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venerdì, Dicembre 3, 2021

Fiat, a Pomigliano dopo le vacanze scatta la cassa integrazione

Due settimane di cig, fino al 3 settembre, per i 2200 addetti alle produzioni nuova Panda. Altri 3000 lavoratori si trovano in cassa integrazione da molti mesi. Lo spettro dei licenziamenti.

Dalle ferie alla cassa integrazione. Dopo il meritato periodo di vacanza, cominciato il primo di agosto, gli operai della Fiat di Pomigliano ieri sarebbero dovuti rientrare in fabbrica. Ma il condizionale è d’obbligo perché i cancelli dello stabilimento produttore della nuova Panda sono rimasti tristemente chiusi. E resteranno così, ben sigillati, fino al prossimo lunedì 3 settembre, quando saranno riaperti al termine delle due settimane di cig annunciate già a luglio. La nuova utilitaria, la vettura su cui erano puntate le speranze di rilancio dell’intero settore regionale, non tira come nelle aspettative.

Da qui la decisione del Lingotto di dare il via, per la prima volta nel rinnovato stabilimento Fabbrica Italia, all’utilizzo di un ammortizzatore sociale in grado di parare temporaneamente i brutti colpi inferti da un mercato tremendo che sta penalizzando un po’ tutti i costruttori di automobili, Fiat in testa. Dopo le vacanze sono rimasti dunque a casa i 2200 tra operai e impiegati addetti alla produzione del nuovo modello. Si trovano tutti alle dipendenze della Fip, acronimo di Fabbrica Italia Pomigliano, la società creata l’anno scorso dall’amministratore delegato Sergio Marchionne per dare vita a un nuovo contratto aziendale in grado di scalzare dallo scenario industriale il sindacato che dissente, Fiom in primis.

Nel frattempo tremano gli altri 3000 dipendenti della Fiat di Pomigliano e del suo indotto che in cassa integrazione si ritrovano ormai da tempo immemore. Sono rimasti negli organici di Fiat Giambattista Vico, la società che Torino vuole dismettere entro l’anno prossimo. Per loro l’ammortizzatore sociale non è di quelli congiunturali. Per loro la questione è più delicata perché se il mercato non si riprenderà, se le produzioni non schizzeranno improvvisamente alle stelle, l’anno prossimo si ritroveranno tutti senza soldi e senza posto. Licenziati.

“In questo periodo di vacanza – riferisce un sindacalista che vuole restare nell’anonimato – ci sono due sentimenti contrastanti: quello dell’operaio della Fip, che nonostante la cassa integrazione temporanea è sicuro di rientrare al più presto in fabbrica, e quello dell’operaio di Fiat Giambattista Vico, che questa certezza ormai non ce l’ha più. Certo – aggiunge l’esponente sindacale – anche gli addetti della Fip sono preoccupati per come sta andando il mercato ma chi è fuori da tanti mesi lo è molto, molto di più”. Negli ultimi tempi anche alcuni dei sindacati firmatari dell’accordo per la nuova Panda, prologo del nuovo contratto corporativo dell’auto, hanno battuto i pugni contro l’azienda, sia pure timidamente.

C’è stato per esempio chi, come Giuseppe Terracciano, segretario generale della Fim-Cisl di Napoli e della Campania, ha più volte invocato l’arrivo a Pomigliano della produzione di un secondo modello di vettura. Resta poi sullo sfondo, ma ad ogni modo connessa a questa situazione, la questione della produzione del vecchio modello di Panda, ancora in svolgimento nello stabilimento polacco della Fiat. Fino a quando il modello precedente della popolare utilitaria resterà sul mercato sarà necessario un miracolo per assistere alla risalita delle produzioni di Pomigliano.

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