano compresa, delle auto straniere di proprietà dei dipendenti del Lingotto.

Un’iniziativa voluta per incentivare l’acquisto di auto prodotte dalla famiglia Agnelli. “Marchionne, te ne sei andato dall’Italia e ci hai lasciato in cassa integrazione: ci hai spezzato il cuore”, il messaggio scritto su un cuore di cartone che ricorda quello, molto più sofisticato, fatto apporre dall’azienda la settimana scorsa, sulle auto straniere degli operai “infedeli”: “Te ne sei andato con un’altra: ci hai spezzato il cuore”. Sono 316 gli operai in cassa a zero ore da sei anni di fila del polo logistico Fiat di Nola. Da più di un lustro sopravvivono con 800 euro al mese. Per loro la cassa integrazione scadrà a luglio. La protesta di ieri è stata organizzata dal Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat aderenti ai Cobas.

Un manipolo formato da una decina di “pericolosi” estremisti di sinistra, poveri in canna, licenziati, precari, disoccupati dei centri sociali o cassintegrati a vita. Gente che lo stesso “pasionario” Landini, guru della Fiom, non ha esitato a definire “ stupidi ” (ma è solo un eufemismo) durante i picchetti contro i sabati di straordinario a Pomigliano. Era il giugno dell’anno scorso. “Poi però, appena lo scorso marzo, di sabati di straordinario nella fabbrica della Panda ne sono stati fatti quattro e la Fiom non ha mosso un dito”, tengono a precisare gli attivisti del Comitato di lotta.

A Pomigliano, città delle fabbriche più grandi e importanti del Mezzogiorno, Fiat., Alenia e Avio, il movimento operaio sembra aver fatto registrare una storica battuta d’arresto. Qui il sindaco, Raffaele Russo, 73 anni, è un craxiano iscritto a Forza Italia. Contemporaneamente i sindacati sono divisi. Fim, Uilm e Fismic contro la Fiom, Fiom contro Cobas, Slai Cobas contro Cobas e, almeno fino a qualche tempo fa, Slai Cobas contro la Fiom. Per non parlare dei rapporti locali tra il Pd dell’ex sindaco e consigliere regionale Michele Caiazzo e la Rifondazione Comunista del vicesindaco di Napoli, nonché pomiglianese doc, Tommaso Sodano: relazioni pessime o inesistenti da più di un decennio.

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