Durante la messa solenne per i suoi 90 anni il prelato anticamorra ha ricordato i momenti drammatici della lotta ai clan.
Sono stati concelebrati ieri sera, in un duomo di Acerra gremito, i 90 anni di don Antonio Riboldi, del primo vescovo anticamorra. Davanti a centinaia di fedeli il prelato antimafia, tono ancora deciso, come ai vecchi tempi, ha lasciato tutti a bocca aperta raccontando uno dei suoi aneddoti.
“Durante la lotta alla camorra, quando ormai mi sentivo perso, mia mamma mi disse: meglio un vescovo ammazzato che un vescovo scappato”, l’episodio ricordato dal vescovo emerito di Acerra, nell’omelia della messa solenne a lui dedicata. “Queste erano le mamme di una volta”, ha poi puntualizzato don Riboldi nel rammentare un momento molto delicato della sua vita, quando negli anni Ottanta gli fu assegnata la scorta. Era il periodo dei massacri nelle guerre tra clan, del dominio di Cutolo e dell’ascesa di altri poteri mafiosi. Ma era anche il tempo della grande marcia anticamorra organizzata ad Ottaviano, proprio nella tana del lupo, nel regno del “professore”.
“Non so neppure quello che ho fatto – ha aggiunto don Riboldi – è lo Spirito Santo, si segue. Me lo disse papa Paolo VI, quando gli rappresentai i miei dubbi sulla nomina a vescovo di Acerra: tu non devi fare niente, sarà lo Spirito Santo a guidarti, mi rispose”. Drammi e dubbi. Ma anche autoironia: “Mia mamma è campata fino a 98 anni: buon segno…”. Quindi, di nuovo la riflessione su Acerra: “Chiunque parli di Acerra oggi resta bene impressionato. Lo stesso cardinale Carlo Maria Martini quando vide ciò che facevamo in diocesi, pronunciò questa frase: potessi fare io a Milano ciò che fate qui”. Don Riboldi e la Chiesa locale.
“Tu sei proprio un bravo vescovo Giovanni”, la carezza offerta dal pulpito al capo attuale della diocesi, monsignor Giovanni Rinaldi, che nel 1999 raccolse il testimone dalle mani di “don terremoto”, l’epiteto affibbiato al ribelle don Riboldi quando era sacerdote nella valle del Belice, distrutta da un sisma le cui ferite non furono mai completamente rimarginate. “Eccellenza, la ringraziamo di tutto e speriamo di poter mettere la bandiera dei 100 anni”, l’augurio di Rinaldi, che ha aperto la concelebrazione. Alla messa solenne hanno partecipato anche i vescovi di Pozzuoli e Ariano Irpino, Gennaro Pascarella e Giovanni D’Alise, che insieme a Rinaldi sono stati “allevati” nella comunione ecclesiale creata in quel di Acerra proprio da don Riboldi. Che ha ricordato il difficile ruolo del vescovo:
“Noi rappresentiamo Gesù in terra e la gente deve scorgere questo in noi, subito. Non pensate alle polemiche, alle malignità di quando, per esempio, dicono che badiamo ai nostri soli interessi. E non pensate al fatto che i politici ci usano quando gli facciamo comodo e ci gettano quando non serviamo più: anche Gesù veniva capito da alcuni mentre altri lo abbandonavano”. Infine, il ringraziamento ai fedeli (tra loro c’era il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri): “la vostra presenza è il più grande dono che mi fate, il mio augurio è che diciate sempre di si a Dio”.






