Ha rovesciato su di sè responsabilità non sue Domenico Eredità, manovale senza lavoro da anni. Dopo aver accompagnato le figlie a scuola si è impiccato nella cantina del palazzo in cui abitava.
Era disoccupato da un anno e mezzo: ieri mattina si è impiccato nella cantina del palazzo. “ Vi chiedo perdono: è tutta colpa mia ”, le poche parole lasciate in un bigliettino alla moglie e alle figlie. Un gesto terribile, pianificato. Prima di mettersi la corda al collo l’operaio edile Domenico Eredità, 50 anni, alle otto ha accompagnato a scuola, un istituto superiore della zona, le sue figlie, due ragazze di 17 e di 16 anni. Mentre le portava a lezione a bordo della sua auto Domenico non ha detto nulla: non una parola circa il tremendo disagio che serbava nei pensieri. Quindi, dopo aver lasciato le sue giovani studentesse, il rientro a casa, un modesto alloggio in via Vivaldi, una traversa di periferia, poche stanze ubicate in una palazzina bianca di tre piani divisa in sei appartamenti in cui vivono altri componenti della sua famiglia.
E alle 9 e 30, dopo aver salutato anche la moglie, casalinga, rimasta nell’appartamento, Domenico è sceso nella cantina dell’edificio, uno spazio comune che serve da deposito per le famiglie che abitano la palazzina. Qui l’operaio disoccupato ha scritto a mano su un foglietto, una striscia di carta, l’addio ai suoi. “ Vi chiedo perdono: la colpa è tutta mia ”, lo scarno messaggio di morte. Subito dopo Domenico ha appeso una grossa corda a un gancio del deposito, si è annodato il cappio e l’ha fatta finita per sempre. Il suo corpo è stato rinvenuto penzolante da alcuni familiari. Sul posto sono giunti i carabinieri della tenenza di Casalnuovo, diretti dal luogotenente Fernando De Solda. Secondo quanto ricostruito dalle forze dell’ordine quella frase trovata nel messaggio d’addio, “ è tutta colpa mia ”, scaturisce dalle brutte condizioni lavorative in cui versava da quasi due anni Domenico, operaio che ha lavorato nell’edilizia.
Domenico dunque si è preso colpe che non sono certo sue. A ogni modo, sempre secondo quanto ricostruito dalle forze dell’ordine, l’operaio morto suicida si era rivolto tempo prima alla moglie. In quell’occasione aveva imprecato contro lo Stato e le istituzioni, stavolta colpevoli loro, secondo lui, del fatto che non riusciva a trovare lavoro. Poi però Domenico ha dato anche a se stesso la responsabilità della sua cronica disoccupazione, probabilmente a causa dell’incontrollabile sconforto che lo stava tormentando. Da mesi l’operaio senza soldi e senza posto era alla ricerca di un lavoro. “ Non aveva nemmeno la cassa integrazione perché l’ultima volta che ha lavorato è stato costretto a farlo al nero ”, spiega una persona che lo conosceva. “ Domenico era un lavoratore onesto, ecco perché è morto ”, le voci di chi aveva avuto qualche contatto con lui.
Conoscenti riferiscono che Domenico Eredità a volte si sia recato al comune per avere un aiuto. Ma la giunta comunale lo smentisce seccamente. “ Presso il nostro ufficio affari sociali non risulta nulla” , dice l’assessore Mario Perna. A un certo punto però era diventata ormai invincibile l’assenza di energia che derivava da una situazione senza sbocchi. Domenico ha visto il buio davanti a sé, ha avvertito solo il vuoto di un contesto che non gli ha teso una mano, neanche un dito. Domenico è morto a otto mesi di distanza dal suicidio di un suo coetaneo, Eddy De Falco, il pizzaiolo di Casalnuovo che a febbraio, davanti alla sua abitazione della vicina Pomigliano, aveva deciso di attaccarsi alla canna del gas di scarico dell’auto. Il giorno prima De Falco aveva subito una multa di 2mila euro dagli agenti dell’Ispettorato del lavoro. Avevano contestato a Eddy che la moglie lavorasse al nero nella pizzetteria

