Doppio sold out per “Il Valigione 2.0”, in scena con “‘Mpriesteme a mugliereta”

Due giorni di successi e applausi quelli dedicati alla compagnia teatrale “Il Valigione 2.0” che sabato e domenica scorsi hanno portato in scena la commedia “‘Mpriesteme a mugliereta” al teatro Summarte di Somma Vesuviana.

Fin dal suo debutto nel 1973, la commedia“‘Mpriesteme a mugliereta” (Prestami tua moglie), di Gaetano Di Maio, scritta con Nino Masiello, fu accolta con grande entusiasmo tanto da diventare uno dei testi più replicati del teatro comico partenopeo. Un clamore che dimostrò come un intreccio costruito su equivoci irresistibili, personaggi vivaci e dialoghi serrati potesse diventare patrimonio collettivo, nonché un grande classico della commediografia napoletana.

È proprio questa eredità che la compagnia Il Valigione 2.0 ha raccolto e rilanciato il weekend scorso al Teatro Summarte di Somma Vesuviana, registrando un doppio sold out sia sabato che domenica. Il pubblico ha risposto con grande entusiasmo, arrivando anche da fuori Campania.

In scena, una prova corale di grande qualità. Attori e attrici hanno dimostrato padronanza dei tempi comici, energia, presenza scenica e una sintonia capace di rendere ogni equivoco credibile e travolgente. La regia di Armando Rufolo ha saputo orchestrare con equilibrio e ritmo l’intera macchina scenica, valorizzando ogni interprete e restituendo al pubblico una commedia viva, attuale, pur nel rispetto della tradizione. La trama segue la storia Camillo, in vacanza in montagna con la famiglia per curare un esaurimento, tormentato dall’amico Alberto, che cerca di ottenere prestiti e arriva a chiederne in prestito la moglie per ingannare uno zio che presto lo verrà a trovare dall’America, dove ha traffici illeciti e malavitosi. Le interpretazioni attente e ben calibrate degli attori e delle attrici della compagnia hanno valorizzato il carattere di ciascun personaggio. Protagonista assoluto è Camillo, interpretato da Armando Rufolo: il suo lavoro attoriale si distingue per misura, intensità e perfetta gestione dei tempi comici. Il personaggio, fragile e al tempo stesso travolto dagli eventi, trova in Rufolo un interprete capace di alternare nervosismo, ironia e umanità con naturalezza, rendendolo credibile in ogni passaggio. Accanto a lui, Alberto – portato in scena da Domenico Esposito – è il motore brillante degli equivoci: la sua interpretazione è energica, sopra le righe ma con stile, costruita su un ritmo preciso e su una presenza scenica solida che sostiene l’intera architettura comica. Di grande efficacia anche Lucia, interpretata da Serena Mammone, capace di dare al personaggio equilibrio e autenticità; Ida, affidata a Luciana De Liguori, intensa e ben inserita nelle dinamiche familiari; Luigi, interpretato da Davide Celiento, puntuale nelle entrate e nei contrappunti comici. Esterina, portata in scena da Sara Pignatiello, e Caterina, interpretata da Siria Russo, arricchiscono il tessuto narrativo con interpretazioni vivaci e ben caratterizzate.

“Il mio impegno nella regia di questo spettacolo ha avuto una risposta importante grazie a tutti gli attori e alle attrici della compagnia che sono stati bravissimi. – Ha commentato Rufolo. – Se oggi questo spettacolo ha avuto un’anima, che è arrivata dritta al cuore del pubblico, il merito è loro, nostro, che abbiamo lavorato con passione, determinazione e sempre in sinergia per raggiungere questo successo.”

Spiccano inoltre le prove di Vincenzo Liguoro nel ruolo di Alfredo, Antonio Palese (Jak), Mario Di Pace (Pat) e Roberto Tripodi (Gil), capaci di sostenere con ritmo le scene d’insieme; Luigi Pipola nei panni di Vittorio, preciso e credibile; Alessandro Lo Sapio nel ruolo del Dott. Marcello, misurato e funzionale allo sviluppo della vicenda; e la giovanissima Aurora Pignatiello nel ruolo della Bambina, presenza delicata e spontanea che aggiunge tenerezza al quadro scenico.

