Sono circa duecento gli studenti italiani rimasti bloccati a Dubai dopo la chiusura dello spazio aereo in seguito all’attacco missilistico all’Iran. Tra loro ci sono anche tre ragazzi del liceo “Salvatore Di Giacomo” di San Sebastiano al Vesuvio, frequentanti le classi 3B e 3C. La vicenda è stata riportata anche da Il Mattino, che ha ricostruito le ore di tensione vissute dagli studenti e dalle famiglie.
Il gruppo era partito lo scorso 21 febbraio per partecipare al progetto formativo internazionale “L’ambasciatore del futuro”, promosso da WSC Italia Global Leaders srl. Il rientro era previsto per sabato 28 febbraio, ma nella tarda mattinata di ieri è arrivata la comunicazione ufficiale: il volo non sarebbe decollato a causa della sospensione temporanea dei collegamenti aerei per motivi di sicurezza.
L’annuncio ha generato apprensione tra i familiari. “Nostra figlia Chiara ci ha contattato ieri pomeriggio dicendoci che non sarebbero ripartiti a causa di questi attacchi missilistici, poiché lo spazio aereo era stato chiuso”, ha raccontato Massimiliano Gerbino, padre della studentessa della 3C. “Siamo molto preoccupati – ha aggiunto – ma sempre ieri abbiamo ricevuto rassicurazioni dal ministro Antonio Tajani sui nostri figli”.
Anche i ragazzi hanno vissuto momenti di forte tensione, soprattutto quando sui cellulari è arrivato l’alert di pericolo legato ai bombardamenti. “Abbiamo pianto perché abbiamo sentito le bombe e visto in lontananza le fiamme dei missili che hanno colpito una zona non lontana”, ha riferito Chiara durante una videochiamata con la famiglia.
Nelle ore successive, il console italiano si è recato personalmente presso l’hotel che ospita il gruppo per incontrare gli studenti e fornire indicazioni operative. Ai ragazzi sono state spiegate le misure di sicurezza da seguire e le procedure da attivare in caso di emergenza. Al momento tutti risultano ospitati nella stessa struttura e in condizioni di sicurezza.
Le autorità diplomatiche italiane negli Emirati Arabi Uniti stanno monitorando costantemente la situazione. L’ipotesi al vaglio è quella di organizzare un rientro non appena lo spazio aereo sarà riaperto e le condizioni lo consentiranno. Nel frattempo le famiglie restano in contatto continuo con i propri figli, tra preoccupazione e fiducia nelle istituzioni, in attesa di poterli riabbracciare al più presto.



