“Dignità Autonome di Prostituzione”, di Luciano Melchionna, per l”ultima sera a Napoli. Luci rosse per uno spettacolo che trasforma il teatro, lo restituisce agli spettatori in tutt”altra esperienza.
Si trasforma già l’ingresso del Teatro Bellini, musica e lanterne rosse sulla strada. Lo spettacolo è un’enorme giostra, un’unica grande macchina teatrale in cui il teatro è il «bordello», gli attori le «prostitute». Si ri-vive il teatro secondo un’esperienza forte e coinvolgente, che consente di abitare anche la struttura in modo assolutamente insolito. Si entra. Si acquista il biglietto e si hanno in cambio i «dollarini» la moneta locale per poter acquistare le «pillole di piacere», i monologhi degli attori. Si assiste dapprima alla «presentazione della casa» con la sua «famiglia» fatta di prostitute, gigolò, maitresse, poi si procede alla «giostra», gli attori «adescano» gli spettatori, promettendo di saper regalare un’esperienza indimenticabile, così si innesca un «gioco seduttivo» in cui gli spettatori sono protagonisti, sono artefici della propria scelta, chiacchierano con gli attori, decidono chi seguire.
Scelto l’attore, si viene accompagnati dalla maitresse in corridoi e scale, si ha accesso a luoghi del teatro in cui probabilmente non saremmo mai potuti entrare, si passa nei camerini, sul palco del teatro, nei corridoi riservati agli artisti, si entra anche negli uffici, si vedono le grucce con gli abiti di scena e le parrucche, non si può che lasciarsi prendere da questa giostra!
Gli attori intanto girano per il teatro come noi, capita di incontrarne per le scale, quando entrano ed escono dai camerini in cui si «offrono» agli spettatori, riempiono il teatro di suggestioni, performance, musiche, canti. In platea intanto c’è sempre qualche attore intento a sedurre, una «fantasmina» che volteggia tra gli spettatori, un palchetto su cui si esibiscono musicisti e performer per intrattenere i clienti che intanto aspettano il proprio turno.
Così a noi è capitato di girare in lungo e largo e chiacchierare con diversi attori fino a quando abbiamo scelto con chi «consumare». La prima «pillola di piacere» la gustiamo con «il Dritto» un intenso monologo della bravissima Rosaria D’Urso, ci capita di aspettare che l’attore si «conceda» costretti ad attendere finché la camera/camerino non sia finalmente libera, intrattenuti dalla maitresse di turno che ha il compito di contrattare i prezzi e di rallegrare i clienti.
Tornati in platea veniamo attratte da «il Nella», al secolo Gianluca Merolli, che ci fa dono di una «pillola» del tutto inaspettata, assolutamente lontana da ogni aspettativa creata in platea e nel percorso sulle scale. Se in platea i modi erano quasi aggressivi, sicuramente sopra le righe, lo scopriamo invece capace di tutt’altri toni nel monologo.Una prova da attore vibrante ed intensa.
L’ultima «pillola» che il tempo ci concede di consumare è con «Lia», Daniele Russo, la direttrice del bordello. È lei a portarci in uno degli uffici in cui si vedono alle pareti affisse tracce della storia del teatro, locandine, foto, è come entrare in un luogo segreto. Il racconto di Lia è doloroso e sarcastico, molto trascinante, Daniele Russo coinvolge il pubblico anche in una vera e fisica partecipazione alla performance.
Gli attori sono tutti molto bravi, capaci di sorprende, di passare rapidamente dal personaggio di seduzione che mostrano in platea al personaggio della performance e viceversa senza alcuno strappo.
La grande giostra racchiude sensi e significati dell’offerta che l’attore fa di se stesso, sempre e comunque in ogni sua performance: nell’atto teatrale l’attore offre se stesso, il suo corpo, le sue abilità, regala emozioni, ed è assolutamente esposto al giudizio del pubblico, senza alcuna griglia di protezione.
Non abbiamo avuto la possibilità di godere delle pillole di «Gnegno», al secolo Adriano Falivene, e di «il Non Lo Voglio Sapere», Giovanni Bussi, da cui siamo state sedotte e corteggiate in platea.
Gli attori sono talmente bravi che si esce con la voglia di tornare, di vedere gli altri, di provare tutte le «pillole».





