L’invito, finalizzato al chiarimento, è stato consegnato a monsignor Di Donna dall’azienda che gestisce l’inceneritore. Ma restano forti dubbi nella Chiesa e nell’intera comunità acerrana.
Dopo l’attacco del vescovo Antonio Di Donna, che nell’omelia dell’Assunta ha messo fortemente in dubbio la salubrità del ciclo produttivo dell’inceneritore, la sensazione è che il muro di ghiaccio tra le due parti in conflitto sia destinato a rimanere quasi intatto, soprattutto dal fronte acerrano e, in particolare, dal perimetro del duomo di Acerra, del vescovado. A ogni modo un segnale di disgelo è subito spuntato. Proprio ieri infatti il nuovo presidente di A2a, Giovanni Valotti, ha inviato una lettera personale al vescovo di Acerra. Oggetto: una richiesta d’incontro. La mano tesa della società milanese è finalizzata, come spiegato nel comunicato stampa diramato dall’azienda, a “ un incontro conoscitivo, di ascolto, chiarificatore ”.
“A2A – si legge nel messaggio – condivide i valori espressi dal vescovo di Acerra e ribadisce l’impegno dell’azienda nel fornire un contributo alla gestione dei problemi del territorio, nel promuovere lo svolgimento delle proprie attività realizzando condizioni di massima tutela della salute delle persone, nell’assicurare la massima trasparenza delle informazioni e l’efficacia dei controlli in merito alle attività gestite ”. Per quanto riguarda poi la brochure informativa inviata alle famiglie di Acerra e Caivano, da cui è scaturita l’infuocata omelia del prelato, A2a specifica che “ questa era parte di una campagna informativa sulle attività del termovalorizzatore sin dal 2010, campagna che ha previsto più azioni coordinate, tra cui anche affissioni pubblicitarie e acquisto di pagine sui principali quotidiani ”.
L’azienda che gestisce l’inceneritore aggiunge che “ questa campagna informativa contiene dati oggettivi su quanto fatto e cioè informazioni chiare sul funzionamento dell’impianto, i rifiuti trattati ( e le discariche evitate ), la produzione di energia elettrica, i sistemi di protezione ambientale installati, i dati delle emissioni in atmosfera e il personale assunto ( 202 dipendenti, per il 96% campani ) ”. “ Tutto ciò – concludono i portavoce aziendali – non era contro nessuno e non aveva altro intento se non far conoscere quanto effettivamente realizzato dal termovalorizzatore ”.
(Fonte foto: rete internet)

