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Ecomafia a Napoli: oggi il verdetto sul disastro ambientale

Il giudice Sergio Aliperti pronuncerà oggi la sentenza del processo Carosello Ultimo Atto, nell’aula 115 del tribunale partenopeo. L’accusa: “La camorra ha sversato nelle campagne milioni di tonnellate di rifiuti tossici”.

 C’è chi insinua che ci sarà un altro rinvio. Chi invece parla di prescrizioni e assoluzioni. Chi ancora sostiene che uno dei principali imputati stia facendo di tutto per farsi dichiarare incapace di intendere e di volere.

Un fatto è certo però: stamane l’aula della sesta sezione penale di Napoli sarà stracolma di ambientalisti e cittadini di ogni estrazione provenienti da ogni parte dell’hinterland. Per oggi infatti è attesa la sentenza del processo Carosello-Ultimo Atto, vale a dire del processo sul più grande traffico di rifiuti tossici scoperto nell’hinterland. Un procedimento giudiziario di primo grado che vede alla sbarra i fratelli Pellini, imprenditori dell’immondizia, e i loro presunti complici della camorra, delle forze dell’ordine e del comune di Acerra. Era stato il pubblico ministero della Dda, Maria Cristina Ribera, il 27 dicembre scorso a chiedere la condanna a 18 anni di reclusione per i Pellini, 7 anni per l’ex comandante dei carabinieri della stazione di Acerra, Giuseppe Curcio, e 5 per l’ex capo dell’ufficio tecnico del comune di Acerra, Pasquale Petrella.

La condanna a 18 anni di reclusione è stata chiesta per i fratelli acerrani Cuono, Salvatore, maresciallo dei carabinieri sospeso dall’Arma, e Giovanni Pellini, definiti dal pm Ribera “camorristi del traffico di rifiuti legati al clan Belforte di Marcianise”. 18 anni, quindi. Uno più di quanto è stato chiesto per Giuseppe Buttone, cognato del boss di Marcianise Domenico Belforte. Ecco i principali capi d’imputazione: associazione a delinquere, disastro ambientale, traffico di rifiuti, falso ideologico. In base all’inchiesta ammontano a un milione di tonnellate, accertate in soli tre anni, gli scarti tossici provenienti dalle fabbriche chimiche del nord Italia e quindi scaricati negli impianti, tutti giudicati fuorilegge, della Pozzolana Flegrea di Bacoli e Giugliano, della Igemar di Qualiano (per il titolare, Salvatore Marrone, c’è una richiesta di condanna a 12 anni) e nei due siti acerrani gestiti direttamente dai Pellini. Una storia zeppa di sospette complicità.

Uno dei fratelli Pellini, Salvatore, è un maresciallo dei carabinieri, sospeso dopo il blitz che portò all’arresto di altri due militari dell’Arma, il maresciallo Giuseppe Curcio e l’appuntato Vincenzo Addonisio. Per Curcio, ex comandante della stazione di Acerra, anche lui sospeso, il pm ha chiesto 7 anni di reclusione. 5 anni, invece, per l’appuntato Addonisio. Sono entrambi accusati di aver fatto insabbiare le prime indagini. Chieste condanne, a 5 e a 4 anni di reclusione, anche per due ex dirigenti dell’ufficio tecnico comunale di Acerra, il geometra Pasquale Petrella e l’architetto Amodio Di Nardi, ritenuti responsabili del rilascio di false autorizzazioni per gli impianti di smaltimento.

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