Lo spettacolo portato in scena da Il Valigione 2.0 ha avuto anche un forte scopo sociale, profondamente legato all’amore per il teatro. Il presidente della compagnia, Domenico Esposito, ha infatti annunciato che una parte del ricavato sarà destinata al Teatro Sannazaro, duramente colpito dall’incendio del 17 febbraio scorso. Una decisione che nasce da un sentimento autentico di appartenenza e riconoscenza verso il mondo teatrale, e che rende omaggio alla memoria della grande Luisa Conte, figura simbolo del teatro napoletano e anima storica proprio dell’ex bomboniera di via Chiaia a Napoli.

La storia de Il Valigione 2.0 racconta una realtà giovane, ma determinata. La compagnia nasce a Somma Vesuviana nel marzo 2021 dall’idea e dalla passione condivisa da Armando Rufolo e Domenico Esposito, amici fraterni accomunati dall’amore per il teatro. Dopo l’esperienza maturata in un’altra compagnia del territorio vesuviano, i due scelgono di avviare un nuovo percorso artistico, fondato sul coinvolgimento di giovani aspiranti attori e su una visione del teatro come spazio di crescita e condivisione.

Nonostante le difficoltà legate alla pandemia, il gruppo debutta ufficialmente nel 2022 con “Una pillola per piacere” di Bruno Tabacchini e Biagio Izzo, ottenendo grande consenso. Nel 2023 avvia la collaborazione con la compagnia “Summa Villa” portando in scena “‘O scarfalietto” di Eduardo Scarpetta, e successivamente affronta “Arezzo 29” di Gaetano e Olimpia Di Maio, dimostrando coraggio nelle scelte registiche e solidità artistica. Attualmente guarda al futuro con nuovi progetti, tra cui un laboratorio teatrale dedicato ai più piccoli. A conferma del percorso qualitativo intrapreso, la FITA – Federazione Italiana Teatro Amatori ha conferito ad Armando Rufolo il Premio Campania Felix come Miglior Attore Protagonista, riconoscendone il valore interpretativo e l’impegno artistico.

CAST Esterina : Sara Pignatiello Caterina : Siria Russo Lucia : Serena Mammone Camillo : Armando Rufolo Alberto: Domenico Esposito Ida : Luciana De Liguori Luigi : Davide Celiento Bambina: Aurora Pignatiello Alfredo: Vincenzo Liguoro Jak: Antonio Palese Pat: Mario Di Pace Gil: Roberto Tripodi Vittorio : Luigi Pipola Dott. Marcello : Alessando Lo Sapio STAFF ARTISTICO E TECNICO Regia: Armando Rufolo Regia tecnica: Giovanni Cimmino Regia scenica: Maria Marciano Direzione tecnica: Giovanni Cimmino e Maria Marciano Trucco: Benedetta Raia Graphic designer: Siria Russo

“Res Publica 2.0”, il nuovo percorso di formazione a San Gennaro Vesuviano

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di San Gennaro Vesuviano

È partito con entusiasmo e grande partecipazione il percorso formativo “Res Publica 2.0”, promosso dal Comune di San Gennaro Vesuviano e rivolto ai giovani interessati ad approfondire il funzionamento delle istituzioni, la cittadinanza attiva e le opportunità di crescita personale.

Al primo incontro, svoltosi presso la sala consiliare e introdotto dal sindaco Antonio Russo, hanno preso parte oltre 30 ragazzi, selezionati dopo una manifestazione di interesse promossa dal Comune, protagonisti fin da subito di un dibattito vivo, maturo e ricco di contenuti. Interesse, passione e partecipazione attiva hanno caratterizzato l’avvio di un progetto che si preannuncia intenso e altamente formativo.

Nel corso dell’incontro è stato consegnato ai partecipanti il materiale didattico ed è stato illustrato il calendario ufficiale del percorso.

Il programma accompagnerà i ragazzi in un viaggio strutturato dentro le istituzioni e il funzionamento dello Stato, partendo dalla comprensione di enti locali, Governo e Parlamento, per poi approfondire la Costituzione e i diritti fondamentali come basi della cittadinanza attiva. Seguiranno momenti dedicati al ruolo dei giovani nella vita pubblica, al valore della partecipazione democratica, del volontariato e dell’associazionismo.

