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Acerra, coltivazioni contaminate: l’Arpac scava nel campo della monnezza

Schifezze di ogni sorta mescolate agli ortaggi nei tre ettari di terreno ubicati accanto a una grande discarica dell’ecomafia. L’Agenzia regionale per l’ambiente tenta di analizzare a fondo l’appezzamento.

“Stamattina sono stato al mercato ortofrutticolo per cui ora ho sonno: arrivederci”. Ha salutato così le forze dell’ordine il produttore agricolo di Casoria proprietario dei tre ettari di terreno coltivato a ortaggi di contrada Lenza Schiavone. Un appezzamento che ieri è stato analizzato da cima a fondo per ore dai tecnici del’Arpac e dai poliziotti municipali della sezione reati ambientali.

L’escavatrice del comune ha realizzato una serie di buche da cui è stato possibile osservare che di rifiuti nel campo coltivato ce ne sono eccome. E a perdita d’occhio: assorbenti, plastiche, plastiche bruciate, flaconcini di profumo, scarti dell’edilizia. Anche siringhe usate. Ne sono state trovate qua e là, in superficie, tra un pezzo di patata e l’altra. Non si sa però se ci siano scorie tossiche. Le Guardie Ambientali di Acerra, ecologisti locali Antonio Montesarchio e Alessandro Cannavacciuolo in testa, sostengono che in quel terreno ci siano i fanghi di Porto Marghera. A ogni modo i due tecnici dell’Arpac giunti sul posto hanno prelevato una serie di campioni.

“Tra otto, dieci giorni ci faranno sapere”, rende noto il commissariato di Acerra, diretto dal vicequestore Pietropaolo Auriemma, i cui agenti ieri hanno seguito la prima parte degli scavi. Nessun facile allarmismo, dunque. Ma le condizioni in cui versa quel grande campo coltivato sono visibili a occhio nudo. “Com’è possibile che siano state consentite coltivazioni in queste schifezze?”, si chiede uno dei giornalisti accorsi nell’area dei sondaggi. Due indizi fanno pensare al peggio. Il primo: il terreno, grande quanto tre campi di calcio, è rialzato di circa ottanta centimetri rispetto a quelli attigui.

Il secondo, più inquietante: l’appezzamento era fino al 2007 di proprietà di alcuni imprenditori locali che smaltivano illegalmente rifiuti tossici e che per questo motivo sono stati condannati in primo grado. Imprenditori locali che quando finirono nel mirino delle forze dell’ordine alienarono a terzi i loro terreni, circa 64 ettari distribuiti nell’agro acerrano. Tra questi terreni c’è quello in cui si è appena scavato. Non si sa come andrà a finire questa vicenda. Circolano comunicati stampa istituzionali in cui si parla di “allarmismo mediatico”.

Certo è che quintali di friarielli prodotti dal campo zeppo di detriti di Lenza Schiavone sono già stati raccolti e portati al mercato. Intanto ora le patate crescono dentro l’immondizia. Magari parlare anticipatamente e senza verifiche scientifiche di scorie tossiche è di sicuro azzardato. Ma che in quel terreno sudicio siano stati coltivati e siano tuttora coltivati grandi quantitativi di ortaggi è cosa che lascia quantomeno perplessi.

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