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Fiat, l’incontro tra Marchionne e Monti non convince Pomigliano

Reazioni all’insegna della diffidenza dopo il faccia a faccia di palazzo Chigi tra Marchionne e Monti. Il manager Fiat ha riferito che l’azienda non lascerà l’Italia e che anzi ci saranno nuovi investimenti. Ma lo scetticismo resta.

Nuovi investimenti non appena ci sarà la risalita dei consumi ( ma quando ci sarà questa risalita non ci è dato sapere semplicemente perché nessuno lo sa ) e radici da lasciare ben salde in Italia rafforzando la produzione destinata all’export, magari anche facendo ricorso a piattaforme comuni Fiat-Chrysler. Nessuna richiesta al governo, poi, da parte dell’azienda, di aiuti pubblici. E’ questo il contenuto sostanziale del vertice chiarificatore di palazzo Chigi, da cui però non sono scaturite indicazioni specifiche circa l’immediato futuro industriale e occupazionale di tante realtà del comparto automobilistico nazionale.

Per esempio: a Pomigliano e nell’indotto napoletano e regionale che ne sarà dei cassintegrati per i quali scadrà l’ammortizzatore sociale ? E cosa succederà alla Irisbus di Flumeri, impianto inattivo con cassa integrazione in scadenza a ottobre ? Cosa fare, inoltre, circa la questione della cacciata della Fiom e dei suoi iscritti dalle fabbriche del gruppo ? Tutte domande che sono rimaste prive di risposta. Comunque i cassintegrati di Pomigliano e i loro comitati di lotta, in parte egemonizzati dai metalmeccanici della Cgil , hanno seguito minuto per minuto quel che si stava consumando a palazzo Chigi.

Alla fine Mario Di Costanzo, uno dei leader Fiom nella galassia campana Fiat, ha commentato così: “ I battibecchi tra il governo e Marchionne secondo me sono una sceneggiata ma qualche punto dolente c’è perché siamo in assenza di un piano industriale e questo rende più problematico il compito del governo sul fronte industriale e occupazionale. Ovviamente, sul piano politico sindacale, adesso ci aspettiamo che Marchionne apri un confronto con tutti i sindacati, Fiom in testa, perché abbiamo avuto ragione sul fatto che il piano Fabbrica Italia non serviva a risolvere i problemi occupazionali in quanto gli investimenti sono stati del tutto insufficienti, vedi per esempio Pomigliano, oppure del tutto assenti, vedi Mirafiori.

In ogni caso noi qui da Pomigliano vogliamo lanciare questo messaggio a governo e Fiat: non firmeremo accordi che prevedano esuberi e deroghe al contratto nazionale dei metalmeccanici risalente al 2009 ”. Anche nel Napoletano si è fatta sentire la eco della protesta inscenata ieri sera a poca distanza da palazzo Chigi, con gli operai della Iribus e i Cobas dell’operaio Fiat licenziato Mimmo Mignano e di Marco Cusano, altro operaio Fiat licenziato e poi reintegrato dal giudice, ma infine messo in cassa integrazione. “ La polizia ci ha fermato, ci ha chiesto i documenti – ha urlato Mignano – ma noi stiamo protestando contro lo smantellamento industriale: se il governo non prende una posizione chiara sulla questione, se non stipula un accordo di programma con la Fiat e tutti i sindacati, anche quelli di base, sarà meglio che Monti si dimetta ”.

A Roma insieme a una quarantina di operai Fiat e di militanti dei centri sociali aderenti ai comitati di base c’erano anche un centinaio di tute blu della Irisbus di Flumeri. Per loro ( sono in tutto 730 ) la situazione è drammatica: la cassa integrazione scadrà a ottobre mentre Marchionne ha già dichiarato, tempo fa, che la produzione di autobus ormai è cessata in Italia. Domenico Delle Grazie, della rsu dell’impianto irpino, mentre aspettava l’uscita del presidente del Consiglio dal retro di palazzo Chigi, ha lanciato un appello: “ L’Italia ha sul groppone una multa dell’Unione europea di un miliardo e settecento milioni perché il parco autobus nazionale è obsoleto ed è dannoso all’ambiente, intanto abbiamo sentito che vogliono costruire i nuovi autobus all’estero per cui chiediamo al governo e a tutta la politica di impedire questo scempio perpetrato sulla nostra pelle ”.
(Fonte foto: Rete Internet)

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