Il percorso affronterà inoltre temi di economia pubblica e orientamento al lavoro, offrendo nozioni di base sul ruolo dello Stato e degli enti locali, insieme a strumenti concreti per l’avviamento professionale, come la redazione del curriculum vitae. Ampio spazio sarà riservato anche alla legalità, alla giustizia sociale e al contrasto alle devianze, con una riflessione sulla responsabilità individuale e collettiva. Non mancheranno momenti dedicati alla crescita personale, alla consapevolezza, all’inclusione e allo sviluppo dell’autostima, fino alla restituzione finale con la consegna degli attestati di partecipazione prevista per il 7 aprile.

Gli incontri, della durata indicativa di tre ore con inizio alle 14:30, si svolgeranno presso la Sala Consiliare del Comune.

“Res Publica 2.0” rappresenta un investimento concreto sulle nuove generazioni e sulla formazione di una cittadinanza consapevole e responsabile. Il progetto è seguito dall’assessore referente Ornella Manzi, che ha sostenuto con convinzione l’iniziativa nell’ambito delle politiche giovanili e del welfare.

“L’energia e la qualità degli interventi emersi già dal primo incontro confermano che il percorso è partito con il passo giusto. La partecipazione attiva dei ragazzi dimostra che esiste una generazione pronta a mettersi in gioco, a conoscere, a comprendere. Questo percorso formativo restituisce a tutta la comunità fiducia nel futuro e dimostra che alle nuove generazioni bisogna offrire le giuste opportunità, per fare in modo che possano dare il loro contributo alla crescita del territorio”, dichiara l’assessore Ornella Manzi.

Celestino Allocca: “È il momento di restituire dignità a Somma Vesuviana”

Abbiamo chiesto a Celestino Allocca, figlio del già sindaco Raffaele Allocca,  se si candida a sindaco di Somma Vesuviana.  Ci siamo trovati di fronte a  un vero e proprio fiume in piena. Di seguito le dichiarazioni di Allocca.
 “Da oltre vent’anni la politica cittadina è stata utilizzata per scopi personali. Oggi esiste un documento che certifica un’incapacità politico-amministrativa evidente, eppure nessuno sente il dovere di chiedere scusa alla città”. È un intervento duro quello di Celestino Allocca, che punta il dito contro quella che definisce “una classe dirigente legata a metodi vecchi, superati, una politica antica che non ha prodotto risultati e non ne produrrà”.
Secondo Allocca  è arrivato il momento di offrire alla città un’alternativa reale: “Somma Vesuviana deve dare spazio ai cittadini migliori, non ai più forti. I più forti hanno già dimostrato i loro limiti”.
Allocca rivendica la propria indipendenza: “Sono un uomo libero, non scendo a compromessi con nessuno. L’unico compromesso che voglio fare è con la terra che amo, se i cittadini mi daranno l’onore di rappresentarla”.
Nel mirino dell’esponente politico finiscono anche i rappresentanti istituzionali degli ultimi anni: “Abbiamo avuto consiglieri regionali che per vent’anni hanno esercitato potere senza produrre risultati concreti per questa comunità. Consiglieri comunali asserviti a logiche di potere malato e obsoleto. Destra o sinistra non cambia nulla: il risultato è sotto gli occhi di tutti”.
Particolarmente critica la posizione sulla gestione finanziaria dell’ente: “C’è un disavanzo che graverà sulle tasche dei cittadini per i prossimi vent’anni. Sono emerse gravi irregolarità nei bilanci. È una situazione che non può essere ignorata”.
Per Allocca è necessario uno “scatto d’orgoglio” da parte della cittadinanza e un atto di responsabilità da parte di chi ha amministrato: “Chi ha sbagliato dovrebbe fermarsi e chiedere scusa”.
Infine, una riflessione personale: “Mi trovo in un momento della mia vita in cui potrei scegliere la tranquillità. Sono marito, padre, professionista. Non ho bisogno della politica. Ma sento forte il senso civico e i valori che mi ha trasmesso mio padre. Questa è la mia terra, la terra dei miei affetti, del mio lavoro e delle mie radici. A questa comunità voglio restituire rispetto e dignità”.
Il messaggio è chiaro: “O si cambia tutto, o non cambierà mai nulla”.

