I delegati di fabbrica dello stabilimento aeronautico di Pomigliano proclamano un’ora di sciopero contro il licenziamento di sei giovani operai. Erano stati fatti assumere per ordine della magistratura.
La Fiom scende sul piede di guerra contro l’azienda che ha deciso di licenziare sei operai che le avevano fatto causa.
“L’Avio è andata oltre la Fiat”, accusano i delegati dello stabilimento aeronautico di Pomigliano. In un comunicato che annuncia lo sciopero ( oggi un’ora di astensione alla fine del primo turno e stasera un’ altra ora, sempre a fine turno ) i metalmeccanici della Cgil parlano di “una cervellotica e infame decisione che si pone addirittura al di là di quanto Marchionne sta realizzando nel mondo Fiat”. I sei operai licenziati, tutti tra i 30 e i 35 anni, tra il 2002 e il 2007 sono stati lavoratori interinali, manodopera presa in affitto dall’azienda aeronautica con contratti a scadenza periodica. Decine di contratti. Alla fine però questi giovani non sono stati più richiamati al lavoro. Cosa che invece è capitata ad altri colleghi più “fortunati”.
I lavoratori, delusi dal comportamento dell’azienda, hanno allora deciso di rivolgersi a uno dei migliori avvocati del lavoro italiani, Pino Marziale. Il legale l’anno scorso è riuscito a spuntarla in tribunale. L’Avio (la proprietà è di un fondo finanziario britannico, la Cinven, ma sta per essere ceduta alla multinazionale americana General Electric) è stata costretta a cedere di fronte alla sentenza sfavorevole del magistrato e ha quindi assunto nei propri organici, a tempo indeterminato, i ricorrenti, tra l’estate e l’autunno scorsi. Il problema però è che anche se hanno vinto la causa questi operai non sono mai rientrati al lavoro. L’azienda li ha sempre tenuti a casa, ben lontani dai capannoni.
Senza nemmeno pagarli. Sabato, poi, il colpo di grazia: l’Avio ha spedito le lettere di licenziamento. “Non siete ricollocabili per motivi tecnici”, la giustificazione addotta dall’impresa aeronautica. E oggi la Fiom sciopera.



