La nave Italia, va avanti, malgrado tutto, malgrado i parolai e le loro metafore cinematografiche.
"… è come sul Titanic …” con queste parole e questa metafora l’ex ministro Tremonti spiegava, nel luglio 2011, la drammatica situazione del Paese prima di Monti. Frenetici e drammatici momenti che rischiamo di rivivere ancora, come un incubo ricorrente, ma nel frattempo, prima che l’azzurro non ritorni al governo e tutti si risalga nuovamente sullo sfortunato piroscafo e si vada verso l’iceberg di turno, sarà meglio che il professore d’economia rispolveri il suo inglese pubblicitario perché, chi ebbe la sfortuna d’ascoltarlo allora, ne ricorderà ancora l’atroce pronuncia. Taitanic!
Eppure aveva iniziato bene il politico di Sondrio, la pronuncia! Non il suo mandato! Infatti Taita… era in perfetto stile oxfordiano ma purtroppo ci scivola giù, proprio sul …nic! Con una ci debole come la nostra economia. Come se l’uomo avesse avuto un barlume d’orgoglio nazionale e avesse voluto rifiutare quell’inglese, imposto dai mercati e dalla sua scienza preferita. Il Taitanik non gli andava più bene, era giunto il momento di darsi all’Andrea Doria!
Ad esser sinceri, la cosa che più ci colpiva, fino a circa un anno fa, era la faccia del ministro dell’economia e delle finanze, quella faccia da prof esterrefatto davanti alle corbellerie di un suo studente saccente. Con quei suoi occhi sgranati e amplificati da quelle lenti da presbite, cosa avrà pensato quando quel giovinastro, che altro non era che il suo capo, le sparava grosse e contraddicendolo puntualmente? Il solito misunderstanding? O si sarà incazzato come ‘na bestia? Sovente ci viene in mente quest’immagine, e lo vediamo lì, accanto al suo premier, a spalle strette, incupito più nell’animo che nel cuore e ci pare così di vedere come nei fumetti levarsi una nuvoletta a mo’ di pensiero e con traduzione per chi vive a sud del Garigliano: Ma che s’adda fa’ pe’ campà!
Il nostro paese è un po’ così a metà strada tra l’inglese e l’italiano, diviso tra il mondo e il casolare, spezzato in due tra chi si sente stretto tra le mura domestiche e chi si muove a suo agio tra i vicoli delle nostre città, a volte le due identità si fondono, per giunta creando uno strano coacervo che include contemporaneamente entrambe le anime di questo popolo, ma che spesso non riesce ad esprimerle al meglio, perché non riesce ad accettarsi per quel che è.

