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La diffusione di un fenomeno virtuale che mette in crisi i meccanismi finanziari e mette alla prova la sicurezza del web.

Bitcoin è la prima moneta digitale decentralizzata, il cui mezzo di creazione e trasmissione è internet. Il creatore è Satoshi Nakamoto, un nome di fantasia che nasconde i suoi veri creatori.

Questa valuta, perché di questo si tratta, ha dei chiari vantaggi rispetto alle valute tradizionali.

Innanzitutto lo scambio è “peer to peer”, vale a dire che la moneta viene trasferita direttamente da una persona ad un’altra, via internet, senza dover passare per le banche o altri intermediari finanziari. Ciò implica commissioni molto più basse.

È una valuta internazionale, che può essere utilizzata in qualsiasi Paese.

Il conto personale non può essere bloccato, o sospeso.

Per accedere all’uso non ci sono prerequisiti o limiti arbitrari.

L’aspetto cruciale è l’assenza di un’autorità centrale che emette la quantità voluta di moneta o che ne regola e gestisce l’andamento. Il bitcoin viene completamente governato da un algoritmo matematico, il cui scopo è solamente quello di garantire la sicurezza dello scambio tra due soggetti.

 

Quello di creazione è un processo informatico molto lungo e complicato chiamato “mining”, miniera, al quale è stato stabilito un tetto massimo di 21 milioni di pezzi: al raggiungimento di tale somma, previsto intorno al 2030, il processo si bloccherà automaticamente. Tale funzionamento riduce al minimo il rischio d’inflazione della valuta.

Se a questo accostiamo l’essere completamente slegato dalle sorti di uno Stato, e l’essere invisibile alle autorità, si capisce quanto può essere appetibile investire in questa valuta.

Il bitcoin sta rivoluzionando la finanza, nella stessa misura in cui il web ha rivoluzionato l’editoria.

È evidente che un tale fenomeno fa nascere l’esigenza di una regolamentazione. Al momento in Italia, come all’estero, la direzione non è quella di vietarne o limitarne l’utilizzo, purché tale meccanismo rispetti le regole dell’antiriciclaggio e più in genere dei finanziamenti illeciti.

In effetti i maggiori rischi legati alla moneta virtuale sono due. Il primo è quello che chi vi investe e chi ne fa utilizzo, lo faccia per scopi illeciti, data la totale assenza di supervisione. Il secondo è la poca sicurezza del meccanismo.

Il sistema è potenzialmente stabile: è impossibile falsificare la moneta, non esiste un deposito da attaccare, l’estrazione di nuova moneta avviene in maniera decentrata e i pagamenti sono irreversibili. Le debolezze e le criticità sono però emerse in seguito all’immane aumento del valore della moneta che ha attirato gli attacchi dei cracker, alcuni andati a buon fine con furti di moneta e blocchi del sistema.

Nel gennaio 2014 il valore della moneta aveva raggiunto il picco di 900 dollari per un bitcoin. Ad oggi, per acquistare un bitcoin ci vogliono circa 334 dollari (271 euro): si è avuto un calo del 52%, e le cause di questo declino sono da cercarsi proprio nelle motivazioni precedenti.

Resta però, che il bitcoin è entrato nel circuito dell’acquisto on-line, è possibile comprare videogiochi, libri, abbigliamento, è possibile scambiare bitcoin con valute non virtuali e sono sempre di più le imprese che accettano tale moneta e le startup nate proprio per la gestione dei bitcoin.

Il destino di questa moneta è sicuramente incerto, potrebbe tanto ridimensionarsi e rivelarsi una bolla speculativa quanto rivoluzionare completamente la finanza. Ciò che è sicuro è che il livello di diffusione che si è raggiunto è tale da poter essere sfruttato quantomeno per stabilizzare l’utilizzo del bitcoin come sistema di pagamento, molto più semplice di carte di credito, bancomat e prepagate.