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Dalle finestre dei bassi alle coscienze collettive. Che suono ha l’illegalità?

L’illegalità è fatta anche di suoni, con parole che vittimizzano eroi del male. Riflessione su determinate canzoni, analizzate con cura scientifica dal sociologo Mariano Gianola.

Mariano Gianola è uno di quei ragazzi che fu affascinato dalle intuizioni di Amato Lamberti. Per quanto questo possa apparire poco interessante agli occhi del lettore, in realtà l’anteposto è importante per proseguire nella discussione intrapresa da questa rubrica, riflessione che tenta di definire quali sono gli elementi di disagio e di crescita di questo nostro territorio. Il libro “Il suono dell’illegalità” di Mariano, è a tutti gli effetti, un elemento di crescita. Attraverso una raccolta scientifica e scrupolosa, il giovane sociologo tenta di analizzare la funzione di alcune canzoni neomelodiche napoletane, la cui musica spesso fuoriesce dalle finestre dei bassi ed è canticchiata dai bambini che giocano nei vicoli.

Va giustamente specificato però, che non tutte le canzoni neomelodiche sono di natura deviante, così come non tutti gli autori di testi in dialetto inneggiano il malaffare. In questo libro, l’autore tiene viva l’attenzione del lettore trattando la musica come uno dei mezzi più importanti per creare modelli culturali. Queste canzoni analizzate, che per praticità raggruppiamo nel termine “neomelodiche”, hanno il compito di costruire l’identità dei gruppi d’ascolto, riuscendo a orientare i percorsi formativi delle nuove generazioni. Il vero disagio esposto è proprio quello che questi contributi musicali creano talvolta una sorta di legittimazione del crimine, orientando le scelte di vita in direzione di un reclutamento nelle varie forme di delinquenza.

Non è un caso che la prefazione del testo è stata curata dal compianto Amato Lamberti, che più volte nelle sue riflessioni, specificò il rischio di questo tipo di musicalità che è il sottoinsieme di un genere più ampio in cui padroneggiano le varie caratteristiche della cultura napoletana. Gianola, attraverso una dettagliata analisi dei contenuti di alcuni testi, sottolinea quanto il messaggio di queste canzoni possa attecchire su un pubblico più debole, creando nelle coscienze dei giovanissimi un senso vivo di appartenenza, in cui la camorra è garante di tanti servizi, ed è beneficiaria di una sussistenza che lo stato non sempre riesce a garantire.

Così facendo, la canzone che esalta le doti del camorrista, orienta i comportamenti di chi ascolta il pezzo, ne altera i valori, la percezione della vita, costruendo man mano un immaginario deviato della realtà, in cui l’anomalia non sta nell’essere camorrista ma nell’essere normale. Il camorrista, anzi, è il vero corrispondente dello stato civile, un antistato quindi, in cui viene mitizzato il concetto di onore e in cui è sacra la famiglia, la stessa che in alcune canzoni spesso deve sopportare il peso emotivo del “povero” boss arrestato dalle forze dell’ordine. Mariano Gianola in questo suo libro edito da Diogene Edizioni, crea degli utilissimi confronti tra i testi delle canzoni, focalizzando gli aspetti più importanti che, collegati tra di loro, creano questa subcultura della devianza, in cui anche Dio è suddito di un disegno camorristico, a tal punto da essere invocato affinché la sparatoria vada a buon fine.

Tutto in questa visione è distorto, ecco quindi che per questi cantori non è vero che il camorrista è cattivo, semmai è uomo d’onore coraggioso. Un coraggio che diventa generosità, verso quella fascia di popolazione che ha bisogno di punti di riferimento, una generosità in cui il camorrista diventa martire e Dio è dalla sua parte. Il modo in cui nel libro viene decodificato questo tipo di linguaggio è un contributo utile da proporre ai tanti che intendono bonificare questo territorio dal malaffare. Un libro da aggiungere alla collana di testi che dovrebbero essere il programma di una nuova materia per la scuola dell’obbligo: l’antimafia.

Mariano Gianola riesce a fare un’istantanea di un’espressione culturale di questo mondo camorristico, fatto di simboli e di credenze, in una mescolanza grottesca tra sacro e profano, con valori distorti e alterazione del senso civico: il boss fa il bene del quartiere e mantiene l’ordine. Il risultato di questa indagine intrapresa da Mariano Gianola dovrebbe soprattutto essere proposta ai bambini, mostrando loro la necessità di interiorizzare le differenze culturali, dando loro un indirizzamento mentale affinché sia possibile distinguere in futuro cosa è sano e cosa è socialmente malsano, evitando così ulteriori identificazioni in questi eroi alternativi che definiscono “necessari” alcuni omicidi e invocano la Madonna per essere assistiti nei loro intenti criminali.

É, infatti, nei processi di socializzazione primaria che queste canzoni compiono il danno più pericoloso, ovvero quello di convincere i ragazzi che la verità non sta nell’ordine ma nel caos, che diventa unico ordine possibile e meritevole di rispetto. Questo libro, così com’è possibile leggere nella quarta di copertina, rappresenta un viaggio nel mondo dei significati e dei modi di pensare della criminalità, modi che, senza vergogna e sdegno si infiltrano e si radicano anche nella musica e nelle canzoni. Un percorso che porta alla conoscenza degli strumenti concettuali e simbolici del delinquente e del camorrista. Un percorso che ci mostra “quanto il suono diviene una pseudo-arte narrante aberranti gesta trasmutate in idilliache avventure”.

P. S. Giovedì 15 novembre, è passato un mese dalla morte di Pasquale Romano, vittima della camorra. Amedeo Zeni e tutti i componenti della redazione di questa testata giornalistica, intendono ricordare la figura di Lino, simbolo del fallimento di queste istituzioni politiche, ma anche simbolo della dignità delle nuove generazioni napoletane con una coscienza collettiva sana e volta alla crescita. A Rosanna e alla famiglia di Lino, va il nostro il sentito abbraccio.
(Fonte foto: Rete Internet)

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