Batosta occupazionale e produttiva nel grande cash & carry di Arzano. Gli addetti stamane sono saliti sul capannone dell’impianto. Fotogallery
Dramma del lavoro nel già disastrato hinterland napoletano. La Mida cash & carry ha aperto la procedura di mobilità per tutti i suoi 102 dipendenti. La comunicazione è stata fatta stamattina ai lavoratori, che hanno immediatamente occupato l’impianto in cui si vendono all’ingrosso prodotti alimentari.
Alcuni di loro sono anche saliti sul tetto del centro commerciale, ubicato all’altezza della rotonda di Arzano. La protesta sul tetto è durata dalle 10 all’una del pomeriggio. Intanto la situazione è quella tipica della tregua armata. Lo stabilimento continua a essere presidiato dai lavoratori. L’avvio della procedura di licenziamento collettivo prevede 75 giorni di tempo in cui dovranno consumarsi sia il confronto con i sindacati in sede aziendale che quello in sede regionale. Quindi entro, altri 45 giorni, in caso di mancato accordo, l’impresa potrà inviare unilateralmente le lettere di cessazione del rapporto di lavoro.
Ma la rabbia monta, alimentata dal fatto che buona parte degli organici ha una media che supera i quarant’anni d’età. “ C’è qualcosa che non quadra – spiega Emanuele Montemurro, della Uiltucs – l’azienda nove mesi fa ha dichiarato debiti tutto sommato risolvibili per poi dichiarare, ora, debiti enormi: i conti non tornano ”. Secondo quanto riferito dal sindacalista dopo la dichiarazione di conti in rosso per 400mila euro azienda e sindacati hanno stipulato, nel dicembre del 2013, un accordo finalizzato alla mobilità volontaria. Poi però, appena qualche giorno fa, l’impresa ha annunciato un’esposizione con le banche di circa 12milioni di euro e con in creditori di circa 6milioni.
Roba da collasso immediato, dunque. Intanto i sindacati attendono l’esame congiunto con Mida, in sede aziendale. In caso di mancato accordo la lotta dei lavoratori è inevitabilmente destinata a proseguire.




