Secondo l’Oms già alla scuola materna i bambini devono conoscere il piacere della masturbazione e scoprire il corpo dell’altro sesso. A 9 anni devono sapere come usare il preservativo e a 15 essere ben consapevoli del diritto di abortire.
Queste le proposte elaborate dall’Oms Europa e dal Centro per l’educazione alla salute di Colonia. Il documento sarebbe stato realizzato già tempo fa ma solo adesso si starebbe diffondendo presso i ministeri dell’Istruzione e della Salute d’Europa generando non pochi dissapori. Il leitmotiv del documento è che i bambini sono determinanti per il miglioramento della salute sessuale generale. Così recita il documento: “Per favorire un atteggiamento positivo e responsabile verso la sessualità, essi hanno bisogno di conoscerla sia nei suoi aspetti di rischio che di arricchimento. Per farlo occorre fornire a bambini e ai ragazzi informazioni scientificamente corrette su tutti gli aspetti della sessualità, evitando di terrorizzarli con i potenziali rischi e favorendo, piuttosto, un sentimento che li porti a vivere la sessualità e le relazioni di coppia in modo appagante e allo stesso tempo responsabile”.
Quando si parla di educazione sessuale infatti, non ci si riferisce esclusivamente e riduzionisticamente alla semplice e sterile trasmissione di informazioni anatomiche e fisiologiche ma di un’educazione che riguardi anche la sfera affettiva e delle emozioni. Si tratta cioè di un’educazione olistica che dia ai giovani la possibilità di conoscere il proprio corpo, di avere risposte esaurienti a domande importanti che in relazione all’età tutti prima o poi si pongono, quali la nascita, la riproduzione, l’amore e i sentimenti. I giovani hanno dunque il diritto di avere informazioni chiare riguardo il mondo della sessualità, hanno il diritto di parlare dei propri sentimenti e di ascoltare quelli degli altri rispettandoli e gestendoli in modo responsabile. Parlare di educazione sessuale e di educazione ai sentimenti comporta anche chiarire e specificare a chi è demandato il compito di trasmettere tali conoscenze ai giovani.
Senza dubbio la famiglia gioca un ruolo di fondamentale importanza nell’educazione sessuale dei ragazzi dall’età della scuola materna a quella della scuola superiore soprattutto perchè deve sopperire alla mancanza di informazioni che la scuola troppo spesso non fornisce e che quindi non fa altro che delegare tale onere alla famiglia. Spesso invece, al contrario di quanto affermato sopra, nelle famiglie si preferisce far cadere il silenzio sul tali temi. Quest’eventualità non è sempre corretta poichè quei silenzi e quel non ascolto da parte dei genitori comportano il non assolvere ad uno dei compiti educativi più importanti che i genitori hanno nei confronti dei loro figli. Auspicabile sarebbe affrontare il tema sinergicamente sia in famiglia che a scuola avvalendosi in quest’ultima anche del contribuito di figure esperte che affrontino il tema con un linguaggio e una forma adeguata all’età di sviluppo dei giovani.
Il problema è che gli adulti spesso provano più imbarazzo dei loro figli ad affrontare il tema della sessualità. Al contrario la famiglia è l’ambiente da cui dipende l’equilibrio affettivo del ragazzo e la sua possibilità di costituirsi autonomamente come persona equilibrata dal punto di vista affettivo e sentimentale. È però importante al contempo che i genitori non assumano un atteggiamento invasivo e sappiano rispettare i tempi, gli spazi, i segreti e la privacy dei loro figli poichè è costruttivo ed emozionante che i giovani si addentrino con consapevolezza nel mondo della sessualità anche attraverso i discorsi e le esperienze condivise con i coetanei. L’idea, che è importante, sia chiara è che educazione sessuale non è sinonimo di prevenzione da possibili conseguenze indesiderate. L’obiettivo è quello di sostenere l’importanza di iniziative che hanno per scopo l’educazione sessuale, la quale, come si comprende passa anche e soprattutto anche attraverso un’educazione ai sentimenti.
(>Fonte foto: Rete internet)

