Il 27 maggio del 1906 su Somma Vesuviana si abbatté un diluvio d’acqua: la terra era sconquassata dalla tremenda eruzione del 4-8 aprile e presentava, ovunque, tracce di lapilli e cumuli di sabbia vulcanica. Si sarebbe verificato un enorme disastro se non fosse intervenuto un coraggioso ferroviere sommese.
In principio fu l’aedo. Il suo scopo, nell’antichità classica, era quello di raccontare le grandi gesta degli eroi. Gesta epiche, magnifiche, in cui la straordinaria narrazione delle imprese dei protagonisti veniva arricchita dalla presenza del divino, e del sovrannaturale. Oggi spetta a noi raccontare, invece, le gesta e le imprese compiute da nostri eroi quotidiani, figli di questa terra, le cui azioni vengono ancora oggi raccontate oralmente dai nostri anziani e tramandate di generazione in generazione. Era il 27 maggio del 1906 e su Somma Vesuviana si abbatté un diluvio d’acqua che fin dalle prime ore del mattino veniva giù senza tregua dal cielo: la terra, sconquassata dalla tremenda eruzione del 4-8 aprile, presentava ovunque tracce di lapilli e cumuli di sabbia vulcanica. Moltissime abitazioni crollarono sotto il peso dei materiali piroclastici eruttati. La pioggia abbondante, in poco tempo, aveva dato luogo a una forte alluvione, che aveva trasformato gli alvei in torrenti impetuosi. L’acqua, con la sua forza, si riversò minacciosa per le larghe strade, nei cortili spianati e nei bassifondi del paese, spargendo dappertutto spavento e rovina tra i cittadini. Quella sera nell’alveo, detto Purgatorio, dove attualmente risulta ubicato l’Ufficio Postale, un poco più giù, il pesante ponte di ferro fu scardinato, lasciando la linea ferroviaria Napoli – Ottaviano interrotta. Da Napoli, intanto, sopraggiungeva il treno delle 18:15, formato da tredici carrozze e affollato da numerosi viaggiatori, che per una strana fatalità raccoglieva anche i passeggeri di tre treni soppressi. Si sarebbe verificato un enorme disastro se non fossero intervenuti dei coraggiosi ferrovieri sommesi: Vincenzo Aliperta, deviatore; Alfonso Ronga, capostazione; Gennaro Pacifico, commesso. Ma la brillante impresa fu compiuta dal deviatore Vincenzo Aliperta, chiamato in paese Vicienze ‘e Sabella. Era nato a Somma Vesuviana in via San Pietro il 9 dicembre 1865 da Giuseppe e Maria Vincenza Di Lorenzo e il suo soprannome era malacciso. Proveniva, infatti, da una delle più antiche famiglie di Somma, in cui era annoverato anche il capostimato brigante Alfonso. Vincenzo Aliperta, sotto una pioggia dirotta, tra il luccichio di lampi e lo scrosciare pauroso dei tuoni, con la sua lanterna a lumino da ferroviere, si diresse verso il ponte Purgatorio. Giunto sul posto, si accorse che il ponte era scomparso, travolto dalla piena. Il giovane, senza esitare, con la consapevolezza che ogni attimo sarebbe stato prezioso per la vita di tante persone, tramite un giovane contadino che si trovava sul posto, avvertì il suo capostazione, che, informato del fatto, telegrafò immediatamente a Sant’ Anastasia per bloccare la partenza del convoglio. Era tardi, il treno era già partito. La situazione stava precipitando: una disastro sarebbe avvenuto da lì a poco. Aliperta, allora, saltò sui binari e iniziò a scuotere convulsamente la sua lanterna, con una voce al colmo della disperazione. La segnalazione d’allarme arrivò al macchinista, che arrestò il treno a pochi passi dalla sua rovina. Lo spavento fu così tanto che i numerosi passeggeri si sparpagliarono per le campagne circostanti sotto una forte pioggia torrenziale. Vincenzo Aliperta, dopo questa formidabile impresa, non solo si guadagnò la stima dei suoi superiori e la benemerenza del Sindaco Cav. Michele Troianiello, ma anche una bella ricompensa al valor civile con una medaglia di bronzo concessa da Sua Maestà Vittorio Emanuele III. Morirà a Somma Vesuviana il 26 dicembre del 1951.