Stellantis, sciopero a Pomigliano per il premio mancato: cresce la protesta degli operai

Una protesta inizialmente timida, poi cresciuta nel corso della giornata fino a coinvolgere una parte consistente dei lavoratori. È quanto accaduto ieri nello stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco, dove gli operai del reparto montaggio hanno incrociato le braccia durante il secondo turno per contestare il mancato pagamento del premio annuale di produzione.

Al mattino l’adesione allo sciopero era stata limitata. Molti dipendenti avevano espresso perplessità sulla mobilitazione, temendo ulteriori trattenute in busta paga senza risultati concreti. «Con stipendi già bassi non possiamo permetterci altre decurtazioni», avevano spiegato alcuni lavoratori. Nel pomeriggio, però, il clima è cambiato e la partecipazione alla protesta è aumentata sensibilmente. L’iniziativa è stata sostenuta dalla Fiom e nasce dal mancato riconoscimento del premio legato ai risultati aziendali del 2025.

A livello nazionale, le segreterie di Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Associazione Quadri Fiat hanno espresso forte preoccupazione dopo l’incontro con l’azienda. Secondo quanto riferito dai sindacati, i risultati dello scorso anno sarebbero stati negativi sotto diversi profili: consegne, fatturato, redditività e flussi di cassa. Il mancato raggiungimento della soglia minima dell’indicatore europeo Aoi avrebbe così impedito l’erogazione del premio. Situazione analoga in quasi tutti i Paesi in cui il gruppo è presente, fatta eccezione per alcune aree come Sud America, Africa e Medio Oriente.

Le organizzazioni sindacali parlano di «grande amarezza» e guardano con apprensione al futuro produttivo degli stabilimenti italiani, chiedendo un piano industriale chiaro e investimenti concreti per superare il ricorso agli ammortizzatori sociali. Nel mirino anche le politiche europee sull’elettrico: le sigle chiedono maggiore attenzione ai modelli ibridi, da distribuire in tutti i siti italiani, e una revisione delle regole comunitarie sulle sanzioni.

Sul tema è intervenuto anche il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, che ha sollecitato un rilancio degli impianti nazionali: la vera soddisfazione, ha sottolineato, arriverà solo quando le fabbriche torneranno a lavorare a pieno regime.

Intanto, un’altra tragedia scuote la Campania. Nel Beneventano un operaio di 58 anni, Nicola Iezza, originario di Pompei, ha perso la vita mentre lavorava alla galleria del potabilizzatore della diga di Campolattaro. L’uomo sarebbe precipitato da un mezzo utilizzato per la spruzzatura del cemento. Inutili i soccorsi. La salma è stata trasferita all’ospedale San Pio e resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

I sindacati tornano a denunciare un’emergenza sicurezza nei cantieri e nei luoghi di lavoro, chiedendo controlli più stringenti e l’applicazione rigorosa delle norme di prevenzione.

Tragedia sul cantiere della diga, muore operaio di Pompei

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  Pompei piange una delle sue vittime sul lavoro. Nicola Iezza, 58 anni, originario della città mariana, ha perso la vita mentre era impegnato in un cantiere nel Beneventano, nell’area della diga di Campolattaro. Nicola Iezza stava lavorando alla realizzazione della galleria del potabilizzatore quando, per cause ancora in fase di accertamento, sarebbe caduto da un mezzo impiegato per la spruzzatura del cemento. Una caduta fatale che non gli ha lasciato scampo. I soccorsi sono stati immediati, ma per Nicola Iezza non c’è stato nulla da fare. I sanitari intervenuti sul posto hanno potuto soltanto constatarne il decesso. La notizia ha rapidamente raggiunto Pompei, dove la comunità si è stretta attorno alla famiglia di Nicola Iezza. Le forze dell’ordine hanno avviato le indagini per chiarire la dinamica dell’incidente che è costato la vita a Nicola Iezza. Il cantiere è stato messo in sicurezza e sottoposto agli accertamenti tecnici necessari per verificare eventuali anomalie nei macchinari o nelle procedure operative. La salma di Nicola Iezza è stata trasferita all’ospedale San Pio di Benevento e resta a disposizione della magistratura, che dovrà stabilire se disporre ulteriori esami medico-legali. Per Pompei si tratta di una ferita profonda. Nicola Iezza era partito per svolgere il proprio lavoro in un’opera pubblica strategica per il territorio campano e non ha più fatto ritorno a casa. Un’altra tragedia sul lavoro che segna questo inizio di 2026 e lascia due comunità unite nel dolore.

