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Stamane il segretario generale della Cisl sarà nella città della Fiat per l’inaugurazione della nuova sede della Fim. Approntate speciali misure di sicurezza. Atteso anche il vescovo di Nola.

Stamane sarà il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, a parlare della situazione in cui si trova il settore automobilistico campano. Bonanni parteciperà, alle 11 e 30, all’inaugurazione della nuova sede della Fim di Pomigliano.

Con lui presenti, tra gli altri, il segretario dei metalmeccanici Cisl di Napoli, Giuseppe Terracciano, e la segretaria regionale della Cisl, Lina Lucci. Prevista la partecipazione del vescovo di Nola, Beniamino Depalma. Per l’occasione le forze dell’ordine territoriali hanno predisposto una serie di misure di sicurezza. Il momento è di quelli difficili. La crisi profonda in cui versa il mercato nazionale dell’auto non sta consentendo il decollo delle produzioni nuova Panda. Sono 1390 i cassintegrati della società Fiat Giambattista Vico di Pomigliano per i quali l’ammortizzatore sociale scadrà il 13 luglio. Altri 920 colleghi di Fiat-GB Vico stanno lavorando nel perimetro della grande fabbrica. Ma l’azienda è in fase di cessazione delle attività, prevista anch’essa entro luglio.

Poi ci sono i 720 addetti della Fiat-ex Ergom di Poggioreale e i 316 del Wcl di Nola. Si trovano tutti in cassa integrazione. Entrambi gli impianti sono inattivi e pure in questi casi la cig scadrà a luglio. “Io però sono dell’avviso – l’auspicio di Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – che si farà di tutto per prorogare la cassa integrazione: le istituzioni non potranno consentire una catastrofe occupazionale”. A questo pesante stallo si aggiunge una dura contrapposizione politica e sindacale. Il prossimo lunedì 14 gennaio Fiat e sindacati firmatari dell’accordo Panda si incontreranno per l’ultima volta in sede di arbitrato istituzionale, all’ufficio regionale del lavoro, per discutere la questione dell’avvio della procedura di licenziamento per 19 dipendenti della newco Fabbrica Italia Pomigliano.

La decisione era stata presa a ottobre dall’azienda, dopo l’ordine del tribunale di Roma si riassumere in Fip, entro il dicembre del 2102, 19 operai cassintegrati iscritti alla Fiom (ordine eseguito dal Lingotto) e altri 126 metalmeccanici della Cgil, entro la metà di aprile. Si tratta di operai il cui rientro in fabbrica – secondo la magistratura – era stato impedito dalla Fiat a causa dell’appartenenza a un sindacato giudicato ostile all’azienda. Tutto intanto lascia presupporre che i licenziamenti siano dietro l’angolo. Tagli traumatici su cui pende però la decisione del tribunale del lavoro di Roma, che si riunirà martedì, 15 gennaio, per valutare la legittimità della procedura di mobilità.

I giudici sono stati chiamati in causa ancora una volta dalla Fiom, che definisce la scelta della Fiat “una mera ritorsione alla sentenza contro le discriminazioni emanata dalla magistratura”. “La contrapposizione tra Fiom e Fiat si sta ripercuotendo sulla pelle dei lavoratori”, commenta Giuseppe Terracciano.
(Fonte foto: Rete Internet)