Nonostante la struttura sia tra le più fatiscenti in Europa, con altissimo tasso di sovraffollamento, per la Severino i padiglioni sono “ariosi e puliti”.
Non tutti hanno la "fortuna" di poter accedere all’interno di un carcere, qualsiasi esso sia, e toccarne con mano tutte le complesse dinamiche, fatta eccezione chiaramente per poche e sporadiche categorie di privilegiati addetti ai lavori.
Anche ai difensori, pur se ammessi nella struttura di detenzione a svolgere colloqui con i propri assistiti e tutte le altre attività di rito, viene consentito il transito solo in apposite aree dedicate, normalmente decorose ed oggetto di continua manutenzione, che nulla hanno a che vedere con tutto quello che c’è al di là del muro, ed attraverso le quali si può solo scorgere in lontananza il dramma di grandi e piccini in attesa dell’agognato colloquio dai propri cari.
Non possono che destare stupore le parole del ministro della Giustizia, in visita al Carcere di Poggioreale qualche giorno fa: la struttura è tra le più fatiscenti in Europa, tocca tassi di sovraffollamento da primato, eppure le problematiche di una delle strutture più gravate del Meridione rappresentato un mito, in senso negativo s’intende, da dover sfatare a tutti i costi.
Nelle parole del ministro Severino, la cui ultima visita al carcere di Poggioreale risale agli anni 90, in veste di avvocato penalista, la struttura non a niente a che vedere con il suo ricordo di quelli anni: fortemente rinnovata nell’estetica, nella divisione dei cortili e nella disposizione delle celle, con una ristrutturazione di taluni padiglioni encomiabile e completa.
Singolare, inoltre, il fatto che il Ministro, una volta visitati due tra i peggiori padiglioni della struttura, ovvero il Napoli ed il Roma abbia riconosciuto una situazione di difficoltà, per poi definire gli stessi "ariosi e puliti", paventando il timore di trovarsi al cospetto di una situazione "peggiore".
Viene quasi da chiedersi quale carcere abbia visitato il Ministro: cameroni che ospitano da dieci a dodici persone, con servizi igienici in bella vista e sotto gli occhi di tutti, con pasti immangiabili serviti in quei pochi metri quadri, ove il detenuto trascorre la quasi totalità della propria giornata da recluso, non essendoci a disposizione spazi e strutture per scontare la propria pena in maniera funzionale alla funzione rieducativa della pena sancita dal dettato costituzionale.
Bisognerà ora attendere gli effetti, e le ripercussioni sulla società civile, delle parole espresse dal ministro Severino: un atto di strenua difesa dei governanti che rischia di vanificare giorni e giorni di proteste, proclami a voce alta, scioperi della fame di chi ha creduto, e probabilmente crede ancora, che la situazione penitenziaria napoletana sia gravissima ed oltre ogni più fervida immaginazione.
(Fonte foto: Rete Internet)