“Il Braille: autonomia da toccare”, a Sant’Anastasia una giornata di inclusione e consapevolezza

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Studenti protagonisti nella Biblioteca comunale “G. Siani” di Madonna dell’Arco per la Giornata nazionale del Braille: laboratorio, confronto e impegno delle istituzioni

Emozioni, partecipazione e soprattutto inclusione. Si è svolta presso la Biblioteca comunale “G. Siani” di Madonna dell’Arco, l’iniziativa “Il Braille: autonomia da toccare”, promossa dalla rete Cives in occasione della Giornata nazionale del Braille. Un momento di forte valore educativo che ha coinvolto studenti, docenti, volontari e istituzioni del territorio, con l’obiettivo di sensibilizzare le giovani generazioni sul tema dell’accessibilità e del diritto all’autonomia.

Protagonisti dell’incontro sono stati gli alunni dell’Istituto comprensivo “Tenente Mario De Rosa”, che non si sono limitati ad assistere, ma hanno preso parte attivamente alle attività proposte. I ragazzi hanno infatti sperimentato in prima persona la scrittura Braille, mettendosi alla prova nella realizzazione di un elaborato. I tre migliori lavori saranno premiati, a testimonianza dell’impegno e della sensibilità dimostrati.

All’evento hanno partecipato l’assessore alle Politiche sociali Angela Auriemma e la vicesindaca Veria Giordano, insieme ai rappresentanti della rete Cives, professionisti del settore, docenti e numerosi volontari. Una presenza istituzionale significativa che conferma l’attenzione dell’amministrazione comunale verso le tematiche dell’inclusione e della disabilità.

La giornata ha rappresentato non solo un momento di approfondimento culturale, ma anche un’occasione concreta per riflettere sul valore del Braille, sistema di lettura e scrittura che consente alle persone non vedenti e ipovedenti di accedere alla conoscenza in modo autonomo. Un linguaggio che, a partire dall’intuizione di Louis Braille, ha aperto nuove prospettive di libertà e partecipazione sociale.

Particolarmente apprezzata la curiosità e la sensibilità dimostrata dagli studenti, attenti e coinvolti nel dialogo con i relatori. Le domande, i confronti e l’entusiasmo hanno reso evidente quanto sia fondamentale promuovere una cultura dell’inclusione fin dall’età scolare.

Momenti come questo rafforzano la consapevolezza che una comunità accessibile si costruisce attraverso l’educazione, la collaborazione e l’impegno condiviso. La rete tra scuole, istituzioni e associazioni si conferma un elemento chiave per diffondere valori di rispetto, solidarietà e partecipazione, contribuendo a formare cittadini più consapevoli e attenti ai diritti di tutti.

