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QUEGLI ODIOSI COMPITI A CASA

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I docenti, sempre più spesso, assegnano molti compiti per casa. Però, ciò che può fare l”insegnante in classe non troverà mai riscontro nell”ambito della famiglia, già di per sè precario e oppresso.
Di Silvano Forcillo

Il grado di capacità dell”insegnante, di stabilire un rapporto con gli studenti, incide in maniera decisa sulla qualità del processo cognitivo e relazionale dell”alunno.
Un efficace professionista dell”istruzione e dell”educazione non può essere solo uno specialista nelle materie d”insegnamento, nè deve essere solo un esperto nella produttività; egli deve essere, anzitutto “Persona”, in particolare una “Persona”, capace di sapere “quando” e “in che modo” usare le competenze per raggiungere la reciproca soddisfazione dei propri bisogni e di quelli degli studenti.
L”approccio psicopedagogico “Centrato sulla Persona” e “Centrato sul Discente”, per favorire la crescita personale e professionale, fonda le sue basi sulla creazione di una “Comunità di apprendimento, caratterizzata da accettazione incondizionata, rispetto dell”altro in quanto persona, fiducia, congruenza ed empatia, elementi, che promuovono, nell”alunno autostima, autodisciplina, autodeterminazione e autorealizzazione”.
Da un punto di vista operativo, l”insegnante assume il compito di “facilitatore di un percorso di auto-indagine delle risorse personali“; che l”allievo valuta come proprio potenziale.
La valutazione del potenziale viene stimolata, attraverso il confronto, all”interno del contesto scolastico ed è proprio il docente a svolgere questa funzione di garante dell”allargamento del punto di vista soggettivo.
Da un punto di vista metodologico è essenziale “riuscire ad emozionare cognitivamente le ragazze ed i ragazzi, in modo che il loro stesso piacere di capire e la riflessione su come ciò sia avvenuto, possano spingerli ad ulteriori elaborazioni delle loro conoscenze, sulle quali si possano innestare naturalmente competenze progressivamente adeguate ai compiti di realtà che essi saranno chiamati a svolgere dentro e fuori la scuola”.
Bisogna restituire significato alla scuola e bisogna, soprattutto, promuovere la libertà, nell”apprendimento.
Il modello educativo-didattico e formativo utilizzato, purtroppo, oggi nella scuola italiana èquellobasato, ancora, sulla sterile, nociva, sorpassata e comportamentisticamaniera del “bastone e la carota“, l”apprendimento, infatti, è basato sull”obbligo, sulla minaccia e sulla paura.
L”obbligo di andarci, l”obbligo dei compiti a casa, la minaccia delle sanzioni e dei provvedimenti disciplinari e la paura dell”interrogazione, del voto e della bocciatura.
Eppure uno dei punti di forza della “Scuola dell”autonomia” (Legge 8 marzo 1999, n. 275) è la “qualità” della funzione docente.
Al docente oggi viene richiesta la disponibilità di mettersi in gioco, anzitutto, come “Persona” e, poi, come professionista dell”istruzione.
L”assunto di basee imprescindibile è che l”apprendimento e l”istruzione devono essere visti, come processo autogestito e, in quest”ottica al Docente spetta il compito di promuovere la realizzazione di un setting educativo-didattico, che faciliti negli individui e nei gruppi-classe l”impresa di progressiva autogestione del progetto di comprendere e di essere se stessi.
Di conseguenza è più importante che il docente apprenda a non ostacolare il naturale processo di maturazione di ognuno, che ad intervenire, in modo direttivo, ovvero impositivo su di esso.
Per questo motivo l”attenzione è centrata, più che sui contenuti e le metodologie didattiche, sulla qualità della relazione, sull”intenzionalità, sui processi di comunicazione e interazione e sulla capacità dell”insegnante di facilitare gli alunni nel trovare la soluzione ai loro problemi, piuttosto che crearne, come, con i difficili, odiosi e deleteri compiti a casa. Peraltro, spesso fonte di litigio e disaccordo, nella gestione e d organizzazione familiare e nel rapporto tra i coniugie tra genitori e figli.
Ognuno apprende facendo; la riflessione e la concettualizzazione partono dai vissuti delle persone e dalla loro condivisione e ad essi continuamente ritornano. Il centro d”interesse diventa la “Persona” e la metodologia stessa si centra sulle strutture e sulle dinamiche attraverso le quali le persone autogestiscono il proprio processo di sviluppo e di crescita personale e professionale.
Per questo motivo ciò che il docente può efficacemente fare in classe ed esperire “personalmente” e professionalmente con i suoi alunni, non potrà trovare mai un adeguato ed efficace riscontro nel “dovere fare i compiti”,nell”ambito della famiglia, già, di per sè precario, perchè oppresso e represso dalle difficili condizioni sociali, economiche e lavorative, in cui essa oggi si trova.
(Fonte foto: Rete Internet)
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