In una conferenza stampa unitaria, tenuta nella Cgil di Napoli, Fim, Uilm, Fismic e Ugl chiedono le dimissioni dell’assessore regionale al lavoro, Severino Nappi, e annunciano il blocco della Fiat di Pomigliano, per il 7 gennaio.
I sindacati preparano una nuova offensiva ai cancelli della Fiat. Lo annunciano durante una conferenza stampa unitaria Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl. La decisione di mobilitare i lavoratori con l’obiettivo di bloccare le attività della newco Fabbrica Italia Pomigliano alla ripresa del prossimo 7 gennaio scaturisce dalla grave situazione in cui versa l’indotto Fiat-ex Ergom, l’impianto di Poggioreale rimasto praticamente inattivo da un anno e mezzo, cioè da quando sono state eliminate le produzioni Alfa Romeo 159, 147 e Gt ed è stata introdotta la monoproduzione della piccola nuova Panda. Intanto la vertenza ex Ergom sta fungendo da collante in un sindacato ancora diviso dall’accordo Panda e dal conseguente contratto dell’auto.
La conferenza stampa di ieri è infatti unitaria e si è svolta in una sala della Cgil di via Torino. Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl stigmatizzano sia l’atteggiamento tenuto finora dalla Fiat che quello dell’assessore regionale al lavoro, Severino Nappi. “ Chiediamo le dimissioni di Nappi ”, il coro dei dirigenti sindacali presenti, che chiedono l’impegno diretto nella vertenza di Fiat e indotto del presidente della giunta regionale, Stefano Caldoro. “ E’ assurdo – lamenta Franco Percuoco, responsabile territoriale della Fiom – che l’assessore Nappi non solo non si sia presentato all’incontro da lui stesso organizzato, il 17 dicembre scorso, ma pure che nella seconda richiesta di convocazione, prevista per il 28 gennaio, non abbia voluto invitare la Fiom: si comporta come la Fiat” .
Caustico è Crescenzo Auriemma, della segreteria regionale Uilm: “L’azienda non è affidabile perché non si presenta ai tavoli convocati anche dal prefetto ma la cosa strana è che proprio in casa della Regione non si presenti l’assessore Nappi: credo che Caldoro faccia bene a riconsiderare la posizione di questo suo esponente di giunta ”. I sindacati dicono che ormai il tempo è scaduto, che attendono da dieci mesi, invano, un incontro sul futuro industriale della ex Ergom e dei suoi 720 addetti, tutti in cassa integrazione e tutti con una scadenza fissa: il 13 luglio, data della fine dell’ammortizzatore sociale. “La convocazione del 28 gennaio alla Regione – aggiunge Michele Liberti, segretario provinciale della Fim-Cisl – per noi è una presa in giro”.
“Noi in realtà – chiarisce Peppe Raso, della Fismic – stiamo chiedendo solo un incontro urgente per comprendere le sorti di questo stabilimento. Abbiamo fatto il giro di mezza Italia e ci siamo ritrovati con le mani vuote – spiega ancora Raso – ma sinora siamo riusciti a reggere con la cassa integrazione, intanto la vera crisi comincia solo ora che stanno per finire gli ammortizzatori sociali. Per me la vera beffa – la delusione dell’esponente della Fismic – è stata quando la Regione ci ha detto che sarebbe intervenuta se invitata dal ministero ”. Raso punta anche su un bando regionale, 70 milioni di euro destinati per l’innovazione.
“Non sappiamo se l’azienda abbia o meno fatto dei progetti per sfruttare questi finanziamenti, non sappiamo niente”, l’amarezza del sindacalista della Fismic. Certo è che la situazione della Ergom appare davvero difficile. I lavoratori raccomtano di una fabbrica ormai smantellata. “Si – conferma Vincenzo Chianese, rsu della Fiom – siamo di fronte a un impianto già smantellato e le istituzioni si dovranno far carico delle conseguenze sociali di ciò”.