La metafora del cibo nelle “ingiurie” della lingua napoletana

La lingua napoletana “vede” il mondo anche attraverso il cibo, dal cui lessico attinge immagini, metafore, modi di dire imbevuti di sentimenti buoni e di tenerezza spesso zuccherosa, si’ ‘nu babà, e anche, e forse soprattutto, epiteti ingiuriosi. Giambattista Basile ha codificato questa lingua vorace, che pare aggredire il mondo per trasformarlo in un interminabile banchetto democratico, in cui le pietanze più raffinate vanno in tavola in compagnia delle erbe che sfamano i poveri. Il secolare dibattito su chi ha “inventato” i maccheroni. Correda l’articolo l’immagine di un disegno di Gaetano Dura, “i mangiatori di maccheroni”.   Nel libro “Convivio “di Massimo Montanari trova posto anche l’anonimo autore di un poemetto sui maccheroni stampato a Verona nel 1785, in cui Pulcinella, maschera non più napoletana, ma italica, inventa la famosa pasta maccheronica lavorandola a mano, mentre oggi, dice l’anonimo, la spreme il torchio, e in più di dodici forme diverse, e Puglia e Liguria si contendono il vanto di essere la patria di tanta squisitezza. Come si vede, questi “padani” sono secoli che brigano per portarci via tutto: e, se non ci svegliamo, ci porteranno via anche il nome. Forse è vero che spaghetti e maccheroni sono stati inventati in Sicilia, o in Puglia, o in Liguria: ma i Napoletani ne hanno fatto il simbolo della loro identità, e aspettiamo da una vita che qualcuno ci spieghi perché e come si è formata questa totale corrispondenza tra la pasta e il carattere partenopeo. I cronisti della cucina napoletana sono un esercito, ma mi pare che nessuno abbia aggiunto qualcosa di originale alle storie raccontate dal marchese Cavalcanti, da Di Giacomo, da Croce, da Stefanile. Dopo gli storici, dopo tanti cronisti, e dopo tanti raccoglitori di ricette, serve un filosofo, uno che ci sveli i valori culturali (la psicologia del gusto, la meccanica sociale) su cui poggia la storia della cucina napoletana. Basile è presente nell’antologia di Montanari con la fiaba Le sette cotennuzze (Le sette cotenne di lardo): la cotenna di lardo è un cibo da “pezzenti“,che nel tempo, e nel mutare del gusto, diventa correttivo saporoso di alcune minestre. Ma più significativa della fiaba delle cotenne è la Lettera IV, il cui autore, secondo Mario Petrini, che ha curato l’edizione Laterza, non può essere che Basile. La lettera è, prima di tutto, un succulento repertorio di epiteti ingiuriosi al maschile e al femminile, alcuni dei quali rimandano esplicitamente alla cultura del mangiare. Gli uomini di poco valore sono pappalasagne, zucavroda, scampolo d’allesse, maccarone senza sale, maccarone sautame-‘n canna (saltami in gola), scolavallane.I primi due epiteti colpiscono lo stupido attraverso la volgarità del gesto assoluto: egli pensa solo a ingoiare lasagne e a succhiare il brodo, meccanicamente, senza chiedersi da dove venga il cibo che sta divorando. È uno stupido sfaticato e parassita, uno che non affronta la realtà. In succhiabrodo c’è anche l’ingiuria oscena. L’allessa è la castagna bollita senza buccia: un cibo di poco conto, e dunque scampolo d’allesse è uno che non vale niente: l’epiteto potrebbe avere una connotazione oscena, perché allessa è anche l’organo sessuale femminile. In questo contesto, scampolo d’allessa è veramente un’ingiuria oltraggiosa, di cui la traduzione in minchione rende solo, e vagamente, l’idea di fondo. Maccarone senza sale è uno che ci inganna con l’apparenza: a vederlo, sembra che valga qualcosa, ma alla prova dei fatti risulta un buono a nulla. Nella lettera anche le donne pigliano ‘o ccuttòne: vengono bastonate con una sequenza di 36 epiteti offensivi: e tra questi, votta schiattata, scummavruoccole, zandraglia. Votta schiattata (botte crepata e sfasciata) è la donna deformata dal grasso, che si è ammassato sui fianchi e sul sedere, sull’intensità dello sguardo e sulla lucidità della mente. Scummavruoccole, “schiuma broccoli“,è la serva sciocca a cui viene affidato il lavoro più semplice, appunto quello di liberare dalla schiuma di cottura i broccoli. La schiuma ispira epiteti ingiuriosi usati ancora oggi. Qualche anno fa, su una spiaggia calabrese sentii una distinta signora napoletana affibbiare a una sua cognata, assente, l’epiteto di scumma ‘ e chiazzetta. La signora usò l’espressione con l’aria di chi non si rende conto di quello che dice: lo dice perché l’ha sentito dire. La Chiazzetta era lo slargo che chiudeva via Sedile di Porto dalla parte interna, là dove ora si trova l’edificio della Posta Centrale: in quello slargo sostavano, da mattina a sera, molte prostitute “stradaiole“: così la polizia borbonica classificava le prostitute vecchie o poco attraenti, che scendevano in strada di primo mattino, alla ricerca di qualche cliente, tra i “cafoni“, soprattutto carrettieri e vatigali, facchini e “padulani“, i venditori che venivano dalla campagna. Era un mondo di miseria e di disperazione, che alcuni scrittori minori dell’Ottocento hanno rappresentato con crudo realismo. Scumma ‘e chiazzetta è la donna che incarna, al livello più osceno, la degradazione fisica e morale, la schiuma, il fior fiore della prostituzione. E veniamo a zandraglia (sandraglia). Francesco D’ Ascoli riteneva che il termine venisse dallo spagnolo andrajos, che indica i cenci: dunque, donna cenciosa. Ma non escludeva che l’epiteto, di violenta volgarità, derivasse dal francese les èntrailles, le interiora degli animali macellati, che venivano vendute per qualche spicciolo a chi solo qualche spicciolo poteva spendere per riempirsi, in qualche modo, la pancia. L’analogia è chiara. L’ingiuria fu coniata dai soldati francesi di Carlo VIII, che, conquistata Napoli col gesso più che con la spada, videro, sbalorditi, che tale era la fame dei plebei che essi divoravano perfino le interiora degli animali. A Napoli, ogni guerra ha la sua fame e il suo alimento estremo: nel 1495 les éntrailles, nel 1943 la polvere dei piselli.  

