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Somma Vesuviana saluta la terza vittima dello scontro sulla 268

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A distanza di sei giorni dai funerali delle altre due vittime, la città piange la morte di un altro giovane, Enrico Ciniglio.

Chissà quante serate avranno trascorso a chiacchierare allegramente sui gradini di quella chiesa in via Costantinopoli, magari dopo aver dato un calcio ad un pallone sognando di diventare grandi calciatori. Grandi come Maradona, perché no? Nessuno di loro, nessuno di quei ragazzini, oggi tutti 20enni, avrebbe però mai immaginato di dover ritornare su quella piazzetta per deporre la maglia azzurra con il numero 10 su una bara bianca. Prima sulla bara di Gianni e di Aldo, 19 e18 anni, e poi su quella di Enrico, vent’anni appena compiuti.

Tre giovani uniti in vita da una solida amicizia e dallo stesso tragico destino, che li ha visti protagonisti di un pauroso incidente sulla strada statale 268. Su quell’asfalto freddo e buio, intorno alle 20,00 di domenica 10 febbraio, dopo una bella giornata trascorsa sulla pista dei Go-Kart a Sarno, Aldo e Gianni hanno trovato subito la morte. Enrico invece era apparso subito grave e il suo cuore, dopo sei giorni di agonia, ha smesso di battere. A distanza di un settimana dai funerali di Aldo e di Gianni, l’intera comunità di Rione Trieste, quartiere di nascita e di residenza del giovane, e la platea scolastica dell’Itis Majorana, dove sia Aldo che Enrico frequentavano l’ultimo anno, hanno portato l’ultimo saluto al ragazzo dal sorriso affascinante e dagli occhi ridenti.

Una comunità attonita e silenziosa si è stretta intorno alla famiglia di Enrico e ai tanti, tantissimi, giovani smarriti e inconsolabili in cerca di un perché per una morte tanto assurda. Sullo sfondo di una lunga e pietosa litania, il saluto commosso del sindaco, Raffaele Allocca, ma soprattutto dei docenti e di tutti i compagni di scuola, da quelli delle elementari alle medie fino alle superiori. Una lunghissima e composta fila di carezze, una tra tutte quella della mamma di Gianni Cautiero, morto pochi giorni fa. Una carezza tanto amorosa quanto straziante, una preghiera muta e commossa dal cuore straziato di una mamma che, pur fortemente provata, non ha voluto lasciare solo l’amico caro di suo figlio.

Mentre la mamma di Gianni si allontana trascinandosi sotto il peso del suo immenso dolore, un musica soave si diffonde nella chiesa e il silenzio diventa preghiera. Ave Maria, Ave Maria per Aldo, per Gianni, per Enrico, per dare forza e coraggio alle famiglie, per portare un po’ di speranza al cuore straziato di tre mamme. Di fronte a tanto dolore, però, anche per un parroco è difficile parlare di speranza, tant’è che don Giuseppe definisce “innaturale” la morte di questi giovani.

“È una tragedia che ha colpito il cuore, l’anima e la mente di queste famiglie e di questa comunità -riflette don Giuseppe – Siamo tutti profondamente feriti da questo dramma ed è difficile trovare parole adeguate che portino un po’ di sollievo. Però voglio rivolgere ai giovani una preghiera: siate prudenti quando utilizzate i mezzi di trasporto, che non vanno considerati come giocattoli. Siate prudenti perché l’errore a volte costa tanto: non potete neanche immaginare quanto possa essere devastante il dolore di una mamma e di un papà. In un momento così, possiamo solo unirci nella preghiera per poter affrontare meglio il dolore. Voglio affidare il vostro dolore al cuore trafitto di una madre, Maria, affinchè attraverso di lei possiate far rifiorire la speranza di un mondo migliore”.

Enrico non poteva andarsene senza i dolci e commossi pensieri dei suoi compagni, che gli hanno promesso che non lo dimenticheranno, che pur non accettando l’ingiustizia della morte, continueranno a farlo vivere nei ricordi, nei sogni e nei progetti che voleva realizzare. La bara bianca esce dalla chiesa accompagnata da un lungo applauso e trova l’abbraccio commosso e immenso di altri suoi amici, tutti uniti per mano davanti ad una foto gigante e sorridente di Enrico, accanto alla quale hanno lasciato striscioni per fargli sapere “che certe luci non si possono spegnere”; “che il suo sorriso riscalderà sempre i cuori di chi lo ha amato”, “che è e resta un campione”, “che sarà sempre esempio di grande sensibilità per tutti”. Tutt’intorno centinaia di palloncini bianchi con le foto di Aldo, di Gianni e di Enrico.

E mentre il carro, sotto una pioggia di confetti e di fiori bianchi, si allontana lentamente dalla piazzetta, i palloncini con quei volti sorridenti si staccano dalla terra, si inseguono, si separano, si ritrovano e, insieme, improvvisamente, spariscono lasciando un senso di vuoto e di disperazione insopportabile, inaccettabile.

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