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Avanti un altro!

Ancora una vittoria in campionato per il Napoli che batte l’Udinese 2 a 1. Gli azzurri schizzano in vetta alla classifica con 19 punti e si ritrovano a braccetto con la Juventus.

Lello aveva deciso di non vederla. Lo aveva promesso a se stesso. Ogni volta che la vedeva, il suo intestino di attorcigliava come una matassa senza bandolo e i suoi nervi giocavano a squash con i sogni.

L’ultima volta aveva avuto un’ulcera doppia e il suo fegato aveva rassegnato le dimissioni. Aveva giurato su Chavez che non l’avrebbe più vista. Se anche Lei avesse attraversato il suo campo visivo e/o acustico avrebbe chiuso gli occhi e si sarebbe tappato le orecchie per non sapere più nulla di Lei. Ma non ce l’aveva fatta. Era più forte di lui. Doveva vederla. Magari anche solo per augurarle di inciampare su una buccia di banana, ma doveva vederla. Come sempre, aveva preparato tutto il necessario per il rito. Seduto sul solito divano, con in mano la bambola e gli spilloni. Questa volta sembrava che la macumba stesse funzionando alla grande. Quando aveva visto inciampare la Vecchia Strega aveva goduto come un caimano nano con la bandana.

Ma Pappa e Ciccia, come già accaduto in passato, si erano trovati a passare di lì per caso, e lei si era aggrappata a loro, alle loro giacchette made in China. La Vecchiarda se n’era ritornata a casa sgranocchiando i biscotti che le aveva regalato Babbo Natale, e a Lello certi biscotti proprio non andavano giù. Viene colpito da una gastrite nervosa, e non se la sente neppure di andare allo stadio quella sera, sebbene avesse già acquistato il biglietto. Si appoggia sul letto e cerca di riposare ma ha un incubo terribile: si ritrova su un campo verde circondato da trenta giacchette bianconere, che fischiano contro di lui. Lui non dice una parola, ma l’uomo bianconero gli mostra un cartellino rosso e gli fischia pure un rigore contro.

“Ma ci sono solo io in questo incubo, su chi avrei commesso fallo?” protesta Lello, in macedone. Ma viene circondato dalle giacchette che continuano a fischiare tutte insieme nei suoi timpani. Lello si sveglia di soprassalto e chiama il suo amico Massimiliano. “Senti, io stasera non ce la faccio ad andare allo stadio, il biglietto lo do a te. Lo so è nominativo, ma tu sai come fare per entrare”. Massimiliano, come previsto, viene bloccato al varco da uno steward, che si accorge che il nome sul biglietto non è lo stesso di quello sul documento, ma Massimiliano attinge al suo repertorio di attore: “Porca paletta, quello stronzo di Lello si è preso il mio biglietto ed è entrato con il mio. Eccolo lì, Lellooooo, Lelloooo. Aspetti, ora lo chiamo sul cellulare. Mannaggia Jeppson, non prende. Lelloooo”.

Intanto dietro la folla protesta e urla: “Uè, jamme bella”! Lo steward si arrende alla volontà popolare e lo lascia entrare. Massimiliano è la prima volta che vede il San Paolo. Quando lo speaker legge la formazione del Napoli e i cinquantamila urlano i nomi dei loro beniamini, gli viene un brivido lungo la schiena. Sugli spalti c’è uno spettacolo nello spettacolo. Un uomo di mezza età urla da dieci gradini sopra rispetto al suo: “Cocacòòòòò”, cercando di attirare l’attenzione dell’ambulante che sta dieci gradini sotto al suo. I tifosi napoletani hanno sete, hanno sete di vittorie.

La partita non inizia nel modo migliore, a centrocampo le zebre imbrigliano il ciuccio, che stenta a decollare. L’arbitro non vede un netto fallo di mano in area di un difensore bianconero, ma ode le veementi e colorite proteste di Lello da casa e lo espelle telefonicamente per ingiurie e bestemmie. Ma il Napoli quest’anno – sebbene meno prevedibile dello scorso anno – è più pratico e concreto. Il colpo di tacco di Cavani per Maggio, è una finezza essenziale, un tocco di classe pratica, non fine a se stessa, ma messa al servizio della squadra. La palla arriva ad Hamsik che si inserisce in area insieme ai cinquantamila del San Paolo, e tutti insieme spingono il pallone con un’imprecisata parte di un corpo unico e finisce alle spalle del watusso friulano.

Il boato è quello dei tempi d’oro. Un boato da primato. Le gradinate tremano e cantano: “chi non salta bianconero è”, che nell’occasione è diretto sia agli avversari di turno sia ai nemici storici, rivali anche quest’anno per il traguardo più ambito. Quando Pinzi approfitta della minivacanza di Zuniga e pareggia, Massimilano e gli altri 49.999 del San Paolo rimangono ammutoliti, ma forte si staglia nel cielo l’urlo di Lello, che da casa conia un epiteto irripetibile con destinatari vari, che rimbomba nel silenzioso stadio, sebbene l’ammalato malato di azzurrite spastica si trovi a circa 20 chilometri in linea d’aria. L’ulcera di Lello viene catapultata in curva, con il residuo di fegato attaccato intorno.

Una mala parola da guinness di primati abbraccia l’intera tradizione di male parole partenopeee termina solo allorquando Pandev arpiona in area il pallone, e con una magia lo scaraventa al suo posto, in fondo alla rete, facendo volare di nuovo il ciuccio lì dove gli compete. In vetta alla classifica. Il secondo tempo è assai combattuto, i feroci mediani del Napoli riconquistano il possesso del centrocampo e sopperiscono alla latitanza delle punte spuntate. Inler, che oggi sembra un leone senza maschera, protegge la difesa, che controlla senza grossi affanni conquistando il primato di retroguardia meno battuta del campionato.

Massimiliano invia un sms a Lello ringraziandolo per il biglietto, e gli confida che con quello stesso biglietto era riuscito ad entrare anche un suo amico, al quale lo aveva recapitato con un sistema che solo un napoletano potrebbe escogitare e che gli avrebbe poi raccontato da vicino. Lello si mangia le mani per non aver visto la partita allo stadio, ma poi scopre di aver fatto una buona azione. Massimiliano si era portato un amico allo stadio, che era stato colpito da una tragedia terribile. Lui sospettava che la moglie gli mettesse le corna e aveva affidato le indagini ad un’agenzia di investigazioni. Dopo intercettazioni varie, era venuta fuori una realtà impensabile. Lei, in realtà, non lo aveva mai tradito in quel senso, ma si era scoperto che lei era interista.

Una Mourinhiana doc! E pure suo figlio, di otto anni, aveva scoperto che era intertriste. Ciro avrebbe accettato di avere una moglie zoccola e un figlio gay, ma mai una famiglia intertriste. Aveva deciso di annegare il dolore nell’alcool, e durante la partita beve dodici caffè borghetti. Quando la Polstrada lo ferma sulla tangenziale mentre dribbla le auto che provengono dall’opposto senso di marcia, l’unico consentito, dichiara: “Io sono lo spirito di Juan Camilo Zuniga”.
(Fonte foto: Rete Internet)

L’ELEGANZA DEL CIUCCIO

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