“Legal Mente”, a Boscoreale studenti e istituzioni insieme per la cultura della legalità

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Al Museo Nazionale del Vesuvio un convegno partecipato promosso dall’IC2 Dati: protagonisti i giovani e il dialogo con esperti e relatori

 

Una mattinata intensa, ricca di riflessioni e partecipazione attiva. Si è svolta ieri, presso la prestigiosa sede del Museo Nazionale del Vesuvio, l’iniziativa “Legal Mente”, convegno dedicato alla promozione della cultura della legalità e organizzato dall’Istituto Comprensivo 2 Dati di Boscoreale.

L’evento ha rappresentato un importante momento di confronto e crescita per l’intera comunità scolastica. Studenti, genitori e docenti hanno preso parte a un percorso di sensibilizzazione sui valori del rispetto delle regole, della cittadinanza attiva e della responsabilità sociale. Temi complessi e attuali sono stati affrontati grazie al contributo di relatori qualificati, capaci di coinvolgere anche i più giovani con linguaggi chiari e stimolanti.

Grande attenzione è stata rivolta al dialogo con gli studenti, protagonisti della giornata. Le loro domande e riflessioni hanno dimostrato quanto sia fondamentale costruire percorsi educativi che partano dalla scuola per formare cittadini consapevoli e responsabili. La legalità, infatti, non è soltanto un principio astratto, ma un valore quotidiano che si traduce in scelte e comportamenti concreti.

Il successo dell’iniziativa è stato possibile grazie alla collaborazione tra tutte le componenti della comunità scolastica. Un ringraziamento particolare è stato rivolto agli studenti, alle famiglie, al corpo docente e ai relatori intervenuti, che hanno contribuito alla riuscita dell’evento con competenza e sensibilità.

Un ruolo centrale è stato svolto dalla dirigente scolastica, la dottoressa Sonia Fucito, promotrice e sostenitrice del progetto. La sua visione educativa ha permesso di realizzare un momento significativo di formazione e crescita, rafforzando il legame tra scuola e territorio.

“Legal Mente” si inserisce in un percorso più ampio che vede la scuola impegnata nella diffusione della cultura della legalità e della partecipazione attiva, con l’obiettivo di costruire una società più giusta e consapevole. Un impegno che parte dai banchi di scuola e guarda al futuro delle nuove generazioni.

