È il caso di cominciare a pensare di mandare a casa quei politici che non sanno governare il territorio e causano disastri ambientali.
Di Amato Lamberti
“Il piccone fa giustizia degli abusi edilizi”, così iniziava un articolo di riflessione, sugli interventi di demolizione avviati dalla magistratura nell”isola di Ischia, nel quale si sollevavano molte perplessità sulla linea scelta e sui tempi per attuarla. Poichè si tratta di un problema che riguarda tutta la regione Campania e, in particolare, alcune aree come quella vesuviana e nolana, vale la pena fare qualche riflessione, proprio a partire dalla situazione ischitana.
La Procura della Repubblica di Napoli ha definito più di 600 pratiche di abbattimento di manufatti abusivi. Ma gli abusi edilizi non sono tutti uguali. Dovremmo almeno distinguere quelli finalizzati a realizzare la prima casa di un nucleo familiare residente, da quelli, per così dire speculativi, per realizzare una o più case per affittanza, villette per affitto o per vendita, villette o seconde case per non residenti, costruzioni per la realizzazione ex novo o per l”ampliamento di negozi, ristoranti, pensioni, alberghi. Una distinzione che sarebbe stata molto utile per poter classificare il manufatto abusivo tra quelli, per così dire di necessità, o, tra quelli di speculazione pura e semplice.
Nessuno l”ha fatta questa distinzione, tanto è vero che il primo, e quasi sicuramente l”unico, abbattimento ha riguardato il soggetto più debole, un operaio disoccupato, e l”abuso più motivato dalla necessità della prima e unica abitazione. Su più di seicento situazioni definite di abusivismo non sanabile non mi si venga a dire che non c”era nemmeno una situazione di abuso speculativo da parte di soggetti proprietari, magari in condizione professionale o imprenditoriale. Si è voluta fare giustizia, in fretta e con grande clamore mediatico; si è scelta la situazione più semplice su cui intervenire, e si è, colpevolmente e consapevolmente, consumata una ingiustizia, se non sul piano della forma, sicuramente su quello della sostanza dei fatti e delle responsabilità.
È mancata ancora una volta la politica cui spetterebbe il governo del territorio. Non dotarsi di un piano regolatore ha significato dare via libera ad ogni sorta di abuso e di speculazione. La gente ne ha approfittato, nella convinzione che un qualche condono avrebbe sanato tutto, ma nessuno è intervenuto per condannare e rimuovere gli amministratori che non facendo spingevano al consumo selvaggio di un territorio soggetto a vincoli non superabili nè aggirabili.
Alla magistratura spetta, sicuramente, individuare e perseguire gli abusi edilizi e, in particolare, gli autori degli abusi spesso colpevoli anche di operazioni di compravendita immobiliari ai danni di ignari cittadini che, come è avvenuto a Casalnuovo, si sono ritrovati con il decreto di abbattimento di un immobile condominiale acquistato con tanto di rogito notarile e di prestito bancario agevolato trattandosi di prima casa.
Il paradosso è che l”intervento della magistratura ha prodotto, da un lato, l”immediato decreto di abbattimento dell”abitazione, e, dall”altro, si è limitato ad avviare il procedimento penale nei confronti del costruttore e degli amministratori pubblici, senza neppure porsi il problema della vendita dell”immobile abusivo e della restituzione del denaro versato per l”acquisto attraverso la stipula di un mutuo che il contraente è costretto ad onorare anche in assenza del bene che garantiva la stessa concessione del mutuo. Dire che in queste condizioni la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni vada a farsi benedire è poco, anche perchè i problemi restano tutti sul tappeto senza soluzione.
Ci sarebbe bisogno della politica ma il timore di poter essere accusati di atteggiamento favorevole, se non di connivenza, con situazioni di abusivismo e speculazione, blocca ogni iniziativa, compresa quella, obbligatoria, di dotarsi di un piano regolatore che faccia i conti con l”esistente e proponga soluzioni in linea con le normative vigenti. Forse, sarebbe utile e importante che, nei casi di inadempienza, gli amministratori fossero sostituiti da commissari ad acta, come prevede la legge, ma anche mandati a casa perchè responsabili del disastro ambientale del proprio territorio.
(Fonte foto: youreporter.it)

