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Cassintegrati in eterno: bloccata la Montefibre

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Ieri hanno per l’ennesima volta paralizzato lo stabilimento chimico gli operai che non percepiscono regolarmente il salario della cig. Sono senza lavoro da dieci anni di fila.

Negli ultimi sette mesi hanno ricevuto un salario di circa 1300 euro. Una cassa integrazione più che a singhiozzo e che sarebbe eufemistico definire esasperante. Ieri mattina, quindi, è di nuovo esplosa la rabbia dei cassintegrati Montefibre.

Hanno bloccato il varco d’accesso allo stabilimento chimico con una transenna di ferro. Un centinaio di persone che ancora lavorano nel perimetro del grande impianto di contrada Pagliarone sono rimaste bloccate per ore nelle loro auto, davanti all’ingresso della grande fabbrica, ormai da dieci anni quasi del tutto dismessa. Il picchetto è durato per buona parte della mattinata di ieri, fino a poco prima delle undici. Il blocco è stato messo a segno da 80 dei 375 cassintegrati complessivi dell’impianto chimico. Una fabbrica che non produce quasi più niente da dieci anni, dal 2004.

I manifestanti di ieri mattina sono i dipendenti della Ngp, la società denominata “Nuova Gestione Polimeri” e che è sorta dallo spezzettamento della Montefibre in quattro aziende: la Ngp, che ora si occupa prevalentemente di servizi di manutenzione e vigilanza, la Friel, cioè la centrale a biomassa (olio di palma) in funzione da otto anni, appena 20 addetti, per produrre energia elettrica, la Fidion, settore della produzione di fiocco, un prodotto qualitativamente meno pregiato, ferma da anni, e la Simpe Acerra 2000, polimerizzazioni dimetiltereftalato, vale a dire “spaghetti sintetici” e “cips”, cioè cubetti di materia prima del filato per la realizzazione di dischetti e altri materiali.

Anche in quest’ultimo caso una produzione rimasta solo sulla carta. E’ un problema notevole quello costituito dagli operai cassintegrati ex Montefibre. Una questione che si trascina stancamente da un decennio ed a cui nessuno riesce a mettere la parola fine. Del resto gli interessi in gioco sono notevoli. E chi manifesta per ottenere il magro salario della cassa integrazione lo sa bene. Nel sistema della cassa integrazione ex Montefibre un ruolo importante è ricoperto dai finanziamenti pubblici. Che ancora risultano consistenti, anche se erogati col contagocce. E’ una situazione che quindi torna periodicamente alla ribalta quando gli operai, rimasti a secco, si ritrovano un mese si e l’altro pure davanti all’ingresso dello stabilimento.

E’ una storia lunga e complessa quella della Montefibre di Acerra. Un caso che risale agli anni Settanta, quando in una delle campagne più salubri e fertili della provincia di Napoli fu deciso il trasferimento della ex Rhodiatoce di Casoria. Intanto adesso ci sono due aree da bonificare, quella della Rhodiatoce e quella di Acerra, zone ormai compromesse da decenni di industrializzazione forzata. Ma il carico di cassintegrati che porta in dote l’area acerrana è di quelli da brivido: quasi 400 persone che attendono da tempo immemore risposte ormai trasformate in altrettante chimere.

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