San Francesco, ottocento anni dopo: la “nuova follia” che salva il mondo

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riceviamo e pubblichiamo Ottocento anni ci separano dalla morte di San Francesco d’Assisi, avvenuta nel 1226 ad Assisi. Eppure il tempo, davanti a lui, sembra essersi fatto leggero. Francesco non è una figura lontana, confinata nei libri di storia o nelle immagini devozionali. È una presenza viva. Chiunque abbia camminato tra le  strade  Assisi o chi abbia sostato in silenzio nella Basilica di San Francesco d’Assisi , sa che lì si respira qualcosa che non è solo memoria. È una misticità sottile, profonda, quasi palpabile. Non è suggestione. È l’impronta di un’anima che ha amato Dio senza misura. Francesco volle riportare il cristianesimo alla sua sorgente. Al Vangelo vissuto sine glossa, senza calcoli, senza compromessi. In un tempo in cui la fede rischiava di intrecciarsi con il potere, egli scelse la povertà, la minorità, la fraternità universale. Fondando l’Ordine dei Frati Minori, non diede vita a una struttura di potere, ma a una fraternità. Amava definirsi un “novellus pazzus”, un pazzo nuovo. Ed è proprio questa “santa follia” a renderlo ancora oggi così attuale. Pazzo per aver rinunciato alle ricchezze. Pazzo per aver chiamato fratello il sole e sorella l’acqua. Pazzo per aver scelto la pace nel tempo delle crociate. Emblematico, in questo senso, è il suo incontro con il sultano Al-Malik al-Kamil nel 1219, a Damietta. Francesco attraversò il fronte della guerra disarmato, spinto solo dal desiderio di testimoniare Cristo. Le fonti narrano che si offrì persino di affrontare la prova del fuoco insieme ai sapienti musulmani, pronto a camminare tra le fiamme per dimostrare la verità della fede. Non fu un gesto di arroganza, ma di abbandono totale. Una fiducia radicale in Dio. Una fede che non impone, ma si consegna. In quell’episodio si coglie tutta la sua grandezza: non un uomo contro qualcuno, ma un uomo totalmente per Dio, capace di dialogo, di rispetto, di audacia evangelica. Non è casuale che, secoli dopo, Papa Francesco abbia voluto intitolare la sua enciclica Laudato si’ riprendendo le parole del Cantico delle Creature. In quel documento si parla di “ecologia integrale”, di una casa comune da custodire, di un’umanità che deve riscoprirsi famiglia. È lo stesso sguardo di Francesco: contemplativo e concreto, poetico e rivoluzionario. Dopo la Laudato si’ sono nate comunità, gruppi, esperienze che cercano e si sforzano  di tradurre quella visione in scelte quotidiane: sobrietà, attenzione ai poveri, rispetto per il creato, educazione alla pace. Ma la vera conversione, ci insegna Francesco, non parte dalle strutture: parte dal cuore. E forse è proprio questo che si comprende quando si entra ad Assisi con animo aperto. Si esce diversi. Più leggeri. Più inquieti. Più veri. Perché  San Francesco non consola soltanto: provoca. Non accarezza soltanto: chiama. Ottocento anni dopo, la sua voce non si è spenta. Ci ricorda che il cristianesimo non nasce dal potere, ma dall’amore; non dalla forza, ma dalla fiducia; non dal possesso, ma dalla povertà come  scelta. Se oggi il mondo appare ferito da guerre, divisioni e crisi ambientali, forse quella “nuova follia” è l’unica saggezza capace di salvarlo. E se è vero che nei luoghi dove Francesco ha vissuto e pregato si respira una misticità che tocca l’anima, è altrettanto vero che quella stessa presenza può abitare le nostre case, le nostre comunità, le nostre scelte quotidiane. Scrivere di lui non è soltanto ricordare un Santo. È lasciarsi interrogare. È permettere che quella follia evangelica torni a inquietare anche noi. E forse, proprio in questo, Francesco continua ancora a vivere. (FONTE IMMAGINE: PERUGIA TODAY)  

Via ai lavori per lo stadio di Arzano. Silvestro: “Comunità lo riavrà grazie ai fondi del Governo”

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ARZANO –  «Sono in fase di aggiudicazione i lavori per la riqualificazione del Campo Sportivo “Sabatino De Rosa” di Arzano. Una notizia attesa da tempo che rappresenta un risultato concreto per la nostra comunità. Si tratta di un intervento importante che prevede la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori per restituire alla città uno stadio moderno, sicuro e pienamente fruibile. Con il nostro Governo siamo riusciti a stanziare le risorse necessarie per la ristrutturazione dell’impianto, mantenendo un impegno preciso assunto con il territorio. Lo sport è presidio di legalità ed inclusione sociale. Riqualificare il “Sabatino De Rosa” significa offrire ai giovani, alle associazioni e alle famiglie uno spazio adeguato, restituendo dignità a una struttura simbolo per Arzano. Continueremo a seguire con attenzione tutte le fasi dell’iter fino all’avvio e al completamento dei lavori, affinché la città possa presto riappropriarsi del proprio campo sportivo». Lo dichiara in una nota Francesco SILVESTRO, senatore di Forza Italia